Giappone, scoperta una nuova specie di dinosauro

Secondo quanto riportato dalla Cnn, il ritrovamento coincide con lo scheletro di dinosauro più grande mai scoperto in Giappone, sotto detriti risalenti a 72 milioni di anni fa. Gli scavi sono stati effettuati a Mukawa. Il primo pezzo a essere classificato è stato una parte della coda, scoperta durante il 2013. I lavori seguenti hanno rivelato uno scheletro quasi completo, appartenente a un nuovo genere e specie di adrosauridi erbivori.

 

Il Kamuysaurus japonicus

Gli scienziati lo hanno rinominato Kamuysaurus japonicus. Il nome deriva da "kamuy", parola Ainu (antica lingua indigena dei popoli che abitavano il nord del Giappone) che significa "divinità". "Japonicus" si riferisce al luogo in cui è stato ritrovato e in cui è morto, il Giappone. Secondo un'analisi del gruppo di ricerca guidato da Yoshitsugu Kobayashi dell'Hokkaido University Museum, lo scheletro è appartenuto a un dinosauro adulto, lungo circa 8 metri e pesante circa 5 tonnellate (a seconda che camminasse su due o su quattro zampe). Il teschio ha rivelato una struttura tale che ha fatto ipotizzare la presenza di un becco, simile a quello delle anatre.

 

In cosa è diverso il Kamuysaurus japonicus

L'analisi condotta dal team ha fatto emergere tre caratteristiche mai condivise con altri dinosauri simili. In primo luogo, questo animale aveva la tacca ossea cranica in una posizione più bassa rispetto alle altre specie. L'osso mascellare aveva un corto raggio d'azione. Infine, differisce anche l'inclinazione anteriore delle spine neurali dalla sesta alla dodicesima vertebra dorsale.

 

Cosa rivela questa scoperta

La scoperta del Kamuysaurus japonicus mette in luce le connessioni tra questa nuova specie e i suoi "vicini", oltre a dirci qualcosa sulla capacità migratoria di questo tipo di dinosauri. Gli antenati di questo esemplare si erano diffusi tra l'Asia e il Nord America. A quel tempo i territori erano connessi attraverso l'Alaska, che gli permetteva di spostarsi agevolmente tra i due continenti. Il ritrovamento vicino a un'area costiera fa presupporre che questo habitat abbia giocato un ruolo importante nella diversificazione degli adrosauridi.

 

FONTE: https://tg24.sky.it/ambiente/2019/09/06/giappone-nuova-specie-dinosauro.html

Papa Francesco "La deforestazione a vantaggio di pochi"

Il "Va', pensiero" del Nabucco di Giuseppe Verdi risuona nel Ceremony Building di Antananarivo, mentre le autorità e il corpo diplomatico della Repubblica del Madagascar attendono Francesco per il suo primo discorso pubblico al Paese, seconda tappa del suo viaggio africano. Il coro cantato dagli ebrei prigionieri in Babilonia fa significativamente da entrée a una richiesta di liberazione evocata a gran voce dal Papa, la liberazione dal "contrabbando" e dalle "esportazioni illegali", da una "deforestazione eccessiva a vantaggio di pochi", da un degrado incipiente, ammonisce Francesco, che "compromette il futuro del Paese e della nostra casa comune".

 

È il cuore del discorso del vescovo di Roma nella capitale dell'isola sudafricana, che dalla firma della "Laudato si'" in poi non ha mai mancato di richiamare le autorità mondiali alle loro responsabilità rispetto all'ambiente e alla sua cura: "Le foreste rimaste sono minacciate dagli incendi, dal bracconaggio, dal taglio incontrollato di legname prezioso", dice, ma "non può esserci un vero approccio ecologico né una concreta azione di tutela dell'ambiente senza una giustizia sociale che garantisca il diritto alla destinazione comune dei beni della terra alle generazioni attuali, ma anche a quelle future".

L'isola di Madagascar accoglie Francesco con tutte le sue peculiarità: inclusa convenzionalmente nel continente africano, è in realtà terra a sé stante con le sue specie vegetali e animali uniche, popolata da genti venute dall'Asia monsonica che hanno introdotto elementi culturali propri. Situata sulle antiche rotte coloniali per l'Estremo Oriente, contesa nel secolo XIX da inglesi e francesi, dominata poi dai francesi, l'isola conquista l'indipendenza nel 1960.

 

La foresta pluviale si estende sul versante orientale diramandosi verso l'altopiano centrale dove il manto vegetale è stato estesamente compromesso dall'uomo con incendi appiccati per preparare terreni da coltivare. Sul versante occidentale si aprono estese praterie dove crescono i baobab. Dal punto di vista faunistico il Paese costituisce una regione zoogeografica a sé stante, con importanti divergenze rispetto alla fauna africana. Tuttavia, tutto questo straordinario ecosistema è minacciato dalla distruzione della foresta operata dall'uomo favorendo la scomparsa o il rischio di estinzione per moltissime specie.

 

Francesco dal Madagascar parla al mondo. Se è vero, infatti, che alcune attività che intervengono sull'ambiente "sono quelle che assicurano per il momento la loro sopravvivenza", è altrettanto palese che lo stesso ambiente necessita di "tutela". Eppure, lo sviluppo di una nazione, come diceva già Paolo VI, "non si riduce alla semplice crescita economica". Anzi, "per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l'uomo".

 

Nonostante le immense ricchezze il Madagascar continua a essere uno dei Paesi più poveri del mondo e il livello di vita dei suoi abitanti è inferiore a quello che si registra nell'Africa subsahariana. La stessa Antananarivo è un altopiano disseminato di villaggi o piccoli nuclei formati da capanne di fango rosso, con i tetti di paglia, che sorgono accanto alle risaie. In mezzo qualche quartiere più ricco. È per questa gente che il Papa chiede "mediazioni strutturali che possano assicurare una migliore distribuzione del reddito e una promozione integrale di tutti gli abitanti, in particolare dei più poveri". Tale promozione "non può limitarsi alla sola assistenza, ma chiede il riconoscimento di soggetti giuridici chiamati a partecipare pienamente alla costruzione del loro futuro". Perché, come aveva detto nella "Laudato si'", non ci sono due crisi separate, una ambientale e un'altra sociale, "bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale".

Per Francesco e per la Chiesa la globalizzazione economica non è il male assoluto. Seppure abbia dei "limiti sempre più evidenti, in particolare quando provoca omogeneizzazione culturale". Per questo motivo la società civile locale va salvaguardata: "Sostenendo le sue iniziative e le sue azioni, la voce di coloro che non hanno voce sarà resa più udibile, così come le varie armonie, anche contrastanti, di una comunità nazionale che cerca la propria unità". Nessuno, insomma, chiosa il Papa, deve essere "messo da parte".

 

di Paolo Rodari

 

FONTE: https://www.repubblica.it/esteri/2019/09/07/news/francesco_dal_madagascar_al_mondo_la_deforestazione_a_vantaggio_di_pochi_compromette_il_futuro_del_paese_-235425574/

 

Dorian devasta le Bahamas: "Catastrofico"

L'uragano Dorian si è rafforzato diventando di categoria 5, cioè la più alta, e ha colpito le Bahamas con venti devastanti e forti piogge determinando condizioni che il Centro nazionale Usa per gli uragani ha definito "catastrofiche". Successivamente dovrebbe dirigersi verso la Florida, ma non è chiaro quale possa essere l'intensità con cui colpirà il Sunshine State. Intanto però l'aeroporto di Orlando, dove atterrano i turisti che vogliono visitare Disney World, prevede di chiudere a partire da lunedì mattina. "Oltre che la Florida, anche South Carolina, North Carolina, Georgia e Alabama saranno probabilmente colpiti in modo (molto) più duro di quanto previsto", ha avvertito su Twitter Donald Trump, secondo cui Dorian sembra essere uno degli uragani più grandi di sempre".

 

Il Centro nazionale Usa per gli uragani (Nhc) parla di una tempesta "catastrofica", che ha colpito le isole Abaco e si sposterà più tardi verso l'isola di Grand Bahama. Con venti massimi che spirano a 285 chilometri all'ora, Dorian è ora "l'uragano più forte delle registrazioni moderne a colpire il nordovest delle Bahamas", afferma l'Nhc. Il suo direttore, Ken Graham, ha aggiunto che si tratta "di una situazione estremamente pericolosa per le Bahamas". Dorian è "molto potente, molto pericoloso", ha proseguito, esortando gli abitanti delle Bahamas ad attenersi alle istruzioni di sicurezza delle autorità locali.

 

In questo arcipelago turistico dei Caraibi è ancora vivo il ricordo degli uragani Frances e Jeanne del 2004 e Wilma del 2005. Il premier Hubert Minnis ha moltiplicato gli appelli alla popolazione: "Invito tutti gli abitanti delle Bahamas che sono sul percorso dell'uragano ad aderire alle evacuazioni e mettersi al riparo", ha twittato.

 

Trump, che per seguire da vicino l'evolversi della situazione ha annullato il viaggio in Polonia che avrebbe dovuto effettuare questo fine settimana in occasione delle commemorazioni degli 80 anni dall'inizio della Seconda guerra mondiale, sabato è rimasto nel suo golf club in Virginia, sulle rive del Potomac, per poi recarsi a Camp David.

 

Lo stato d'emergenza era già stato dichiarato in Florida e in una decina di contee della Georgia: ora anche il governatore del South Carolina, Henry McMaster, lo ha dichiarato nel suo Stato. Questa misura permette di mobilitare più facilmente servizi pubblici statali e di far ricorso all'occorrenza agli aiuti federali. In Florida, Miami è sollevata dalla notizia di sabato, cioè che l'uragano ha cambiato la sua traiettoria per cui dovrebbe risparmiare in parte il Sunshine State, ma gli abitanti restano prudenti e prosegue in città la distribuzione di sacchi di sabbia per lottare contro le inondazioni. Secondo un funzionario che coordina i soccorsi, sono 12mila i soldati attualmente in Florida in attesa dell'arrivo di Dorian.

 

FONTE: https://www.iltempo.it/esteri/2019/09/02/news/dorian-uragano-bahamas-hurricane-news-florida-miami-1203451/

Le temperature autunnali saranno al di sopra della media

La World meteorological organization (Wmo) ha annunciato che «Secondo  le previsioni, in numerose regioni del globo la temperatura di superficie del mare e dell’aria alla superficie delle terre emerse dovrebbe, in media, essere superiore alla norma durante il periodo che va da settembre a novembre, malgrado l’assenza prevista di un vero episodio di El Niño». L’El Niño and the Southern Oscillation (Enso) è un fenomeno naturale, caratterizzato  da fluttuazioni della temperatura oceanica nel centro e nell’est del Pacifico equatoriale associate a variazioni nell’atmosfera, che produce forti piogge, inondazioni e siccità in diverse regioni del mondo.

 

Secondo l’ El Niño/La Niña Update, il bollettino trimestrale appena pubblicato dalla Wmo, «Le temperature di superficie del Pacifico tropicale, i cui valori dell’ottobre 2018 corrispondono nell’insieme a un quasi fenomeno El Niño o a un fenomeno di debole intensità, sono tornati a dei valori neutri a partire da luglio. Gli indicatori atmosferici hanno fatto lo stesso in questi ultimi mesi. In generale, El Niño tende a far salire la temperatura a livello globale, mentre La Niña ha l’effetto contrario. Ora anche I mesi durante i quali le condizioni Enso sono “neutre” sono più caldi che in passato perché la temperatura della superficie dell’oceano, la temperatura dell’aria e il contenuto termico dell’oceano sono aumentati a causa dei cambiamenti climatici. Dato che gli oceani assorbono più del 90% dell’energia intrappolata da gas serra, nel 2018 il loro contenuto termico ha battuto dei nuovi record».

 

Maxx Dilley, direttore dell’ufficio previsione del clima e adattamento ai cambiamenti climatici della Wmo, evidenzia che «Luglio 2019, con il suo lotto di ondate di caldo e altri estremi metereologici,  è stato il mese più caldo mai osservato dall’inizio delle rilevazioni, e questo malgrado l’assenza di un episodio di El Niño di forte intensità. I segni rivelatori dei cambiamenti climatici dovuti agli esseri umani sono diventati più marcati di quelli associati ai grandi fenomeni naturali».

 

Il risultato è che, fino all’inizio del 2020, le temperature di superficie dell’oceano dovrebbero essere leggermente superiori alla media, conservando allo stesso tempo dei valori Enso neutri. La Wmo stima nel 60% la possibilità che tra settembre e novembre si verifichino queste condizioni, mentre la possibilità che inizi un episodio El Niño sono di circa il 30%  e quelle di un episodio La Niña di solo il 10 %.

 

Per quanto riguarda il prossimo inverno, l’ El Niño/La Niña Update sottolinea: «Anche se le condizioni neutre sono le più plausibili per il periodo dicembre 2019 – febbraio  2020, la comparsa di un episodio El Niño diventa leggermente più probabile (35 %)».

 

La Wmo pubblica anche il  Global Seasonal Climate Update che tiene conto di altri fattori climatici come l’Indian Ocean Dipole.   Le prospettive di evoluzione delle anomalie climatiche regionali che figurano in questo bollettino vengono definite con l’aiuto di modelli di previsione del clima dei Wmo Global Producing Centres of Long-Range Forecasts compilati da un centro principale ospitato dalla National oceanic and atmospheric administration Usa e dalla Korea meteorological administration.

 

Secondo il Global Seasonal Climate Update, «La previsione di un’anomalia positiva delle temperature di superficie del mare in ampie zone del globo concorda con le previsioni delle temperature per il periodo settembre–novembre 2019, perché tutto sembra indicare tout che la temperatura di superficie delle terre emerse sarà superiore alla norma, in particolare nelle regioni tropicali. Il riscaldamento planetario contribuisce così all’aumento della temperatura dell’aria e della temperatura di superficie del mare che sono previste, il che farà generalmente pendere la bilancia verso delle anomalie positive in rapporto al periodo di riferimento climatologico 1993–2009».

 

Quanto alle piogge, dovrebbero essere vicine alla norma nel centro e nell’est del Pacifico e nel sud-ovest dell’Oceano Indiano fino all’Africa equatoriale. Durante i tre prossimi mesi, le precipitazioni dovrebbero essere inferiori alla norma in diverse regioni, tra le quali l’Africa occidentale e meridionale, l’Oceania, l’Australia, i Caraibi e il nord-est del Sudamerica. Secondo le previsioni Wmo, pioverà più del normale nel Corno d’Africa.

 

Dilley conclude: «Se si concretizzeranno, queste anomalie previste avranno delle conseguenze sugli esseri umani. Le previsioni stagionali forniscono delle informazioni utili, grazie alle quali è possibile prendere delle misure per aumentare le capacità di adattamento in dei settori sensibili al clima quali l’agricoltura, la salute, l’energia e la gestione dell’acqua e, nel caso, a prevenire e gestire le catastrofi».

 

FONTE: http://www.greenreport.it/news/clima/world-meteorological-organization-le-temperature-autunnali-saranno-al-di-sopra-della-media/

Un governo per un Green New Deal per l’Italia?

Nel 2013, agli Stati generali della Green economy di Rimini, lanciavamo la proposta di un Green New Deal. (Io e altri, Un Green New Deal per l’Italia, Ed Ambiente 2013, con la presentazione di Simon Upton, direttore ambiente dell’OCSE e l’introduzione di Tim Jackson).

 

Provo quindi una particolare soddisfazione nel vedere, sia pure qualche anno dopo, quella proposta fra quelle qualificanti per il nuovo governo Conte e per l’inedita, alleanza 5Stelle e Pd che lo sostiene. 

 

Se non basta una rondine a segnare l’inizio della primavera, ancora meno basta una dichiarazione programmatica per qualificare una politica di governo. Vi sono, tuttavia, in questo caso anche altri indizi. Sia i 5 Stelle, sia il Pd hanno bisogno, per dare credibilità e consistenza a questo governo, di individuare un’ispirazione comune e condivisa, forte e innovativa, diversa da quelle del precedente governo 5Stelle e Lega.

 

Questo fattore unificante dovrebbe avere caratteristiche progressiste per essere ben accetto dal Pd, ma non tradizionali, per essere ben accetto anche dai 5Stelle. Con queste premesse le delegazioni delle due forze politiche che hanno fatto l’accordo programmatico sono arrivate - è parso agevolmente - a una proposta di Green New Deal per l’Italia.

 

Che ha anche un’altra caratteristica: è un progetto innovativo di sviluppo a elevata qualità ecologica, necessario come l’aria che si respira per questo nuovo governo. Non basta più dire che vanno rilanciati i consumi e/o gli investimenti per promuovere lo sviluppo di un’Italia a bassa crescita economica e ad alto debito pubblico.

 

Occorrono nuove idee di sviluppo. Il canale della green economy pare oggi quello più in grado di raccogliere e indirizzare idee e iniziative innovative per lo sviluppo: per l’economia circolare, per le rinnovabili e l’efficienza energetica come cardini delle politiche per il clima, per la mobilità sostenibile, per l’agricoltura di qualità, per beni e servizi ambientali, la rigenerazione urbana, la prevenzione del dissesto idrogeologico etc.

 

Tutto bene quindi? Dipende. Aver individuato una rotta non significa essere in grado di percorrerla. Capiremo meglio dagli atti di governo la sua reale capacità di muoversi in una direzione di “Green New Deal”.  Alcune verifiche sono a breve scadenza.

 

L’economia circolare, pilastro della green economy, giustamente citata nel programma del nuovo governo, ha grandi potenzialità di sviluppo in Italia:  Paese con un’importante manifattura e povero di materie prime. L’economia circolare modifica modelli di produzione e di consumo e va oltre il riciclo dei rifiuti, ma senza il riciclo diventa un sacco vuoto che non sta in piedi.

 

Oggi l’Italia è l’unico Paese in Europa dove è in corso un blocco normativo sulla cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste) che sta fermando numerose attività di riciclo dei rifiuti. Questo blocco va tolto, con la massima urgenza.

 

La crisi climatica è sia la più grande sfida ambientale della nostra epoca, sia un’occasione per innovare la produzione e l’uso dell’energia, per entrare nell’era delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. Il governo uscente ha presentato un Piano nazionale integrato per l’energia e il clima al 2030 che - come le scelte europee vigenti e, non a caso, rimesse in discussione –  è poco ambizioso e che andrebbe messo in traiettoria con l’Accordo di Parigi, varando una nuova strategia per emissioni nette pari a zero entro il 2050.  Ci sarà inoltre la prima finanziaria del nuovo governo che molto potrebbe dire e fare per un “Green New Deal”. Speriamo bene.

 

di Edo Ronchi 

 

FONTE: https://www.huffingtonpost.it/entry/un-governo-per-un-green-new-deal-per-litalia_it_5d71fd58e4b03aabe35a2121

Dalle acque reflue ai biocarburanti, l’Italia colleziona infrazioni

L’Italia ha da sempre una certa allergia alle regole sull’ambiente dettate dall’Unione europea – dalle quali deriva l’80% di tutte le norme ambientali adottate nel nostro ordinamento nazionale –, tanto che il Wwf prima delle elezioni europee ha contato 17 procedure d’infrazione aperte e 548 i milioni di euro di multe già pagate: un conto che sembra sia destinato ad aumentare ancora, dato che ieri la Commissione Ue ha notificato all’Italia l’avanzamento di 4 procedure d’infrazione a tema ambientale, riguardanti acque reflue urbane, gas fluorurati, biocarburanti e radioprotezione.

 

La Commissione ha infatti notificato 2 lettere di costituzione in mora (ovvero la prima fase della procedura d’infrazione) per i gas fluorurati a effetto serra e i biocarburanti sostenibili; 1 parere motivato (seconda fase) per le acque reflue urbane; 1 deferimento alla Corte europea (terza fase) in tema di radioprotezione.

 

Più nel dettaglio, la Commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora per non aver notificato – come previsto dal regolamento europeo 517/2014 – le misure nazionali relative alle sanzioni nei casi di violazione delle norme dell’Ue in materia di gas fluorurati ad effetto serra, che hanno impatto sul riscaldamento globale fino a 23 mila volte superiore a quello dell’anidride carbonica (CO2); l’altra lettera di costituzione in mora è invece stata spedita perché l’Italia non ha recepito pienamente la direttiva Ue 2015/1513, che mira a ridurre il rischio di cambiamento indiretto di destinazione dei terreni agricoli connesso alla produzione di biocarburanti. Il deferimento alla Corte europea è stato invece deciso perché il nostro Paese non ha né comunicato né adottato norme fondamentali di sicurezza in materia di protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti (direttiva 2013/59/Euratom).

 

Infine, la Commissione europea ha deciso di inviare un parere motivato all’Italia per aver essere venuta meno all’obbligo di garantire che gli agglomerati – ovvero centri urbani o loro parti – con più di 2.000 abitanti dispongano di adeguati sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane (come previsto dalla direttiva 91/271/CEE): l’Ue ritiene infatti che 237 agglomerati in 13 regioni violino diverse disposizioni della direttiva. Un grande classico, per il nostro Paese: già nel luglio scorso la Commissione aveva avviato questa nuova procedura d’infrazione, ma a distanza di dodici mesi ha ritenuto necessario ribadire il concetto al nostro Governo avvisando che in assenza di una risposta soddisfacente procederà con il deferimento alla Corte di giustizia europea. Non sarebbe la prima volta del resto, dato che l’Italia sta già subendo tre distinte procedure d’infrazione solo sulle acque reflue, e per una di queste è già stata condannata a pagare una multa di 25 milioni di euro (più 30 milioni di euro per ogni semestre di ritardo).

 

Delle quattro decisioni arrivate ieri dalla Commissione europea, dal ministero dell’Ambiente ne commentano due: per quanto riguarda i gas fluorurati ad effetto serra il ministro Costa spiega che «stiamo lavorando con la Commissione europea per adempiere alla contestazione a stretto giro. Il provvedimento che sana la situazione è già al vaglio della presidenza del Consiglio, che potrà calendarizzarlo nelle prossime sedute del Cdm». Anche sulle acque reflue invece il ministro afferma che «siamo sulla buona strada», in quanto «è stata approvata nella legge Sblocca cantieri la norma che amplia i poteri del commissario alle acque, secondo il modello già funzionante per le discariche, dove la commissione europea sta scomputando le procedure». Paradossalmente, si tratta della stessa legge ribattezzata Blocca riciclo dalle imprese italiane attive nell’economia circolare, perché ha prolungato anziché risolvere lo stallo sull’End of waste necessario per stabilire quando cessa la qualifica di rifiuto al termine di un processo di recupero: il cuore dell’economia circolare.

 

di Luca Aterini

 

Fonte: http://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/dalle-acque-reflue-ai-biocarburanti-litalia-colleziona-infrazioni-europee-sullambiente/