Dalle acque reflue ai biocarburanti, l’Italia colleziona infrazioni

L’Italia ha da sempre una certa allergia alle regole sull’ambiente dettate dall’Unione europea – dalle quali deriva l’80% di tutte le norme ambientali adottate nel nostro ordinamento nazionale –, tanto che il Wwf prima delle elezioni europee ha contato 17 procedure d’infrazione aperte e 548 i milioni di euro di multe già pagate: un conto che sembra sia destinato ad aumentare ancora, dato che ieri la Commissione Ue ha notificato all’Italia l’avanzamento di 4 procedure d’infrazione a tema ambientale, riguardanti acque reflue urbane, gas fluorurati, biocarburanti e radioprotezione.

 

La Commissione ha infatti notificato 2 lettere di costituzione in mora (ovvero la prima fase della procedura d’infrazione) per i gas fluorurati a effetto serra e i biocarburanti sostenibili; 1 parere motivato (seconda fase) per le acque reflue urbane; 1 deferimento alla Corte europea (terza fase) in tema di radioprotezione.

 

Più nel dettaglio, la Commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora per non aver notificato – come previsto dal regolamento europeo 517/2014 – le misure nazionali relative alle sanzioni nei casi di violazione delle norme dell’Ue in materia di gas fluorurati ad effetto serra, che hanno impatto sul riscaldamento globale fino a 23 mila volte superiore a quello dell’anidride carbonica (CO2); l’altra lettera di costituzione in mora è invece stata spedita perché l’Italia non ha recepito pienamente la direttiva Ue 2015/1513, che mira a ridurre il rischio di cambiamento indiretto di destinazione dei terreni agricoli connesso alla produzione di biocarburanti. Il deferimento alla Corte europea è stato invece deciso perché il nostro Paese non ha né comunicato né adottato norme fondamentali di sicurezza in materia di protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti (direttiva 2013/59/Euratom).

 

Infine, la Commissione europea ha deciso di inviare un parere motivato all’Italia per aver essere venuta meno all’obbligo di garantire che gli agglomerati – ovvero centri urbani o loro parti – con più di 2.000 abitanti dispongano di adeguati sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane (come previsto dalla direttiva 91/271/CEE): l’Ue ritiene infatti che 237 agglomerati in 13 regioni violino diverse disposizioni della direttiva. Un grande classico, per il nostro Paese: già nel luglio scorso la Commissione aveva avviato questa nuova procedura d’infrazione, ma a distanza di dodici mesi ha ritenuto necessario ribadire il concetto al nostro Governo avvisando che in assenza di una risposta soddisfacente procederà con il deferimento alla Corte di giustizia europea. Non sarebbe la prima volta del resto, dato che l’Italia sta già subendo tre distinte procedure d’infrazione solo sulle acque reflue, e per una di queste è già stata condannata a pagare una multa di 25 milioni di euro (più 30 milioni di euro per ogni semestre di ritardo).

 

Delle quattro decisioni arrivate ieri dalla Commissione europea, dal ministero dell’Ambiente ne commentano due: per quanto riguarda i gas fluorurati ad effetto serra il ministro Costa spiega che «stiamo lavorando con la Commissione europea per adempiere alla contestazione a stretto giro. Il provvedimento che sana la situazione è già al vaglio della presidenza del Consiglio, che potrà calendarizzarlo nelle prossime sedute del Cdm». Anche sulle acque reflue invece il ministro afferma che «siamo sulla buona strada», in quanto «è stata approvata nella legge Sblocca cantieri la norma che amplia i poteri del commissario alle acque, secondo il modello già funzionante per le discariche, dove la commissione europea sta scomputando le procedure». Paradossalmente, si tratta della stessa legge ribattezzata Blocca riciclo dalle imprese italiane attive nell’economia circolare, perché ha prolungato anziché risolvere lo stallo sull’End of waste necessario per stabilire quando cessa la qualifica di rifiuto al termine di un processo di recupero: il cuore dell’economia circolare.

 

di Luca Aterini

 

Fonte: http://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/dalle-acque-reflue-ai-biocarburanti-litalia-colleziona-infrazioni-europee-sullambiente/

Riciclo dei rifiuti in Italia: appello di Associazioni e Imprese su EoW

Il mondo imprenditoriale e associativo riunito a Roma il 25 luglio 2019 lanciato un grido d’allarme per denunciare le pesanti ricadute sull’ambiente, sulla salute dei cittadini e sui costi di gestione dei rifiuti, in seguito alla battuta d’arresto del settore dell’economia circolare, e fa appello a Governo e Parlamento per trovare una soluzione al blocco delle operazioni di riciclo dei rifiuti nel nostro Paese.

 

Dopo la Sentenza del Consiglio di Stato, relativa alla “cessazione della qualifica di rifiuto“( End of Waste), con cui si sanciva che le Regioni non hanno e non possono avere voce in capitolo sui criteri End of Waste, la cui prerogativa compete allo Stato e precisamente al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) che deve provvedere con propri regolamenti, salvaguardando le tipologie e le attività di riciclo previste e regolate dal DM 5 febbraio 1998 e successivi ed escludendo quindi quelle che sono state sviluppate nel frattempo, si è creato di fatto uno stallo per diverse attività di riciclo di rifiuti di origine sia urbana che industriale e la realizzazione di nuove attività e impianti.

 

Ad Ecomondo 2018, in occasione dell’inizio dei Lavori degli Stati Generali della Green Economy era andata in scena la protesta degli imprenditori affiliati FISE UNICIRCULAR, l’Associazione delle Imprese dell’Economia Circolare nell’ambito della Federazione Imprese dei Servizi, che ha fatto dell’End of Waste la propria bandiera, chiedendo un tempestivo intervento di modifica di Governo e Parlamento al “Testo Unico Ambientale” (D.lgs.152/2006) che, in attesa dei Decreti, consentisse alle autorità territoriali di rinnovare a scadenza le autorizzazioni esistenti e di rilasciarne di nuove.

 

Da allora, tuttavia, nonostante le rassicurazioni del Ministro dell’Ambiente che l’EoW era tra gli atti dell’agenda di Governo, solo il Decreto EoW per i pannolini è stato emanato (maggio 2019).

 

Peraltro, un emendamento inserito durante la conversione in Legge del D.L. 18 aprile 2019, n. 32, recante “Disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l’accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici” (il cosiddetto “Sbocca cantieri”) che al comma 19 dell’Art.1 identifica i riferimenti legislativi per l’applicazione dei criteri dell’EOW nel Decreto 5 febbraio 1998 e nei regolamenti del 2002 e del 2005 del MATTM, non ha soddisfatto le imprese del settore.

 

“La Montagna ha partorito un topolino – recitava un Comunicato di FISE UNICIRCULAR – Dopo quasi un anno e mezzo dalla sentenza del Consiglio di stato che ha bloccato il rilascio delle autorizzazioni sull’EoW caso per caso, dopo decine di appelli dal mondo dell’industria, come dell’ambientalismo, numerosi emendamenti presentati e subito dopo ritirati, il Governo dà una risposta assolutamente insufficiente al problema”.

 

Secondo le 56 sigle di associazioni ed imprese che hanno rivolto l’appello, il blocco delle autorizzazioni, oltre ad impedire la valorizzazione dei materiali di scarto, sta costando al Paese 2 miliardi di euro in più all’anno per l’invio dei nostri rifiuti all’estero, con ricadute sui cittadini e sulle imprese.

 

Lo sviluppo di processi e prodotti legati all’economia circolare rappresenta una sfida strategica per garantire un uso razionale delle risorse naturali, quindi la situazione di stallo denunciata dalle imprese, e più volte rappresentata alle Istituzioni, è un richiamo all’attenzione generale.

 

Se le operazioni di riciclo non vengono rapidamente sbloccate, la crisi in atto che già colpisce la gestione dei rifiuti, urbani e speciali, si aggraverà e porterà a situazioni critiche in molte città su tutto il territorio nazionale, con il rischio di sovraccaricare le discariche e gli inceneritori.

 

Le attività più colpite sono proprio quelle che impiegano modalità e tecnologie più innovative per il riciclo e recupero dei rifiuti e quindi paradossalmente anche le più efficaci per la tutela ambientale e lo sviluppo dell’economia circolare.

 

La soluzione per porre fine a questa emergenza è stata indicata dall’UE con il Pacchetto di Direttive in materia di economia circolare. Nell’articolo 6 della nuova Direttiva sui Rifiuti (2018/851/UE) è prevista la possibilità – in assenza di decreti nazionali End of Waste che vanno accelerati portando con urgenza a buon fine quelli già istruiti – di affidare alle Regioni la competenza di integrare le autorizzazioni relative alla gestione dei rifiuti, caso per caso, con la cessazione della qualifica di rifiuto, nel pieno rispetto sia delle condizioni che dei criteri dettagliati, comuni per tutte le Regioni e non derogabili, precisamente definiti in tale articolo.

 

Pertanto le Associazioni e Imprese che hanno sottoscritto l’appello “avanzano la richiesta di un nuovo provvedimento urgente che anticipi il recepimento della nuova direttiva con il testo del citato art. 6, rafforzato con l’istituzione di un registro nazionale, accessibile e controllabile, dove siano raccolte tutte le autorizzazioni regionali End of Waste”.   

 

“Senza questa semplice soluzione – ha sottolineato a margine della Conferenza stampa il Presidente di FISE UNICIRCULAR, Andrea   Fluttero – il Governo e Parlamento si assumono la responsabilità di una sempre più vicina e devastante crisi del sistema rifiuti nel nostro Paese”.

 

Le sigle che hanno sottoscritto l’appello, oltre a FISE  UNICIRCULAR:

CONFINDUSTRIA, CIRCULAR ECONOMY NETWORK, CNA, FISE ASSOAMBIENTE, CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI, CONFARTIGIANATO IMPRESE, CONFCOOPERATIVE, LEGACOOP PRODUZIONE E SERVIZI, CISAMBIENTE, FEDERCHIMICA, FEDERACCIAI, FEDERAZIONE GOMMA PLASTICA, ASSOMINERARIA, CONAI, CONOU, ECOPNEUS, CONFEDERAZIONE LIBERE ASSOCIAZIONI ARTIGIANE ITALIANE, GREEN ECONOMY NETWORK DI ASSOLOMBARDA, UTILITALIA, CASARTIGIANI, CONFAPI, ASSOVETRO, CONFAGRICOLTURA, CONSORZIO ITALIANO COMPOSTATORI, ECOTYRE, COBAT, CONSORZIO RICREA, ANCO, AIRA, GREENTIRE, ASSOBIOPLASTICHE, ASCOMAC COGENA, ECODOM, AMIS, COMIECO, ASSOCARTA, FEDERAZIONE CARTA E GRAFICA, CENTRO DI COORDINAMENTO RAEE, SITEB, ASSOREM, FIRI, FEDERBETON, AITEC, CONOE, COREPLA, FEDERESCO, ANGAM, CENTRO DI COORDINAMENTO NAZIONALE PILE E ACCUMULATORI, UCINA – CONFINDUSTRIA NAUTICA, ASSOFOND, CONSORZIO CARPI, ASSOFERMET, AGCI-SERVIZI.

 

Fonte: https://www.regionieambiente.it/riciclo-dei-rifiuti-in-italia-appello-di-associazioni-e-imprese-su-eow/

Overshoot day 2019, la fine delle risorse non era mai arrivata così presto

Le specie animali che, dall’origine della vita sulla Terra ad oggi, hanno popolato il pianeta sono vissute in media quattro milioni di anni. La nostra specie, autoproclamatasi con un po’ di arroganza “uomo sapiente”, esiste da appena 300mila anni, eppure sembra destinata a scomparire ben prima dei quattro milioni di anni “pattuiti”.

 

In questo lasso di tempo, infinitesimale dal punto di vista evolutivo, siamo infatti riusciti ad alterare profondamente gli equilibri climatici e chimici del pianeta, saturando l’atmosfera di gas velenosi e sfruttando in maniera dissennata le risorse naturali. Proprio il bulimico appetito di risorse sta rendendo la Terra sempre più inospitale per noi e per le altre specie con cui la condividiamo. Quest’anno l’umanità avrà completamente utilizzato il budget di risorse naturali che il nostro pianeta ci ha messo a disposizione per l’intero 2019 il 29 luglio.

 

Un pianeta non basta

È quanto riporta il Global footprint network, associazione internazionale per la sostenibilità che si occupa di contabilità ambientale calcolando l’impronta ecologica per determinare l’Overshoot day, letteralmente “il giorno del superamento”. Prima di oggi mai l’umanità aveva esaurito il capitale naturale annuale così presto. Considerato il tasso con cui abbiamo esaurito le risorse rinnovabili che la Terra è in grado di rigenerare nell’arco di 365 giorni, è come se utilizzassimo le risorse di 1,75 pianeti Terra. Se invece si calcolasse solo l’impatto dell’Italia, il nono paese con il maggior impatto planetario, avremmo bisogno di ben 2,7 pianeti.

Infografica del Global footprint network sull'impronta ecologica

Il Global footprint network ha calcolato l’impatto delle singole nazioni e i pianeti di cui necessiterebbero per soddisfare i propri elevato consumi © Global footprint network

Le conseguenze dell’Overshoot day

Abbiamo tuttavia a disposizione, ahinoi, un solo pianeta, pertanto le risorse in più di cui ci stiamo appropriando hanno un prezzo particolarmente elevato, che pagheranno soprattutto le nuove generazioni. Alcune di queste risorse potrebbero infatti essere sfruttate a tal punto da non essere più in grado di rigenerarsi, come gli stock ittici, mentre la deforestazione, ad esempio, contribuisce ad alimentare i cambiamenti climatici.

“Abbiamo solo una Terra, non possiamo usare risorse pari a quelle di 1,75 pianeti Terra senza conseguenze distruttive – ha affermato Mathis Wackernagel, co-inventore della contabilità dell’impronta ecologica e fondatore del Global footprint network. – Le aziende e i paesi che comprendono e gestiscono la realtà dell’operare in un contesto planetario sono in una posizione molto migliore per affrontare le sfide del 21° secolo”.

 

#MoveTheDate

Nonostante la quantità di CO2 in atmosfera abbia raggiunto picchi record e lespecie animali si stiano estinguendo ad una velocità mai vista, siamo ancora in tempo per cercare di arginare lo sfacelo ambientale. Spostare la data dell’Overshoot day di cinque giorni all’anno consentirebbe all’umanità di raggiungere l’equilibrio con le risorse prodotte annualmente dal pianeta prima del 2050. Le soluzioni sono note e, oltretutto, finanziariamente vantaggiose. È necessario agire in cinque settori chiave: città, energia, cibo, popolazione e pianeta.

Infografica del Global footprint network che mostra la data di superamento per ogni paese

La data dell’Overshoot day si è spostata in avanti di due mesi negli ultimi 20 anni fino all’attuale 29 luglio, la data più anticipata in assoluto © Global footprint network

L’azione più urgente da intraprendere è il drastico abbattimento delle emissioni diCO2. Ridurre del 50 per cento le emissioni derivanti dalla combustione di combustibili fossili, secondo quanto riportato dal Global footprint network in vista dell’Earth Overshoot day 2019, significherebbe posticipare l’Overshoot day di 93 giorni, mentre sostituire il 50 per cento di consumo di carne con una dieta vegetariana, contribuirebbe a spostare la data di 15 giorni.

di Lorenzo Brenna

 

Fonte: https://www.lifegate.it/persone/news/overshoot-day-2019-29-luglio

San Marino è il primo Stato a impatto zero con la blockchain

Firmati i protocolli di intesa tra Segreteria di Stato per l’Industria, l’Artigianato e il Commercio, il Lavoro, la Cooperazione e le Telecomunicazioni della Repubblica di San Marino, San Marino Innovation - Istituto per l’Innovazione della Repubblica di San Marino S.p.A., DNV GL Business Assurance Group AS e VeChain Foundation Limited.

 

Due partner di eccellenza che, insieme a San Marino Innovation, nei prossimi mesi accompagneranno la Repubblica nell’adozione della tecnologia blockchain, con l’obiettivo di definire dei sistemi in grado di incentivare l’adozione di comportamenti virtuosi da parte dei cittadini e di creare le condizioni per attrarre nuove iniziative nella Repubblica,

 

favorendo la trasformazione digitale e la crescita dell’intero tessuto economico del Paese.

 

San Marino consolida così la sua strategia volta a sviluppare, promuovere e realizzare l’ecosistema dell’innovazione tecnologica.

Primo paese a impatto zero: la tecnologia blockchain arriva ai cittadini

“San Marino Low carbon ecosystem” è il nome del progetto proposto da DNV GL, in collaborazione con VeChain, che prevede la creazione di un ecosistema, in grado di promuovere l’adozione di comportamenti virtuosi da parte dei cittadini, finalizzati alla riduzione delle emissioni di CO2  e, successivamente, all’implementazione di modelli di economia circolare.  La piattaforma incentiverà, infatti, pratiche virtuose e sostenibili come il risparmio idrico, la raccolta differenziata e la gestione dei rifiuti, premiando i cittadini tramite un Token di Utilizzo, emesso da San Marino Innovation (San Marino Innovation Token), che potrà essere utilizzato per usufruire di servizi sul territorio della Repubblica.

 

Il cittadino potrà misurare gli effetti del proprio comportamento virtuoso; ad esempio, la riduzione di CO2, derivante dall’adozione di un comportamento orientato alla sostenibilità, sarà calcolcato da un opportuno algoritmo e premiato tramite il San Marino Innovation Token.

 

L’introduzione dell’ecosistema low carbon rappresenta il primo esempio, a livello globale, di incentivazione attraverso l’utilizzo della blockchain e di un token di utilità.

 

Nei prossimi giorni saranno insediati due tavoli di lavoro dedicati che coinvolgeranno tecnici, legali ed istituzioni per consentire una rapida ed efficace operatività.

 

“Siamo particolarmente fieri e orgogliosi di questo protocollo d’intesa, che attesta la Repubblica di San Marino come luogo ideale dove fare sperimentazione, dove la blockchain entra a far parte della vita di tutti, ogni giorno. Daremo vita a un progetto che coinvolgerà direttamente i cittadini, premiandone i comportamenti virtuosi, rispondendo a esigenze chiare del sistema paese quali la riduzione di emissioni di anidride carbonica, il risparmio idrico, la gestione dei rifiuti e il miglior utilizzo energetico. Abbiamo l’obiettivo ambizioso di diventare il primo paese a impatto zero.” ha affermato Andrea Zafferani, Segretario di Stato Segreteria di Stato per l’Industria, l’Artigianato e il Commercio, il Lavoro, la Cooperazione e le Telecomunicazioni della Repubblica di San Marino.

 

La trasparenza e la fiducia della blockchain al servizio della sostenibilità

Sunny Lu, CEO di VeChain: “Il principale obiettivo strategico di VeChain è creare, attraverso l’adozione di massa della blockchain, un impatto positivo sulla vita delle persone.

 

Siamo lieti di poter lavorare con San Marino e DNVGL nella creazione di un ecosistema low carbon e nel lancio del token di utilizzo di San Marino Innovation, l’iniziativa è significativa e unica nel genere.

 

Siamo felici di essere parte di questo grande cambiamento e onorati che San Marino Innovation consideri VechainThor come un’infrastruttura tecnologica in grado di supportare l’ecosistema. Questa iniziativa nazionale rappresenta un grande traguardo per VeChain, e per l’intera community blockchain globale.

 

Faremo leva sul nostro know-how tecnico, sull’esperienza nella tokenizzazione e sull’influenza globale dell’ecosistema VeChain per garantire che questo progetto crei valore tangibile per i cittadini di San Marino.

 

Al via i primi progetti concreti dopo un anno di intenso lavoro

“Un eccellente risultato dopo un anno di lavoro intenso e pieno di attività: siamo fieri di essere giunti alla firma dei Protocolli di Intesa con DNV GL Business Assurance Group AS e VeChain Foundation Limited perché danno un segnale concreto dell’attrattività generata da San Marino Innovation sui temi dell’innovazione tecnologica: questi sono progetti reali i cui risultati si vedranno a breve – dichiara Sergio Mottola, Presidente di San Marino Innovation”. E ancora prosegue: “Abbiamo dimostrato che la sinergia tra le strategie politiche mirate a premiare il cittadino, già in parte esistenti in Repubblica con il circuito SmaC, e la tecnologia blockchain, recentemente regolamentata tramite un Decreto Delegato ratificato pochi mesi fa, attraggono Partner di eccellenza. Il San Marino Innovation Token è il giusto collante per attrarre investimenti e rendere concreti questi ambiziosi progetti.”

 

“San Marino rappresenta un’opportunità unica, che crea un ponte tra il mondo digitale e quello tradizionale. Un passo importante verso la rapida diffusione di progetti, come questo, che favoriscono lo sviluppo e gettano le basi per un futuro di interazione tra soggetti che condividono lo stesso obiettivo, quello di ottenere un impatto concreto e positivo per il nostro pianeta” aggiunge Renato Grottola, Global Director – M&A and Digital Transformation, DNV GL – Business Assurance. Siamo lieti e orgogliosi di essere parte attiva di questo progetto, per costruire un futuro che, qui a San Marino, è già presente”.

 

di Giorgio Danieli

 

Fonte: https://www.lastampa.it/tuttogreen/2019/07/26/news/san-marino-e-il-primo-stato-a-impatto-zero-con-la-blockchain-1.37173289

La Camera dei deputati diventa "plastic free"

Dal 19 luglio Palazzo Montecitorio, la sede della Camera dei deputati, diventa "plastic free". E' entrata in vigore la misura adottata dal Collegio dei Questori, che prevede l'eliminazione dei contenitori di plastica monouso per l'acqua da tutte le aree di ristoro dei palazzi della Camera. Ragione per la quale i ristoranti, i bar e la buvette di Montecitorio hanno cominciato ad utilizzare esclusivamente bottiglie di vetro o a servire acqua proveniente dalla rete idrica pubblica. "Analogamente – si legge in un comunicato dell'Ufficio stampa della Camera - si provvederà per tutte le altre esigenze, comprese le riunioni degli organi collegiali".

 

Deputati incentivati ad utilizzare l’acqua corrente

La decisione è stata adottata dal Collegio dei Questori in attuazione di un ordine del giorno presentato durante l'esame in Assemblea del bilancio interno 2018. All’inizio della legislatura anche il presidente Roberto Fico aveva espresso l'intendimento di rendere plastic free la Camera dei deputati. Per incentivare i deputati e i dipendenti all'utilizzo dell'acqua proveniente dalla rete pubblica, si legge nel comunicato, "è stato rinnovato e reso più funzionale l'impianto di spillatura che eroga acqua presso il self service di Palazzo Montecitorio, è stato installato un analogo impianto al quinto piano di Palazzo del Seminario e ne saranno installati, entro il mese di luglio, altri due al piano ammezzato semicircolare dell'Aula in sostituzione degli attuali erogatori, che dispensano acqua contenuta in recipienti in plastica".

 

Ministro Costa: "Un'ottima notizia"

"Ringrazio il presidente della Camera, Roberto Fico, per la sensibilità dimostrata nell'aver subito accolto il mio appello ad aderire alla campagna plastic free. Dopo un lavoro portato avanti in questi mesi - dichiara il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa - oggi il traguardo è stato raggiunto anche a Montecitorio. Un'ottima notizia". E ha aggiunto: "Non posso chiedere ai cittadini di diventare plastic free se le istituzioni non danno per prime il buon esempio. Noi l'abbiamo dato in ottobre, quando il ministero dell'Ambiente si è liberato della plastica monouso. In tanti, ministeri, Regioni, Comuni, imprenditori, associazioni, scuole, stabilimenti balneari, ci hanno seguito. Un 'virus' che spero continui a diffondersi".

 

Fonte: https://tg24.sky.it/ambiente/2019/07/19/camera-dei-deputati-plastic-free.html

Si allunga la lista rossa delle specie minacciate

Squali e razze minacciati da una pesca senza regole, alberi decimati per il loro legno pregiato, primati che stanno letteralmente perdendo l'habitat in cui sono vissuti da sempre: si è allungata la lista rossa delle specie minacciate di estinzione stilata dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (Iucn).

 

L'elenco adesso comprende complessivamente circa 106.000 specie, classificate secondo una scala che va da quelle più al riparo dal rischio di estinzione a quelle seriamente minacciate, fino a quelle ormai estinte, ossia il cui ultimo esemplare esistente sul pianeta è scomparso. Delle circa 106.000 specie della lista, sono diventate 28.0000 quelle minacciate di estinzione, ossia il 27% del totale.

 

Sono cifre che "indicano chiaramente quanto in ogni angolo del mondo l'uomo stia sfruttando la natura", ha rilevato il direttore generale della Iucn, Grethel Aguilar. "Dobbiamo renderci conto del fatto che preservate la biodiversità è nel nostro interesse e che - ha aggiunto - è assolutamente fondamentale per raggiungere gli obiettivi dello Sviluppo Sostenibile".

 

E' purtroppo una lista destinata ad aumentare, come dimostra l'aggiornamento più recente. Delle nuove specie da tutelare, i più fragili sono gli anfibi, che costituiscono il 40% delle specie recentemente incluse nell'elenco, seguiti da conifere (34%) e dalle specie che popolano la barriera corallina (33%); seriamente in pericolo anche alcune specie di squali e razze (30%), crostacei (27%), mammiferi (25%) e uccelli (14%).

 

A preoccupare sono soprattutto le conseguenze della pesca eccessiva. Quest'ultima, rilevano gli esperti della Iucn, "ha spinto due specie di razza sull'orlo dell'estinzione"; una è la Rhynchorhina mauritaniensis, la cui popolazione si è ridotta dell'80% negli ultimi 45 anni. Tra i pesci d'acqua dolce, si calcola che siano almeno 18.000 le specie che stanno andando incontro a un rapido declino, soprattutto in Giappone e in Messico.

 

Sono sette le specie di primati "decisamente in declino a causa della perdita del loro habitat". Sei di queste vivono nell'Africa occidentale e si calcola che le attività umane, prima fra tutte la deforestazione, abbiano distrutto il loro habitat riducendone la popolazione del 40%.

 

Oltre 5.000 alberi di 180 Paesi sono stati infine aggiunti alla lista rossa. Tra questi, almeno 23 specie di palissandro sono in pericolo in Madagascar a causa del commercio clandestino del loro legno pregiato, mentre l'olmo americano è minacciato dalle malattie.

 

Fonte: http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/natura/2019/07/22/si-allunga-la-lista-rossa-delle-specie-minacciate_8780a479-9d6d-45fc-970e-0ac082925f6a.html