Sotto la pressione dell’agricoltura industriale, le popolazioni di uccelli stanno crollando in Europa

Clima, urbanizzazione, gestione forestale… “Mentre le popolazioni di uccelli soffrono di questo ‘cocktail’ di pressioni, la ricerca mostra che l’effetto negativo dominante è quello dell’intensificazione agricola, cioè l’aumento della quantità di fertilizzanti e pesticidi utilizzati per ettaro”, rivelano gli autori di un vasto studio internazionale. Per esserne convinti, gli scienziati hanno monitorato le popolazioni di circa 170 specie da 20.000 siti in tutti i paesi dell’Unione Europea per quasi 40 anni.

 

Il loro studio, pubblicato questo lunedì sulla rivista PNAS, rivela che le specie stanno diminuendo in tutti gli ambienti (-25% in media tra il 1980 e il 2016), ma questo calo è molto più forte tra gli uccelli negli ambienti agricoli (-60%). La passera mattugia, il saltimpalo o la pispola sono in caduta libera (-75%).

 

Gli uccelli che scompaiono non sono solo meno folcloristici: “Gli uccelli sono coinvolti in interazioni fondamentali negli ecosistemi: predazione e regolazione di altre specie, dispersione dei semi, risorse per altre specie predatrici”, spiegano il CRNS e il MNHN, i cui scienziati hanno contribuito allo studio. Questo è “la firma di un profondo degrado ambientale”.

 

In Francia, uno dei Paesi in cui l’agricoltura si è maggiormente intensificata negli ultimi anni, successivi piani di riduzione dei pesticidi sono falliti sotto il peso di abitudini e lobby; questo fallimento ha conseguenze importanti sui vivi – e quindi su noi stessi.

 

Nel 1962, la biologa Rachel Carson ha avvertito dei pericoli posti dai pesticidi su tutti gli esseri viventi. La “Primavera Silenziosa” che lei descrisse 60 anni fa, quando niente vola, cinguetta o canta, è già qui.

 

Fonte https://it.dayfr.com/trends/207905.html

Innovazione, circolarità, sostenibilità: la strategia ENEA per preservare l'oro blu

L’acqua è un bene indispensabile per il sostentamento degli equilibri naturali e per tutte le attività antropiche. Meno dell’1% delle risorse idriche del pianeta costituisce una riserva di acqua dolce effettivamente utilizzabile, il cui stato quali-quantitativo è sottoposto a stress sempre crescenti sia a livello globale che locale, dovuti alle pressioni antropiche ed agli effetti dei cambiamenti climatici che si traducono in sempre più frequenti episodi di scarsità idrica, siccità, fenomeni alluvionali e di dissesto idrogeologico, compromissione della qualità delle risorse.

 

I più recenti rapporti della Commissione europea e delle principali organizzazioni internazionali sottolineano la necessità di sviluppare adeguate misure finalizzate ad agevolare la transizione dal modello di economia lineare, attualmente prevalente, verso un modello di economia circolare in grado di valorizzare un uso efficiente delle risorse; tale necessità viene universalmente riconosciuta come particolarmente pressante per il bene acqua.

 

La scarsità d’acqua costituisce già oggi un problema grave per alcuni Stati dell’Unione Europea; secondo la Commissione Europea, almeno l’11% della popolazione europea e il 17% del suo territorio sono stati colpiti da scarsità d’acqua. I Paesi sottoposti a maggiori rischi di carenza idrica sono principalmente localizzati nelle aree mediterranee del continente europeo (Ambrosetti, 2021). Durante la stagione estiva, oltre la metà della popolazione della regione mediterranea è colpita dallo stress idrico. In base al Water Exploitation Index (WEI, definito dal rapporto su base annua tra il prelievo idrico e le risorse idriche rinnovabili), l’Italia si colloca tra i Paesi europei con stress idrico più elevato, pari al 24% (SRM, 2017).

 

Un Paese ad elevata vulnerabilità climatica

L’Italia è considerato un Paese ad elevata vulnerabilità climatica, intesa come la scarsa capacità di adattamento ad eventi legati al cambiamento climatico (Ambrosetti, 2022). Ad incidere pesantemente sulla disponibilità dell’acqua saranno sempre più gli effetti dei cambiamenti climatici: all’aumento di un grado della temperatura terrestre corrisponde, infatti, secondo dati GIEC (Gruppo Intergovernativo degli Esperti sul Cambiamento Climatico), una riduzione del 20% della disponibilità delle risorse idriche. In assenza di misure decise e risolutive, si stima che al 2030 la disponibilità di acqua a livello globale risulterà inferiore del 40% rispetto ai valori rilevati al 2013 (dati ONU).

 

In tale contesto, il percorso di adattamento e adeguamento allo scenario corrente non può prescindere dalla primaria esigenza di definire un nuovo assetto per la normativa di settore, in ambito sia europeo che nazionale, finalizzato a fornire una adeguata risposta alle nuove esigenze di tutela (es. introduzione di nuovi standard di qualità per i contaminanti emergenti) e definire nuove modalità di gestione e recupero dei prodotti di scarto, valorizzando i percorsi di chiusura dei cicli e favorendo, ove possibile, la declinazione degli approcci di economia circolare.

 

Inoltre, in ambito nazionale, risulta prioritario colmare i gap di tipo infrastrutturale e gestionale (es. perdite idriche, gestione fanghi di depurazione) che interessano ampi settori del servizio idrico integrato. Particolare rilievo viene assunto dal fenomeno delle perdite idriche lungo le reti di distribuzione, che superano il 42% e sono dovute non solo alle perdite lungo le condotte ma anche ai consumi non autorizzati ed agli errori di misura (ARERA, 2021). I recenti investimenti messi in campo dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per le infrastrutture idriche puntano a fornire una prima consistente risposta per migliorare l’efficienza del servizio idrico integrato.

 

Gestire la risorsa idrica in ottica circolare

Gestire la risorsa idrica in ottica circolare richiede interventi nelle diverse fasi del ciclo. Occorre innanzitutto garantire una gestione appropriata della risorsa a livello territoriale ed urbano per prevenire e contrastare fenomeni di dissesto idrogeologico ed alluvionali. A tal fine, oltre ai necessari interventi di prevenzione e di sistemazione territoriale finalizzati al contenimento del rischio idrogeologico, occorre garantire la gestione appropriata dei deflussi in ambito urbano (es. acque di pioggia o runoff, realizzazione di reti separate e sistemi di accumulo delle acque meteoriche, gestione degli scaricatori di piena delle reti miste) anche e soprattutto mediante l’introduzione di cosiddette NBS (Natural Based Solutions) in grado di garantire una maggiore sostenibilità a livello territoriale.

 

La prima linea di difesa contro la scarsità di acqua dovrebbe essere una strategia di gestione della domanda globale (a scopo idropotabile, irriguo, industriale ed energetico) che promuova stili di vita e processi produttivi sostenibili e crei incentivi concreti per il risparmio, la conservazione (contrastando la dispersione nelle reti di distribuzione) e la resilienza delle fonti e delle relative infrastrutture idriche di derivazione e trasporto. Oltre alle necessarie misure di carattere impiantistico e gestionale finalizzate al risparmio ed al riutilizzo idrico, tali obiettivi vanno perseguiti anche e soprattutto mediante azioni volte ad incrementare la consapevolezza dei cittadini ed in generale degli operatori e utenti del servizio idrico integrato, anche mediante l’introduzione di meccanismi incentivanti, al fine di indurre la riduzione degli sprechi e favorire l’applicazione di comportamenti e usi più virtuosi tesi alla salvaguardia della risorsa idrica.

 

Un secondo aspetto fondamentale riguarda la valorizzazione e l’utilizzo di risorse idriche non convenzionali. La gestione delle acque reflue di origine civile in ottica di economia circolare si traduce in primo luogo nel riutilizzo degli effluenti depurati prevalentemente in settori idroesigenti quali l’agricoltura, e nel recupero sostenibile delle risorse materiali ed energetiche contenute nelle acque reflue, trasformando così i depuratori municipali in veri e propri impianti di bio-raffinazione urbana in grado di recuperare la risorsa idrica primaria e convertire sostanze di scarto in prodotti utili, quali biogas e biometano, fertilizzanti (azoto, fosforo), sostanze organiche (cellulosa, poliidrossialcanoati usati nella produzione di bioplastiche).

 

Occorre quindi favorire la progressiva conversione degli attuali impianti di depurazione in presìdi in grado non solo di garantire gli standard di qualità degli effluenti depurati ma di massimizzare le opportunità di recupero sia di materia che di energia, in linea con le fasi di adeguamento della normativa di settore tutt’ora in corso.

 

Da un lato, quindi, risulta prioritario garantire l’efficacia dei processi di trattamento depurativo anche nei confronti dei contaminanti cosiddetti emergenti, tra cui risultano incluse anche le microplastiche ed i microinquinanti organici di origine farmaceutica o cosmetica; allo stesso tempo, si rende necessaria una progressiva conversione degli attuali cicli depurativi tale da favorire il recupero di materie prime secondarie e perseguire l’efficienza energetica. Tale percorso, peraltro delineato nelle recenti proposte di modifiche della normativa comunitaria di settore, dovrà essere accompagnato dall’adeguamento e/o innovazione dei processi di trattamento, da supportare mediante l’indispensabile implementazione di soluzioni digitali avanzate in grado acquisire dati ed informazioni capillari lungo le reti e negli impianti, consentendo l’efficientamento dei processi ed il loro controllo avanzato.

 

Strumenti e approcci per un consumo più sostenibile

La chiusura dei cicli di uso e gestone della risorsa idrica prevede un forte coinvolgimento degli utilizzatori, che sono attori chiave nella transizione verso un modello di consumo più sostenibile e circolare. In particolare, risulta di prioritaria importanza evidenziare il ruolo chiave ed essenziale della risorsa “acqua” nell’ambito di tutti gli ecosistemi e per le principali attività antropiche, a fronte del ridotto valore economico attualmente attribuito in fase di fornitura, che in una logica di consumo non è tale da rappresentare le difficoltà, il valore e l’importanza di poter contare sulla disponibilità di tale risorsa. A tal riguardo, è fondamentale realizzare iniziative e strumenti per la formazione e per l’informazione dei consumatori e degli stakeholders di settore, con l’obiettivo di promuovere la consapevolezza e la modifica degli stili di vita e di consumo. Di particolare rilievo in tal senso sono le iniziative che prevedono l’implementazione di Urban Living Lab (ULL), strumento di progettazione centrato sulle persone ed utilizzato nei processi di innovazione sociale, con cui si possono sensibilizzare cittadini e consumatori ad un approccio al consumo in ottica di economia circolare basato sul risparmio e il riutilizzo delle risorse, utilizzando metodologie partecipative e teorico-pratiche, in cui è possibile ascoltare esperti e contemporaneamente avere spazi collaborativi di proposta e progettazione. Tali strumenti appaiono funzionali soprattutto per l’implementazione di misure di risparmio idrico in ambito urbano e residenziale, tra cui l’applicazione di semplici soluzioni tecniche che consentono il risparmio dell’acqua negli edifici (rubinetti a flusso ridotto, cassette wc a scarico ridotto) ed il riutilizzo delle acque meteoriche.

 

A supporto di scelte di consumo più sostenibili, inoltre, risultano sicuramente utili anche etichette di prodotto di facile lettura e semplice interpretazione in grado di esprimere il consumo idrico associato ai prodotti (Water Footprint).

 

Il riutilizzo delle acque reflue e la gestione dei fanghi di depurazione

Il riutilizzo delle acque reflue in agricoltura, cioè il settore che in Italia utilizza attualmente il 50% delle risorse idriche prelevate, rappresenta una delle maggiori sfide per cogliere tutte le opportunità sottese dal cosiddetto Water-Energy-Food Nexus, prevenendo e contrastando i possibili rischi verso la salute umana e l’ambiente. Ai fini del riutilizzo delle acque reflue, l’attenzione deve essere posta a diversi aspetti, tra cui in via prioritaria: alla prevenzione dell’inquinamento alla fonte attraverso il divieto o il controllo puntuale nell’uso di alcune sostanze contaminanti; alla raccolta e trattamento delle acque reflue in modo efficace e diffuso; all’affinamento dei reflui e la loro distribuzione per farne una fonte alternativa di acqua, sicura ed economica, sia per l’irrigazione che per le industrie e per l’ambiente; alla possibilità di recuperare energia e materiali presenti nelle acque reflue urbane, quali nutrienti come il fosforo e prodotti chimici come biopolimeri o cellulosa, riutilizzabili nell’industria o nell’agricoltura.

 

Per quel che concerne il riutilizzo delle acque reflue, un primo importante contributo per prevenire la carenza d’acqua nell’Unione Europea è venuto di recente dal Parlamento Europeo, che ha approvato il nuovo regolamento 2020/741 in cui sono definiti per la prima volta a livello europeo i requisiti minimi per l’utilizzo in modo sicuro per l’uomo e per l’ambiente delle acque reflue urbane. Le nuove norme, vigenti da giugno 2023, mirano a garantire un riutilizzo delle acque reflue trattate in modo più ampio per alleggerire la richiesta settoriale di risorsa di acque superficiali e sotterranee, particolarmente pressante nelle stagioni produttive fertirrigue.

 

Inoltre, appare prioritaria e indifferibile la definizione di modalità di smaltimento e riutilizzo per i fanghi di depurazione in relazione alle loro caratteristiche e dell’ambito territoriale di riferimento, in modo da superare le attuali criticità in termini di incertezza normativa e di gestione de-localizzata. Una gestione sostenibile dei fanghi è di fondamentale importanza per limitare l’impatto ambientale derivante dalla loro crescente produzione e per perseguire i principi di economia circolare su scala sia regionale che nazionale. In termini di recupero di energia e di recupero di preziose materie prime (es, carbonio, elementi nutrienti, acidi grassi a catena corta), il trattamento ed il recupero dei fanghi rappresenta una delle maggiori sfide ed opportunità di oggi, oltre che un’esigenza di carattere ambientale a superamento delle attuali problematiche nella gestione di tali matrici. Tra le risorse che è possibile recuperare dalle acque reflue e dai fanghi di depurazione, particolare rilevanza assume il fosforo, inserito dall’Unione Europea nella lista delle materie prime essenziali (Critical Raw Materials). Il fosforo è infatti materia prima critica per l’Europa in ragione della dipendenza quasi totale dalle importazioni da Paesi extra europei e del bassissimo tasso di riciclo da prodotti a fine vita.

 

Per quanto riguarda i fanghi, è attualmente in fase di revisione la direttiva 86/278/CEE, in accordo ai principi del “Circular Economy Action Plan” della Comunità europea oltre che alle Strategie europee per la bioeconomia e la biodiversità, che si affianca al piano “Farm to Fork” ed al nuovo regolamento europeo sui prodotti fertilizzanti.

 

Pur in presenza di un quadro tecnologico ed innovativo confortante, l’effettiva diffusione di percorsi circolari nel settore idrico è ad oggi ancora decisamente scarsa, e necessita dello sforzo di tutti gli operatori del settore affinché possa divenire una normale pratica operativa.

 

Bibliografia

Direzione Studi e Ricerche e SRM Le risorse idriche nell’ambito della circular economy ottobre 2017

ISTAT 2014 6° Censimento Generale dell’Agricoltura Utilizzo della Risorsa Idrica a fini Irrigui In agricoltura

ISTAT 2019, Utilizzo e Qualità della Risorsa Idrica In Italia 2019ISBN 978-88-458-1976-6

The European House – Ambrosetti S.p.A. 2021 Libro Bianco 2021 Valore Acqua per l’Italia 2a Edizione

The European House – Ambrosetti S.p.A. 2022 Libro Bianco 2022Valore Acqua per l’Italia 2a Edizione

Direttiva Parlamento europeo e Consiglio Ue 2008/105/Ce Standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque - Modifica e successiva abrogazione delle direttive del Consiglio 82/176/Cee, 83/513/Cee, 84/156/Cee, 84/491/Cee e 86/280/Cee, nonché modifica della direttiva 2000/60/Ce

Direttiva Parlamento europeo e Consiglio Ue 2006/118/Ce Protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento e dal deterioramento

Direttiva Parlamento Europeo e Consiglio Ue 2000/60/Ce Quadro per l'azione comunitaria in materia di acque

Direttiva Consiglio Ue 91/271/Cee Trattamento delle acque reflue urbane - Proposta di direttiva di modifica direttiva quadro acque (2000/60/Ce), direttiva protezione acque sotterranee (2006/118/Ue) e direttiva standard di qualità ambientale per le acque (direttiva 2008/105/Ce) presentata dalla Commissione Europea il 26 ottobre 2022. Proposta di direttiva di rifusione della disciplina in materia di trattamento delle acque reflue urbane Presentata dalla Commissione europea il 26 ottobre 2022.

 

di Roberto Morabito, Direttore del Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali, ENEA

 

Fonte https://www.eai.enea.it/archivio/sos-acqua/innovazione-circolarita-sostenibilita-la-strategia-enea-per-preservare-l-oro-blu.html

La giornata del debito ecologico: L’Italia e il suo Overshoot Day 2023

Il 15 maggio, per l’Italia è stato l’Overshoot day la giornata in cui si sono esaurite le risorse se il loro consumo avvenisse in modo sostenibile.

 

Da anni, il Global Footprint Network calcola l’Earth Overshoot day ovvero la data in cui la domanda dell’umanità di risorse e servizi ecologici in un dato anno supera ciò che la Terra può rigenerare in un anno. Per determinare la data dell’Earth Overshoot day per ogni anno, Global Footprint Network calcola il numero di giorni di quell’anno in cui la biocapacità della Terra è sufficiente a fornire l’impronta ecologica dell’umanità. Il resto dell’anno corrisponde al superamento globale. L’Earth Overshoot day viene calcolato dividendo la biocapacità del pianeta (la quantità di risorse ecologiche che la Terra è in grado di generare quell’anno), per l’impronta ecologica dell’umanità (la domanda dell’umanità per quell’anno) e moltiplicando per 365, il numero di giorni in un anno: Biocapacità della Terra/Impronta Ecologica dell’Umanità x 365 = Giorno del superamento della Terra

 

La media globale è impressionante: lo scorso anno l’Earth Overshoot day è stato il 28 luglio. Quest’anno si prevede che si verificherà ancora prima. Questa data cade ogni anno sempre prima. Segno che, al di là di tante belle parole, al di là degli sforzi e dei sacrifici chiesti alle persone, non si sta facendo nulla di concreto. Mezzo secolo fa, nel 1973, questa giornata cadeva giorno 1 dicembre! Da allora la situazione è peggiorata, anno dopo anno sempre di più.

 

Ma questa è la media globale. Se lo stesso calcolo viene effettuato paese per paese le date sono molto diverse. La performance peggiore spesso è quella dei paesi più sviluppati (ma anche maggiori consumatori di risorse). Lo scorso anno, per USA e Canada l’Overshoot day è caduto il 13 marzo. Per molti paesi scandinavi tra la fine di marzo e i primi di aprile. Germania e Francia rispettivamente 4 e 5 maggio.

 

Per l’Italia, lo scorso anno, l’Overshoot day è caduto il 15 maggio. Lo stesso giorno del 2023. Segno che, anche in Italia, le belle parole e le promesse verdi non sono servite a molto. Da ieri, in Italia, la domanda di risorse supera l’offerta. In altre parole, se tutti gli abitanti del pianeta conducessero lo stesso stile di vita degli italiani, non basterebbero 2,7 pianeti per vivere in modo sostenibile.

 

Tutti questi dati sono stati presentati ieri in una conferenza che si è svolta presso la Camera dei deputati, durante un evento intitolato Overshoot day: il futuro dei nostri figli, tutelare le risorse naturali del pianeta”. All’evento hanno partecipato Stefano Patuanelli, capogruppo M5S al Senato; Francesco Silvestri, capogruppo M5S alla Camera dei deputati; Francesco Sicilia, direttore generale di Unirima (Unione nazionale imprese recupero riciclo maceri); Mariangela Midulla, responsabile clima ed energia del Wwf Italia; Michelangelo Mecchia, direttore di Globetrotter 360 e alcuni studenti della Luiss.

 

A pesare di più sull’impronta ecologica sono il settore alimentare, con una percentuale di (31%) e i trasporti (con il 21%). Tornano in mente gli enormi sprechi di cibo di cui si è parlato tante volte ma senza mai risolvere nulla. Secondo le statistiche nazionali, vanno sprecati 67 kg di cibo per abitante ogni anno. Questo significa che basterebbe dimezzare questi sprechi per alzare l’Overshoot day di un paio di settimane. Alla radice del problema c’è un modello economico basato esclusivamente sulla crescita quantitativa: “Crescita della produzione, crescita dei consumi, crescita in generale dei flussi di materia ed energia utilizzati dalla nostra economia che hanno portato ad una conseguente crescita dell’impatto sull’ambiente”, ha sottolineato Alessandro Galli, senior scientist del Global footprint network. “Ci sono ampie opportunità di intervento per ridurre gli sprechi andando quindi a ridurre il nostro impatto sull’ambiente e ad incrementare l’equità sociale attraverso la re-distribuzione delle risorse. Un esempio su tutti: ogni anno si perdono o si sprecano circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo. Questo è circa un terzo del cibo prodotto per il consumo umano nel mondo; detto in un altro modo, quasi il 30% della superficie agricola mondiale è utilizzata ogni anno per coltivare cibo che finisce per essere sprecato (equivalente ad un valore di circa 1 trilione di euro). Secondo dati UNEP, lo spreco alimentare delle famiglie italiane corrisponde a circa 67 kg a persona (quasi 4 milioni di tonnellate totali se consideriamo che la popolazione italiana è di circa 60 milioni di persone). Ridurre questo spreco non peggiorerebbe affatto la qualità della nostra vita, ma permetterebbe di ridurre il nostro impatto – come italiani – sul pianeta terra, permettendo al contempo di reindirizzare questo cibo a molte delle persone che soffrono la fame (più di 800 milioni di persone)”.

 

Di questo in televisione e su internet, non si parla mai. Si preferisce tempestare le persone di spot “verdi”, di pubblicità che presentano i prodotti come eco-sostenibili anche quando non lo sono. Il cosiddetto “greenwashing”. Recentemente è stata presentata al Parlamento una proposta di legge per istituire una commissione d’inchiesta che permetta di evitare il greenwashing: “Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle pratiche commerciali scorrette in materia di sostenibilità ambientale di prodotti o servizi destinati al mercato e sui loro effetti sullo sviluppo del modello di economia circolare”. Lo scopo è proprio quello di tutelare i cittadini dalle pubblicità poco veritiere (per usare un eufemismo) sui prodotti.

 

Anche se se parla da poco, il greenwashing è una vera piaga. Spesso negli spot vengono inserite affermazioni ambientali generiche o prive di fondamento sulla sostenibilità di un prodotto. Il problema è già stato discusso anche dal Parlamento europeo: con 544 voti favorevoli, 18 contrari e 17 astensioni, è stata approvata una posizione negoziale su una nuova proposta di direttiva sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde. La giungla delle false dichiarazioni ambientali finirà, poiché saranno consentite solo le dichiarazioni ecologiche certificate e comprovate” ha dichiarato una delle proponenti, la socialdemocratica croata Biljana Borzan.

 

Intanto, in attesa che queste leggi sia quella nazionale che quella comunitaria possa avere effetti concreti, è significativo che nessun telegiornale nazionale abbia parlato dell’Overshoot day dell’Italia. Una “dimenticanza” che la dice lunga su cosa c’è da aspettarsi nel prossimo futuro.

 

Fonte https://www.lospessore.com/16/05/2023/la-giornata-del-debito-ecologico-litalia-e-il-suo-overshoot-day-2023/

Alluvione in Emilia-Romagna e Marche: le 5 richieste di Legambiente al governo Meloni

In questi giorni difficili per l’Emilia-Romagna e le Marche colpite da una violenta alluvione, Legambiente esprime la sua vicinanza e solidarietà, alle famiglie delle vittime, agli abitanti delle aree colpite e alle squadre di soccorso e di pronto intervento che, senza sosta, stanno aiutando la popolazione e sottolinea che «Quello a cui stiamo assistendo è l’altra faccia della crisi climatica che si ripercuote sui territori con eventi estremi sempre più intensi, con rischi per la vita delle persone e impatti sull’ambiente e sull’economia. E l’Italia ancora una volta si dimostra impreparata di fronte alla crisi climatica e agli eventi estremi».

 

Per questo Legambiente lancia oggi un appello al Governo indicando i 5 interventi da mettere in campo e che devono essere al centro di una chiara ed efficace strategia di prevenzione: 1) approvare definitivamente ilPiano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, ancora in standby dopo la fase di VAS (valutazione ambientale strategica) avviata dal governo alla fine dello scorso anno dopo la tragedia di Ischia; 2) stanziare le adeguate risorse economiche per attuarlo; 3) rafforzare la governance del territorio, affidando un ruolo centrale alle autorità di distretto in merito al monitoraggio e alla gestione del territorio; 4) approvare una legge sullo stop al consumo di suolo che il paese aspetta da 11 anni: la proposta di legge, il cui iter legislativo è iniziato nel 2012, è bloccata in Parlamento dal 2016, quando fu approvata dalla Camera dei deputati, prevedendo di arrivare a quota zero, cioè a non cementificare un metro quadro in più, entro il 2050; 5) promuovere efficaci politiche territoriali di prevenzione e campagne di informazione di convivenza con il rischio per evitare comportamenti che mettono a repentaglio la vita delle persone.

 

Frane e alluvioni fanno parte delle caratteristiche intrinseche del nostro Paese. I numeri di Ispra parlano chiaro: «L’8,7% del territorio è classificato a pericolosità da frana elevata e molto elevata; il 15,4% invece è classificato a pericolosità media ed elevata alle alluvioni. Numeri che si riflettono sulla popolazione a rischio. Sono infatti 6,8 milioni i cittadini a rischio alluvione e 1,3 milioni quelli a rischio frana».

 

Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente, spiega che «Nel nostro Paese  il rischio idrogeologico è noto, mappato e ci sono le conoscenze giuste per intervenire ma continua a non essere affrontato e gestito in maniera adeguata, anche in quelle aree in cui eventi analoghi si sono già verificati come ad esempio le Marche colpite violentemente anche lo scorso settembre e negli anni passati. Inoltre, bisogna considerare che i terreni si sono inariditi e induriti dopo mesi di siccità, e questo fattore li ha resi meno permeabili ad assorbire una parte delle precipitazioni che si sono riversate in questi giorni. I due fenomeni vanno trattati in maniera integrata per poter sviluppare soluzioni efficaci. Servono anche più politiche territoriali di prevenzione e campagne informative sulla convivenza con il rischio per evitare azioni che mettono a repentaglio la vita dei cittadini».

 

Secondo i dati forniti dalla piattaforma Rendis di Ispra, a livello nazionale in Italia dal 1999 al 2022 sono stati spesi per la prevenzione del rischio idrogeologico ben 10,57 miliardi di euro per finanziare 11.204 progetti e opere per mitigare il rischio. Di questi ultimi, il 43% (4.834 su 11.204) sono state opere terminate. Al di là di valutare se i soldi siano stati tanti o pochi, per Legambiente «E’ utile fare una riflessione se quelli che sono stati spesi in questi due decenni hanno portato a una effettiva mitigazione e riduzione del rischio in Italia».

 

Il presidente nazionale del Cigno Verde, Stefano Ciafani, conclude: «Negli ultimi decenni è mancata in Italia una seria politica di governo del territorio, troppo spesso spezzettata e scoordinata, e le risorse stanziate in questi anni per la prevenzione, oltre 10 miliardi, sono stati spesi in modo inefficace. Il rafforzamento della governance del territorio rappresenta un primo passo fondamentale per non esporre al rischio la popolazione, ma soprattutto per garantire quella capacità di adattarsi meglio al verificarsi dei prossimi eventi estremi. Le immagini dell’alluvione che sta colpendo Emilia-Romagna e Marche ci ricordano l’urgenza di intervenire per tempo. Continuiamo a rincorrere le emergenze senza una strategia di prevenzione, che ci permetterebbe di risparmiare il 75% delle risorse economiche spese per i danni provocati da eventi estremi, alluvioni, piogge e frane. Gli strumenti ed i soggetti competenti ci sono. Le conoscenze anche. Serve la volontà politica che è mancata finora».

 

Fonte https://greenreport.it/news/clima/alluvione-in-emilia-romagna-e-marche-le-5-richieste-di-legambiente-al-governo-meloni/

Biodiversità italiana a rischio: tutti i segnali della fragilità

Il 68% degli ecosistemi italiani è in pericolo, il 35% in situazione critica. Il 100% degli ecosistemi è a rischio nell’ecoregione padana, il 92% in quella adriatica e l’82% in quella tirrenica. E’ quanto emerge dal report del Wwf ‘Biodiversità Fragile, maneggiare con cura: Status, tendenze, minacce e soluzioni per un futuro nature-positive’, presentato a Caserta in occasione del Forum dei volontari dell’associazione. Ma non solo. Nel nostro Paese, circa l’89% degli habitat di interesse comunitario si trova in uno stato di conservazione sfavorevole.

 

Dei 43 habitat forestali italiani, ad esempio, 5 hanno uno stato di conservazione “criticamente minacciato” e 12 “in pericolo”. E, ancora, l’80% dei laghi è in stato ecologico “non buono”, così come il 57%. Dal punto di vista della fauna, il 30% delle specie animali vertebrati è a rischio estinzione. Lo è anche il 25% degli animali dei nostri mari. Inoltre, negli ultimi 30 anni è aumentato del 96% il numero di specie aliene (cioè che, a causa dell’azione dell’uomo, si trovano ad abitare e colonizzare un territorio diverso dal loro naturale). In Italia, poi, sono 21.500 i km2 di suolo cementificato e oltre 1150 i km2 consumati in 10 anni, pari alla superficie di una metropoli come Roma.

 

 

 

di Elena Fois

 

Fonte: https://geagency.it/biodiversita-italiana-a-rischio-tutti-i-segnali-della-fragilita/

Bandiere Blu 2023, Liguria e Puglia in testa. Dove sono le spiagge e gli approdi premiati

Sono 226 le località rivierasche e 84 gli approdi turistici che in Italia potranno fregiarsi del riconoscimento Bandiera Blu 2023. In tutto si tratta di 458 spiagge, un quarto di quelle italiane (sia di lago che marine) e l'11% circa di quelle premiate a livello mondiale.

 

Rispetto allo scorso anno ci sono 16 Bandiere Blu in più, tutte assegnate dalla Foundation for Environmental Education (FEE), con una cerimonia di premiazione alla presenza dei sindaci interessati svoltasi a Roma presso la sede del CNR, con intervento della ministra del Turismo, Daniela Santanché. 

 

"L'Italia guadagna un posto nella graduatoria europea delle Bandiere Blu, da quinta a quarta. Ci sono nuovi ingressi grazie all'impegno dei sindaci e c'è anche attenzione da parte della comunità perché avere questa Bandiera vuol dire avere anche un turismo di maggiore qualità", ha detto la ministra.

 

Le località “Bandiera Blu”

Guida la classifica la Liguria, seguita dalla Puglia. Ecco l'elenco completo (regione per regione e provincia per provincia) dei 226 Comuni rivieraschi italiani che hanno ottenuto quest'anno l'importante riconoscimento della Bandiera Blu assegnata dalla FEE Italia. 

 

PIEMONTE (5) - provincia di Verbano-Cusio-Ossola: Cannobio,  Cannero Riviera, Verbania; provincia di Novara: San Maurizio d'Opaglio, Gozzano. 

 

LOMBARDIA (3) - provincia di Brescia: Toscolano-Maderno, Gardone Riviera, Sirmione; 

 

TRENTINO ALTO ADIGE (10) - provincia di Trento: Bedollo, Baselga di Pine', Pergine Valsugana, Tenna, Calceranica al Lago, Caldonazzo, Lavarone, Levico Terme, Sella Giudicarie, Bondone. 

 

LIGURIA (34) - provincia di Imperia: Bordighera, Sanremo, Taggia, Riva Ligure, Santo Stefano al Mare, San Lorenzo al Mare, Imperia, Diano Marina; provincia di Savona: Laigueglia, Ceriale, Borghetto Santo Spirito, Loano, Pietra Ligure, Finale Ligure, Noli, Spotorno, Bergeggi, Savona, Albissola Marina, Albisola Superiore, Celle Ligure, Varazze; provincia di Genova: Sori, Camogli, Santa Margherita Ligure, Chiavari, Lavagna, Sestri Levante, Moneglia; provincia di La Spezia: Framura, Bonassola, Levanto, Lerici, Ameglia. 

 

TOSCANA (19) - provincia di Massa Carrara: Carrara, Massa; provincia di Lucca: Forte dei Marmi, Pietrasanta, Camaiore, Viareggio; provincia di Pisa: Pisa; provincia di Livorno: Livorno, Rosignano Marittimo, Cecina, Bibbona, Castagneto Carducci, San Vincenzo, Piombino, Marciana Marina; provincia di Grosseto: Follonica, Castiglione della Pescaia, Grosseto, Orbetello. 

 

FRIULI VENEZIA GIULIA (2) - provincia di Gorizia: Grado; provincia di Udine: Lignano Sabbiadoro. 

 

VENETO (9) - provincia di Venezia: San Michele al Tagliamento, Caorle, Eraclea, Jesolo, Cavallino Treporti, Venezia, Chioggia; provincia di Rovigo: Rosolina, Porto Tolle. 

 

EMILIA ROMAGNA (10) - provincia di Ferrara: Comacchio; provincia di Ravenna: Ravenna, Cervia; provincia di Forli'-Cesena: Cesenatico, Gatteo, San Mauro Pascoli; provincia di Rimini: Bellaria, Igea Marina, Riccione, Misano Adriatico.

 

MARCHE (18) - provincia di Pesaro Urbino: Gabicce Mare, Pesaro, Fano, Mondolfo; provincia di Ancona: Senigallia, Ancona, Sirolo, Numana; provincia di Macerata: Porto Recanati, Potenza Picena, Civitanova Marche; provincia di Fermo: Fermo, Porto San Giorgio, Altidona, Pedaso; provincia di Ascoli Piceno: Cupra Marittima, Grottammare, San Benedetto del Tronto. 

 

ABRUZZO (14) - provincia di Teramo: Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto, Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi; provincia di Pescara: Pescara; provincia di Chieti: Francavilla al Mare, Fossacesia, Vasto, San Salvo; provincia di L'Aquila: Villalago, Scanno. 

 

MOLISE (2) - provincia di Campobasso: Termoli, Campomarino. 

 

LAZIO (10) - provincia di Roma: Trevignano Romano, Anzio; provincia di Latina: Latina, Sabaudia, San Felice Circeo, Terracina, Fondi, Sperlonga, Gaeta, Minturno. 

 

CAMPANIA (19) - provincia di Napoli: Vico Equense, Piano di Sorrento, Sorrento, Massa Lubrense, Anacapri; provincia di Salerno: Positano, Capaccio Paestum, Agropoli, Castellabate, Montecorice, San Mauro Cilento, Pollica, Casal Velino, Ascea, Pisciotta, Centola, Camerota, Ispani, Vibonati. 

 

BASILICATA (5) - provincia di Potenza: Maratea; provincia di Matera: Bernalda, Pisticci, Policoro, Nova Siri. 

 

PUGLIA (22) - provincia di Foggia: Isole Tremiti, Rodi Garganico, Peschici, Vieste,  Zapponeta; provincia di Barletta-Andria-Trani: Margherita di Savoia, Bisceglie; provincia di Bari: Polignano a Mare, Monopoli; provincia di Brindisi: Fasano, Ostuni, Carovigno; provincia di Taranto: Ginosa, Castellaneta, Leporano, Maruggio; provincia di Lecce: Melendugno, Castro, Salve, Ugento,  Gallipoli, Nardo'. 

 

CALABRIA (19) - provincia di Cosenza: Tortora, Praia a Mare, San Nicola Arcella, Santa Maria del Cedro, Diamante, Rocca Imperiale, Roseto Capo Spulico, Trebisacce, Villapiana; provincia di Crotone: Ciro' Marina, Melissa, Isola di Capo Rizzuto; provincia di Catanzaro: Sellia Marina, Catanzaro, Soverato; provincia di Vibo Valentia: Tropea; provincia di Reggio Calabria: Caulonia, Roccella Jonica, Siderno. 

 

SICILIA (11) - provincia di Messina: Ali' Terme, Roccalumera, Furci Siculo, Santa Teresa di Riva, Lipari, Tusa; provincia di Agrigento: Menfi; provincia di Ragusa: Modica, Ispica, Pozzallo, Ragusa. 

 

SARDEGNA (16) - provincia di Sassari: Badesi, Castelsardo, Sorso, Sassari, Santa Teresa Gallura, Aglientu, Trinita' d'Agultu e Vignola, La Maddalena, Palau, Budoni; provincia di Oristano: Oristano; provincia di Nuoro: Tortoli', Bari Sardo; provincia di Cagliari: Quartu Sant'Elena. 

 

SUD SARDEGNA (1) - Sant'Antioco. 

 

Nuove spiagge con la Bandiera Blu, Cattolica non confermata

Hanno preso la Bandiera Blu quest'anno: Catanzaro (Calabria); Rocca Imperiale (Calabria); San Mauro Cilento (Campania); Gatteo (Emilia Romagna); Laigueglia (Liguria); Sori (Liguria); Sirmione (Lombardia); Toscano Maderno (Lombardia); Porto San Giorgio (Marche); Termoli (Molise); San Maurizio D'Opaglio (Piemonte); Verbania (Piemonte); Gallipoli (Puglia); Isole Tremiti (Puglia); Leporano (Puglia); Vieste (Puglia); Orbetello (Toscana). 

 

Non è stata confermata quest'anno la Bandiera Blu a Cattolica (Emilia Romagna).

 

Gli 84 approdi turistici premiati

Questo l'elenco degli 84 approdi turistici italiani premiati quest'anno con il riconoscimento della Bandiera Blu assegnata dalla FEE Italia.

 

LIGURIA (16) - provincia di Imperia: Cala del Forte (Ventimiglia), Porto di Bordighera (Bordighera), Portosole (Sanremo), Marina degli Aregai (Santo Stefano al Mare), Marina di San Lorenzo (San Lorenzo al Mare), Porto turistico di Imperia (Imperia); provincia di Savona: Marina di Andora (Andora), Marina di Alassio - Porto Luca Ferrari (Alassio), Marina di Loano (Loano), Vecchia Darsena Savona (Savona), Cala Cravieu (Celle Ligure),  Marina di Varazze (Varazze); provincia di Genova: Marina di Chiavari (Chiavari); provincia di La Spezia: Porticciolo di Porto Venere (Porto Venere), Porto Mirabello (La Spezia), Porto Lotti (La Spezia).

 

TOSCANA (7) - provincia di Pisa: Porto di Pisa (Pisa); provincia di Livorno: Marina Cala de' Medici (Rosignano Marittimo), Porto di Marciana Marina (Marciana Marina), Porto Azzurro (Porto Azzurro); provincia di Grosseto: Marina di Punta Ala (Castiglione della Pescaia), Porto della Maremma (Grosseto), Marina Cala Galera (Monte Argentario).

 

LAZIO (2) - provincia di Latina: Porto di Sperlonga (Sperlonga), Base Nautica Flavio Gioia (Gaeta).

 

CAMPANIA (9) - provincia di Napoli: Sudcantieri (Pozzuoli), Cala degli Aragonesi (Casamicciola), Yachting Santa Margherita (Procida), Porto Turistico di Capri (Capri); provincia di Salerno: Marina d'Arechi (Salerno), Porto Turistico di Agropoli (Agropoli), Marina di Acciaroli (Pollica), Porto Turistico di Palinuro (Centola),  San Domenico - Porto di Camerota (Marina di Camerota).

 

SARDEGNA (8) - provincia di Sassari: Porto di Santa Teresa Gallura (Santa Teresa Gallura), Cala Gavetta (La Maddalena), Marina dell'Orso di Poltu Quatu (Arzachena), Marina di Porto Cervo (Arzachena), Marina di Portisco (Olbia), Porto Turistico di Castelsardo (Castelsardo); provincia di Nuoro: Marina di Baunei e Santa Maria Navarrese (Santa Maria Navarrese); provincia di Cagliari: Marina di Capitana (Quartu Sant'Elena).- 

 

SICILIA (2) - provincia di Messina: Capo d'Orlando Marina (Capo d'Orlando), Marina del Nettuno (Messina).-

 

 CALABRIA (2) - provincia di Reggio Calabria: Porto delle Grazie (Roccella Jonica); provincia di Cosenza: Darsena Turistica Porto di Cetraro (Cetraro).- 

 

BASILICATA (1) - provincia di Matera: Marina di Policoro (Policoro).- 

 

PUGLIA (7) - provincia di Lecce: Porto Turistico Marina di Leuca (Marina di Leuca), Porto Turistico di San Foca (Melendugno); provincia di Brindisi: Marina di Brindisi (Brindisi); provincia di Bari: Cala Ponte Marina (Polignano a Mare); provincia di Barletta-Andria-Trani: Porto turistico Marina Resort 'Bisceglie Approdi' (Bisceglie); provincia di Foggia: Marina del Gargano (Manfredonia), Porto Turistico Rodi Garganico (Rodi Garganico).

 

ABRUZZO (1) - provincia di Pescara: Marina di Pescara (Pescara).

 

MARCHE (6) - provincia di Ascoli Piceno: Circolo Nautico Sambenedettese (San Benedetto del Tronto); provincia di Fermo: Marina di Porto San Giorgio (Porto San Giorgio); provincia di Ancona: Porto Turistico di Numana (Numana), Marina Dorica (Ancona), Porto della Rovere (Senigallia); provincia di Pesaro Urbino: Marina dei Cesari (Fano).- 

 

EMILIA ROMAGNA (1) - provincia di Rimini: Portoverde (Misano Adriatico). 

 

VENETO (8) - provincia di Rovigo: Porto Barricata (Porto Tolle), Marina di Albarella (Rosolina); provincia di Venezia: Darsena Le Saline (Chioggia), Venezia Certosa Marina (Venezia), Marina del Cavallino (Cavallino Treporti), Porto Turistico di Jesolo (Jesolo), Darsena dell'Orologio (Caorle), Marina Resort Portobaselghe (San Michele al Tagliamento). 

 

FRIULI VENEZIA GIULIA (14) - provincia di Udine: Porto Turistico Marina Uno (Lignano Sabbiadoro), Marina Punta Verde (Lignano Sabbiadoro), Marina Punta Faro (Lignano Sabbiadoro), Darsena Porto Vecchio (Lignano Sabbiadoro), Marina Punta Gabbiani (Aprilia Marittima), Darsena Aprilia Marittima (Aprilia Marittima), Marina Capo Nord (Aprilia Marittima), Cantieri Marina San Giorgio (San Giorgio di Nogaro), Marina Sant'Andrea (San Giorgio di Nogaro); provincia di Gorizia: Marina Monfalcone (Monfalcone), Porto San Vito (Grado), Darsena San Marco (Grado); provincia di Trieste: Marina Portopiccolo (Trieste), Lega Navale Italiana (Trieste). 

 

I criteri

Nel corso della manifestazione sono state premiate quelle località le cui acque di balneazione sono risultate eccellenti negli ultimi 4 anni, come stabilito dai risultati delle analisi che, nel corso di questo arco temporale, le ARPA (Agenzie Regionali per la Protezione dell'Ambiente) hanno effettuato nell'ambito del Programma Nazionale di monitoraggio, condotto dal Ministero della Salute. 

 

I Comuni hanno potuto presentare direttamente tali risultati, in quanto c'è piena corrispondenza tra quanto richiesto dalla FEE e quanto effettuato dalle ARPA, in termini di numero di campionamenti e di indicatori microbiologici misurati.    

 

I 32 criteri del Programma sono aggiornati periodicamente in modo tale da spingere le amministrazioni locali partecipanti a impegnarsi per risolvere, e migliorare nel tempo, le problematiche relative alla gestione del territorio al fine di una attenta salvaguardia dell'ambiente. 

 

Grande rilievo viene dato alla gestione del territorio messa in atto dalle Amministrazioni comunali. 

 

Sono diversi gli indicatori considerati, tra cui l'esistenza e il grado di funzionalità degli impianti di depurazione; la percentuale di allacci fognari nel territorio; la gestione dei rifiuti; l'accessibilità; la sicurezza dei bagnanti; la cura dell'arredo urbano e delle spiagge; la mobilità sostenibile; l'educazione ambientale; la valorizzazione delle aree naturalistiche; le iniziative promosse dalle Amministrazioni per una migliore vivibilità nel periodo estivo.    

 

Inoltre, l'azione di sensibilizzazione intrapresa affinché i Comuni portino avanti un processo di certificazione delle loro attività istituzionali e delle strutture turistiche che insistono sul loro territorio.

 

Fonte: https://www.rainews.it/articoli/2023/05/bandiere-blu-2023-liguria-e-puglia-in-testa-elenco-dove-sono-le-spiagge-e-gli-approdi-premiati-81396f1b-43e0-41eb-a5aa-7a52a2d189e5.html