Giornata Nazionale della Colletta Alimentare: la spesa si fa con le card dal 21 novembre all’8 dicembre

“Cambia la forma, non la sostanza” della 24esima Giornata Nazionale della Colletta Alimentare: quest’anno, dal 21 novembre all’8 dicembre, saranno disponibili presso le casse dei supermercati italiani delle “gift card” da due, cinque e dieci euro. Al termine della Colletta, il valore complessivo di tutte le card sarà convertito in prodotti alimentari non deperibili come pelati, legumi, alimenti per l’infanzia, olio, pesce e carne in scatola e altri prodotti utili. Tutto sarà consegnato alle sedi regionali del Banco Alimentare e distribuito, con le consuete modalità, alle circa 8mila strutture caritative convenzionate che sostengono oltre 2.100.000 persone.

 

Le Card prendono quindi il posto degli scatoloni e diventano i nuovi “contenitori” della spesa. Una spesa che quest’anno non può più essere donata fisicamente, per ragioni di sicurezza sanitaria. Per le stesse evidenti ragioni di sicurezza non ci potranno essere nei supermercati i consueti gruppi di volontari entusiasti (145 mila fino allo scorso anno), che saranno presenti in numero ridotto solo il 28 novembre, compatibilmente con le norme vigenti nelle singole regioni.

 

La storica iniziativa del Banco Alimentare, oltre a essere per la prima volta “dematerializzata”, non si esaurirà in una sola giornata, ma per 18 giorni (dal 21 novembre all’8 dicembre) le card saranno in distribuzione nei punti vendita che aderiranno alla Colletta e potranno essere acquistate on line sul sito www.mygiftcard.it, dove sono già disponibili. Sarà inoltre possibile partecipare alla Colletta Alimentare facendo una spesa online sul sito www.amazon.it dal 1 al 10 dicembre e su www.esselungaacasa.it dal 21 novembre al 10 dicembre.

 

“Il bisogno alimentare cresce di pari passo con il crescere della crisi sanitaria che, ogni giorno di più, si manifesta come crisi sociale ed economica, – afferma Giovanni Bruno, presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus. – Banco Alimentare ha reagito in questi mesi cercando di incrementare lo sforzo organizzativo messo in campo. Purtroppo col passare del tempo cresce anche il timore, lo smarrimento e per molti il rischio di rinchiudersi in sé stessi.

 

‘Da una crisi si esce o migliori o peggiori, dobbiamo scegliere – ci ha ricordato Papa Francesco. – E la solidarietà è una strada per uscire dalla crisi migliori.’

 

Per questo proponiamo a tutti, anche quest’anno, in una situazione via via sempre più incerta, la possibilità di “scegliere”: scegliere per un gesto di solidarietà.

 

Chiediamo perciò a tutti, la testimonianza che un gesto semplicissimo di carità, può contribuire a non far vincere l’individualismo, preoccupazione espressa recentemente anche dal Presidente Mattarella: ‘riemerge il virus dell’egoismo, dei singoli e degli Stati, ed è pericoloso quanto gli effetti del Coronavirus.”

 

Negli ultimi 5 anni, con la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, sono state raccolte 41.628 tonnellate di cibo equivalenti a 83.256.082 pasti per persone bisognose.

 

Per consultare i punti vendita aderenti visita il sito www.collettaalimentare.it.

 

La campagna di comunicazione a supporto della Colletta integra mezzi tradizionali al digital. Lo SPOT di lancio ha come testimonial Claudio Marchisio (nella foto di copertina) ed è stata raelizzata da Mate. Per il web sono state realizzate delle video Pillole con la partecipazione di Paolo Cevoli.

 

La Colletta Alimentare, gesto con il quale la Fondazione Banco Alimentare aderisce alla Giornata Mondiale dei Poveri 2020 indetta da Papa Francesco, è resa possibile grazie alla collaborazione di volontari aderenti all’Associazione Nazionale Alpini, all’Associazione Nazionale Bersaglieri, alla Società San Vincenzo De Paoli, alla Compagnia delle Opere Sociali e altre associazioni caritative.

 

Main sponsor: UnipolSai Assicurazioni, Eni

 

Partner istituzionale: Intesa Sanpaolo

 

Sponsor: Coca-Cola

 

Partner logistico: Number1

 

Fonte: https://www.ecoincitta.it/giornata-nazionale-della-colletta-alimentare-questanno-la-spesa-si-fa-con-le-card-dal-21-novembre-all8-dicembre/

 

Nell'immagine Claudio Marchisio

Come le interazioni tra specie influenzano l’evoluzione e le estinzioni di massa

I reperti fossili forniscono indizi su come le specie attuali si siano evolute da forme di vita precedenti. Fino a poco tempo, i ricercatori attribuivano la maggior parte dei cambiamenti – crescita della popolazione, evoluzione di nuovi tratti o estinzioni – ai cambiamenti climatici, ma lo studio “Investigating Biotic Interactions in Deep Time”, pubblicato recentemente su Trends in Ecology & Evolution da un team internazionale di ricercatori racconta un’altra storia che riguarda l’inestricabile frete del vivente.

 

Una delle autrici dello studio, Anna Kay Behrensmeyer, una paleoibiologa dello Smithsonian Institution, National Museum of Natural History, spiega che «Uno dei motivi per cui gli evoluzionisti tendono a concentrarsi sul clima è che è più facile ottenere questo tipo di informazioni».

 

33 anni fa, la Behrensmeyer ha contribuito a fondare il programma Evolution of Terrestrial Ecosystems (ETE), un team di scienziati di diversi dipartimenti museali che studia l’evoluzione degli organismi e degli ecosistemi nel corso di milioni di anni. E’ stato l’attuale gruppo di lavoro ETE, sponsorizzato dalla National Science Foundation Usa, a pubblicare lo studio su come anche le interazioni tra le specie determinano l’evoluzione.

 

LO studio evidenzia che «e estinzioni sono tra gli eventi ecologici più importanti. Quando le specie scompaiono, scompaiono anche le loro interazioni biotiche, interrompendo potenzialmente le reti ecologiche di cui facevano parte. In particolare, la perdita delle specie chiave di volta – quelle che interagiscono con un’ampia gamma di altre specie attraverso l’alterazione e la modulazione dei processi ecosistemici – ha ampie implicazioni per il resto del biota e può portare a cambiamenti fondamentali e permanenti nel funzionamento degli ecosistemi post-estinzione».

 

La Behrensmeyer sottolinea che «Da Darwin, e prima, è stato riconosciuto che le specie si influenzano davvero a vicenda, ma è molto difficile estrarre questo tipo di informazioni dalla documentazione fossile. I ricercatori sapevano che era importante, semplicemente non avevano gli strumenti per dire come era andata  a finire per lunghi periodi di tempo». Il nuovo studio di revisione fornisce una roadmap che potrebbe cambiare la situazione.

 

La principale autrice dello studio, Danielle Fraser del Canadian Museum of Nature e della Carleton University di Ottawa, ex borsista post-dottorato al National Museum of Natural History della Smithsonian, ha sotolineato che «Lo studio mostra che è possibile modellare il modo in cui la competizione per le risorse, la simbiosi o la predazione modellano l’evoluzione e la sopravvivenza delle specie. Siamo interessati alla vasta gamma di cose che hanno influenzato il modo in cui si è evoluta la vita sulla Terra e come si sono evoluti quegli ecosistemi sulla terra”. Le interazioni tra gli organismi sono un aspetto di tutto ciò. Siamo anche interessati al clima e all’attività umana».

 

E lo studio evidenzia che «Gli esseri umani moderni (Homo sapiens) hanno lasciato l’Africa e hanno iniziato la loro dispersione globale prima di 50 ka. Gli esseri umani interagiscono con numerose specie, quindi i loro impatti ecologici e gli effetti sulle interazioni biotiche sono stati diversi. Nuovi studi integrativi suggeriscono che l’alterazione umana degli ecosistemi si estende per migliaia di anni nel passato. E’ quindi sempre più chiaro che le conseguenze ecologiche della migrazione e della colonizzazione umana non sono adeguatamente comprese dagli studi ecologici contemporanei. Studi recenti esaminano i cambiamenti nei modelli continentali e globali della diversità dei mammiferi, composizione delle specie animali e vegetali sulle isole, e l’addomesticamento umano su larga scala di specie vegetali in regioni precedentemente considerate incontaminate. Qui, ci concentriamo esplicitamente sugli impatti antropogenici sulle interazioni biotiche tra specie non umane, escludendo gli studi sulle interazioni uomo-ambiente e uomo-non-umano. Gli studi che esaminiamo utilizzano l’analisi della rete trofica, analisi macroecologiche della co-occorrenza di specie e modelli di distribuzione delle specie per dimostrare che le attività umane (ad esempio, traslocazione di specie, agricoltura, estinzioni) hanno alterato la diversità e i tipi di interazioni biotiche tra specie non umane per periodi che si estendono a molte migliaia di anni».

 

Gli scienziati ricordano che «In quanto predatori di grossa taglia, gli esseri umani aumentano la connettività media delle reti trofiche, a causa del loro sfruttamento di ampie schiere di prede e della tendenza a nutrirsi a più livelli trofici. La migrazione globale umana durante il tardo Pleistocene (16-14 ka) e l’Olocene (11,7 ka al moderno) è stata quindi particolarmente destabilizzante per le reti trofiche dei mammiferi terrestri, portando a cascate di estinzione, perdita di ridondanza funzionale e riduzione della resilienza a ulteriori cambiamenti ambientali. Nei sistemi marini costituiti da mammiferi e non mammiferi, tuttavia, questi effetti sono stati mitigati dai cambiamenti stagionali al centro degli sforzi di foraggiamento umano basati sulla disponibilità di risorse.  Combinati, questi studi indicano che, storicamente, gli esseri umani hanno avuto effetti divergenti in diversi regni e continenti».

 

Ma gli scienziati avvertono che « Di fronte al continuo e rapido cambiamento globale antropogenico, in futuro garantire ecosistemi funzionanti richiederà un cambio di paradigma per facilitare le loro capacità di adattamento e funzionali, anche se le popolazioni delle singole specie diminuiscono e fluiscono. Lo sviluppo di strategie efficaci in base a questo nuovo paradigma richiederà una più profonda comprensione delle dinamiche a lungo termine che governano la funzione e la persistenza dell’ecosistema, comprese le interazioni biotiche tra specie non umane. L’obiettivo della futura ricerca sugli impatti umani dovrebbe quindi continuare a fare uso di grandi dataset  e di nuovi strumenti analitici per capire come la biodiversità è cambiata in passato, perché gli sforzi di conservazione devono tenere conto della preistoria e di quali soglie e punti di svolta sono caratteristici dei sistemi socioecologici». E  «I dati fossili sulle risposte del sistema Terra alle estinzioni passate e il ruolo delle interazioni biotiche nella resilienza e nel recupero forniscono analoghi unici e preziosi per le risposte delle specie al moderno cambiamento globale».

 

Lo studio, che riguarda diversi ecosistemi e scale temporali geologiche, utilizza la documentazione fossile in modi nuovi e innovativi per approfondire il motivo per cui le comunità ecologiche hanno un dato aspetto. «E’ molto rappresentativo di come ETE sfida gli scienziati che ne fanno parte a pensare in modo più ampio di quanto potrebbero nei loro programmi di ricerca», ha detto la Fraser.

 

Durante le riunioni, i ricercatori si scambiano idee, decidono progetti e organizzano team per realizzarli. La Behrensmeyer paragona il suo team a una macchina ben oliata: «Inizialmente, ci siamo riuniti per creare un database che ci permettesse di esaminare le associazioni di piante e animali nel tempo». Nel corso degli anni, con la guida della Behrensmeyer, della paleoecologa S. Kate Lyons dell’università del Nebraska-Lincoln e dell’ecologo Nicholas Gotelli dell’università del Vermont, L’ETE è cresciuto  fino a diventare un think tank che ha sostenuto la ricerca sul campo, indirizzato studenti laureati e organizzato workshop ed eventi di sensibilizzazione.

 

I finanziamenti a lungo termine dello Smithsonian e della National Science Foundation e le collaborazioni in diversi campi hanno permesso ai membri del team di affrontare domande a cui sarebbe difficile rispondere in altri contesti. »Insieme – spiega Smithsonian Magazine – studiano le interazioni tra le specie nel contesto dei loro ambienti per rivelare modelli più ampi su come cambia la vita nel corso di centinaia di milioni di anni. I progetti spesso richiedono più anni di raccolta e analisi dei dati e incorporano idee di diverse discipline». La Behrensmeyer  aggiunge.«Mettere insieme molte buone menti può rendere possibile scoprire cose che hanno uno spettro più ampio. ETE si concentra spesso su questioni che esulano dall’ambito di un singolo argomento».

 

Gli scienziati del team apprezzano anche le connessioni sociali: «Abbiamo persone che sono davvero affermate e che hanno svolto un sacco di lavoro rivoluzionario, ma abbiamo anche postdoc e dottorandi – spiega ancora la Fraser – Gli scienziati esperti offrono consigli sulle sfide dell’insegnamento e della ricerca, mentre i ricercatori all’inizio della carriera infondono alle discussioni entusiasmo e nuove prospettive. Stare insieme a persone in fasi di carriera diverse e a persone che lavorano su organismi diversi e utilizzano metodologie diverse, espande il modo in cui pensi alla tua scienza. E’ stata una delle esperienze più appaganti che ho avuto come scienziata»

 

L’attuale finanziamento per ETE terminerà a dicembre, ma i ricercatori sperano che il progetto vada avanti: «E’ stata una parte davvero meravigliosa della mia carriera – conclude la Behrensmeyer – So che anche se ETE non continuerà come prima, le persone che hanno formato legami professionali facendo parte del nostro gruppo di lavoro continueranno a collaborare e ad aiutarsi a vicenda in futuro».

 

Fonte: https://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/come-le-interazioni-tra-specie-influenzano-levoluzione-e-le-estinzioni-di-massa/

Perché serve più fotovoltaico in agricoltura: le proposte di Legambiente

Accelerare la diffusione del fotovoltaico in Italia, con soluzioni che rendano le aziende agricole protagoniste, integrando gli impianti fotovoltaici con le colture agricole: è la richiesta di Legambiente al governo e al parlamento.

 

L’agrivoltaico, spiega l’associazione ambientalista in una nota, è una forma di “convivenza” particolarmente interessante non solo per la decarbonizzazione del nostro sistema energetico, ma anche per la sostenibilità del sistema agricolo e la redditività a lungo termine di piccole e medie aziende del settore, come evidenzia il documento Agrivoltaico, le sfide per un’Italia agricola e solare presentato da Legambiente (si veda anche questo articolo).

 

Il punto chiave, spiega Legambiente, è la ricerca di equilibrio tra redditività dell’installazione fotovoltaica e produzione agricola, che deve collocarsi all’interno di un piano aziendale di coltivazione, che assicuri e vincoli l’azienda agricola a non disperdere la sua base produttiva. Al contempo, l’integrazione del reddito aziendale con quello prodotto dalle installazioni solari, permette di prevenire l’abbandono dell’attività produttiva agricola.

 

Per Legambiente, è il momento di spingere il modello agrivoltaico attraverso specifiche misure e per questo bisogna rivedere le Linee guida per l’autorizzazione degli impianti da fonti rinnovabili, fissando nuove regole capaci di tutelare il paesaggio, il suolo e la biodiversità.

 

“Siamo in una nuova fase, serve un nuovo scenario di programmazione che superi gli attuali vincoli normativi – dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – perché le leggi vigenti vietano la realizzazione di nuovi impianti in area agricola che accedono agli incentivi, mentre quelli senza incentivi possono essere realizzati: di fatto, si limitano le possibilità per piccoli operatori e aziende agricole, ma si deregolamenta l’impiantistica di grandi dimensioni delle grandi utility e delle compagnie internazionali, che richiede grandi investimenti di capitale ma non necessita di incentivi per essere remunerativa […]”.

 

Un fattore limitante delle installazioni fotovoltaiche, si legge nella nota, è la disponibilità di superfici, ma l’agrivoltaico è un modello in cui la produzione elettrica, la manutenzione del suolo e della vegetazione risultano integrate e concorrenti al raggiungimento degli obiettivi produttivi, economici e ambientali dei terreni.

 

Le rinnovabili soddisfano oggi quasi il 40% del fabbisogno elettrico. Il fotovoltaico rappresenta poco più dell’8% della generazione elettrica e, nella transizione energetica che Legambiente auspica, deve arrivare entro il 2030 a soppiantare almeno il 60% dell’attuale generazione da fonti termiche fossili, arrivando a una produzione di 100 TWh. Ciò è ottenibile solo moltiplicando per 5 l’attuale potenza installata e realizzando nuove superfici di pannelli per una potenza di oltre 75 GW, che corrisponde a una superficie di pannelli di oltre 50.000 ettari (500 milioni di metri quadri) da collocare il più possibile su coperture.

 

Tuttavia è evidente che, in Italia come negli altri Paesi europei, il raggiungimento di un obiettivo così sfidante di produzione fotovoltaica richieda il reperimento di superfici a terra che possano accogliere una quota significativa dello stock produttivo fotovoltaico.

 

Sul fronte paesaggistico, la revisione delle Linee guida, a dieci anni dalla loro emanazione, deve portare a individuare con maggiore efficacia le aree escluse dalla possibilità di installazione, superando le contraddizioni tra le diverse Linee guida regionali e le regole per garantire progetti compatibili sotto il profilo paesaggistico, ecologico e colturale, introducendo tetti massimi di concentrazione nei territori e all’interno della superficie aziendale. Inoltre, a prescindere dai requisiti più stringenti che derivino da considerazioni di natura paesaggistica e territoriale, occorre definire condizioni minime di compatibilità ecologica per qualunque impianto si candidi a collocarsi al suolo.

 

La Politica agricola comune, spiega infine Legambiente, può rappresentare una spinta a integrazioni virtuose di produzione agrivoltaiche. Con l’agrivoltaico, infatti, il fotovoltaico diventa un alleato ecologico non solo delle colture ma anche della tenuta reddituale e dell’osservanza delle regole e degli strumenti dei programmi agricoli sostenuti dalla Pac. Nel caso di installazioni in grado di convivere con le infrastrutture verdi aziendali (vegetazioni a prato e per le specie impollinatrici, fasce tampone, pascolo, e così via), il vincolo di mantenimento dell’impiantistica fotovoltaica al termine delle annualità di sostegno dovrebbe essere automaticamente garantito dalla redditività propria dell’impianto e non decadere, come avviene ora, con la scadenza degli incentivi dei Programmi di sviluppo rurali, mentre deve essere formalizzato il vincolo che associa l’installazione impiantistica a una o più buone pratiche agricole.

 

Fonte: https://www.qualenergia.it/articoli/perche-serve-piu-fotovoltaico-in-agricoltura-le-proposte-di-legambiente/

Legge Bilancio 2021, ecco le misure verdi

Cinque miliardi di euro: questo il peso delle misure verdi nella nuova manovra da 38 miliardi. A confermarlo è oggi il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, qualche giorno dopo l’approvazione del ddl in Consiglio dei Ministro. E in attesa che la Legge di Bilancio 2021 inizi il suo iter parlamentare, Costa offre un punto d’osservazione privilegiato sui capitoli green del provvedimento.

 

La bozza è composta attualmente da ben 229 articoli contenenti una lunga lista di interventi trasversali per la crescita. Il testo introduce misure per il rilancio delle imprese, per il sostegno di famiglie e lavoratori, e per l’implementazione delle politiche sociali. Senza dimenticare interventi settoriali mirati su sanità, scuola, università e ricerca, cultura, sicurezza, informazione, innovazione e trasporti. Ovviamente anche l’ambiente ha uno spazio ad hoc. Con la legge di Stabilità 2021, spiega Costa in una nota stampa, “vogliamo cambiare il paradigma della politica economica del Paese rafforzando quelle scelte ecosostenibili che qui sono un tassello importantissimo”. Tassello, promette il ministro, che sarà ulteriormente rafforzato con il Recovery plan.

 

Le misure green introdotte dalla legge di Stabilità 2021

Uno degli elementi più attesi è la proroga delle detrazioni per la casa. La deadline per accedere ad ecobonus per la riqualificazione energetica e ristrutturazioni, bonus facciate, bonus mobili, bonus verde è spostata al 31 dicembre 2021. Sempre in tema di incentivi la legge di Bilancio 2021 incrementa di 100mln il fondo per il bonus mobilità, misura necessaria per rimborsare chi è rimasto fuori dal click day del 2020. La parte residuale delle risorse andrà a incrementare un fondo dedicato che sarà impiegato per tutte le future iniziative di mobilità sostenibile. Proroga anche per gli incentivi per lo shift modale strada/mare (marebonus) e quello strada/ferro (ferrobonus).

 

Una delle novità della manovra 2021 è l’introduzione di una serie di agevolazioni nelle zone economiche ambientali (ZEA), ossia i parchi nazionali e i comuni in essi compresi. Il testo prevede incentivi per il vuoto a rendere, compostiere di comunità, sentieristiche, tariffa puntuale dei rifiuti. Inoltre per la prima volta il fondo per il sistema nazionale delle aree protette viene incrementato, invece che ridotto, di 11mln: 6 per i parchi nazionali, 3 per le aree marine protette, 2 per i caschi verdi (dal 2023) che diventano così strutturali.

 

Nasce, inoltre, la piattaforma per la certificazione ambientale per la finanza sostenibile. Lo strumento è aperto a soggetti pubblici e privati ed è finanziato con 500mila euro. Per la transizione ecologica delle PMI, la legge di Bilancio 2021 istituisce anche un fondo da 280mln. Le risorse copriranno gli interventi di riconversione dei processi produttivi fino al 2026.

 

Sul fronte della tutela ambientale, la Legge di Bilancio 2021 aumenta controlli e vigilanza del mare autorizzando la spesa di 3mln a decorrere dal 2022 per il Corpo delle Capitanerie di Porto. E rifinanzia il fondo di contrasto al dissesto idrogeologico con 200mln. Un altro milione è destinato alla promozione della consapevolezza della risorsa idrica e all’installazione di water meter, mentre il fondo per la qualità dell’aria riceverà 260mln. Infine, in tema di valutazioni ambientali, si autorizza una spesa di 3mln per ciascuno degli anni 2021 e 2022 affinché la Commissione Via Vas e quella IPCC possano avvalersi di Ispra al fine di accelerare le procedure di valutazione ambientale.

 

Fonte: https://www.rinnovabili.it/ambiente/politiche-ambientali/legge-bilancio-2021-misure-verdi/

Ispra: -9,2% di emissioni gas serra rispetto al 2019. Ma non basta

Nel 2020 le emissioni sul territorio nazionale sono previste inferiori del 9,2% rispetto al 2019, a fronte di una riduzione prevista del Pil pari all'8.2%". E' la stima dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) "sulla base dei dati disponibili per i primi nove mesi di quest'anno".

 

La riduzione è dovuta alle restrizioni alla mobilità dovute al Covid-19 su tutto il territorio nazionale che ha contribuito al calo previsto a livello nazionale. Ma non basta, fa sapere l'Ispra: "tale riduzione comunque non contribuisce alla soluzione del problema dei cambiamenti climatici, che ha invece necessità di modifiche strutturali, tecnologiche e comportamentali che riducano al minimo le emissioni di gas serra nel medio e lungo periodo".

 

L'andamento stimato, spiega Ispra entrando nel dettaglio, è dovuto alla "riduzione delle emissioni per la produzione di energia elettrica (-11,8%), per la minore domanda di energia, e dalla riduzione dei consumi energetici anche negli altri settori, industria (-9,1%), trasporti (-14,6%) a causa della riduzione del traffico privato in ambito urbano, e riscaldamento (-7,0%) per la chiusura parziale o totale degli edifici pubblici e delle attività commerciali".

 

Nel 2019, i dati ufficiali dell'Ispra mostrano "una diminuzione delle emissioni di gas serra, rispetto al 2018, dello 2,8%, mentre nello stesso periodo si è registrato una crescita del Pil pari allo 0,3%. Si conferma, in linea generale, il disaccoppiamento tra l'andamento delle emissioni e la tendenza dell'indice economico".

 

Fonte: https://www.repubblica.it/green-and-blue/2020/11/19/news/ispra_-9_2_di_emissioni_gas_serra_rispetto_al_2019-274966908/

Bielorussia: inaugurata la centrale nucleare di Astravyets

Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha partecipato oggi all'inaugurazione della nuova centrale nucleare di Astravyets, costruita dalla Russia, nonostante i timori per la sicurezza sollevati dagli Stati Baltici. "E' un momento storico, il Paese sta diventando una potenza nucleare", ha dichiarato Lukashenko, ripreso dall'agenzia Interfax.

 

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2020/11/07/bielorussia-inaugurata-la-centrale-nucleare-di-astravyets_013b1b52-1b3e-4405-b9b5-d862398ab3ce.html