Jeff Bezos istituisce un fondo per salvare la Terra: donazione da 10 miliardi di dollari

Jeff Bezos metterà a disposizione 10 miliardi di dollari per la salvaguardia del nostro pianeta. Lo ha annunciato lo stesso capo di Amazon con un post su Instagram in cui ha presentato il Bezos Earth Fund. Il denaro andrà a finanziare il lavoro di scienziati, attivisti per l'ambiente e organizzazioni non governative. La notizia arriva dopo la polemica esplosa all'interno della sua azienda, dove alcuni dipendenti erano stati redarguiti per aver richiesto spiegazioni sulla posizione di Amazon riguardo la crisi climatica.

 

Il post su Instagram

"⁣I cambiamenti climatici sono la più grande minaccia per il nostro pianeta - scrive Bezos sul suo profilo Instagram -. Voglio lavorare insieme ad altri sia per sviluppare i modi conosciuti sia per esplorare nuovi metodi per combattere l’impatto devastante del cambiamento climatico su questo pianeta che condividiamo tutti". Sotto una foto del pianeta Terra, il proprietario di Amazon ha continuato così: "Possiamo salvare la Terra. Ci saranno azioni collettive da parte di grandi e piccole aziende, stati, organizzazioni globali e singoli individui". Come spiega il New York Times, i primi fondi saranno concessi a partire dalla prossima estate.

 

Bezos e la filantropia

L'uomo più ricco del mondo secondo Forbes ha intrapreso un percorso di filantropia che tocca molti ambiti. L'annuncio del fondo per il clima sarebbe la sua più grande donazione. Finora aveva toccato i 2 miliardi a settembre 2018, stanziati per aiutare le famiglie senza fissa dimora e per costruire un asilo montessoriano (progetto che aveva annunciato con la sua ex moglie). Dopo il divorzio, la ex moglie MacKenzie aveva sottoscritto il Giving Pledge, un appello alle persone più ricche del mondo per donare, in vita o nel testamento, almeno metà della loro ricchezza. Al momento, però, Jeff Bezos non ha aderito alla campagna.

 

Amazon e il clima

La creazione del Bezos Earth Fund sembra contraddire l'azione di Amazon nei confronti di quei dipendenti che avevano chiesto all'azienda un'azione più forte sul suo impatto climatico. Come riporta il Guardian, i vertici avevano avvertito i dipendenti di non esporsi eccessivamente sul tema. D'altro canto Bezos si è più volte schierato contro Donald Trump sulla questione climatica soprattutto dopo il ritiro degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi. A settembre 2019, ha annunciato il Climate Pledge, in cui dichiarava che Amazon avrebbe raggiunto gli obiettivi degli accordi francesi entro 10 anni e sarebbe diventata carbon-neutral entro il 2040.

 

Fonte: https://tg24.sky.it/ambiente/2020/02/18/jeff-bezos-donazione-fondo-terra.html

Mediterraneo, un futuro con sempre meno pesce?

Stock ittici ed ecosistemi marini in crisi: nel Mediterraneo, il 78% degli stock ittici è sovrasfruttato e mantenere la pesca ai livelli attuali porterà nei prossimi 50 anni a una riduzione progressiva del pescato e dei relativi profitti, a un indebolimento degli stock ittici e a danni per gli ecosistemi. Solo per fare un esempio, nel Mar Tirreno settentrionale e nel Mar Ligure, con una pressione di pesca ai livelli attuali nei prossimi 15 anni si stima un declino delle catture di nasello del 5-10%.

 

Per risolvere il problema le soluzioni ci sono ma vanno intraprese immediatamente per puntare a una pesca sostenibile e al buono stato ecologico previsti dalle direttive europee. Al contrario, il prezzo che pagherebbero le comunità e l’ambiente sarebbe altissimo.

 

E’ questa la sintesi di un lungo lavoro di analisi portato avanti dal progetto Safenet (Sustainable Fisheries in Mediterranean EU waters through networks of MPAs) finanziato dalla Commissione europea, a cui collabora anche il Wwf, che ha identificato possibili soluzioni, prime fra tutte misure di riduzione della pressione di pesca e protezione dello spazio marino.

 

La soluzione: aree marine protette. Secondo le simulazioni del progetto Safenet, creando reti di aree marine a protezione integrale ed ecologicamente connesse (ovvero collegate tramite dispersione larvale), in 10 anni sarebbe proprio la pesca a trarre i vantaggi maggiori. In particolare, è stato stimato che specie di alto valore commerciale come saraghi e cernie, aumenterebbero di sei volte rispetto alle aree non protette. Inoltre, le catture delle principali specie costiere potrebbero aumentare in uno scenario in cui le zone a protezione integrale all’interno delle Aree marine protette ricoprono il 10% della superficie delle Amp stesse.

 

Secondo i risultati della ricerca, serve una migliore gestione della pesca ricreativa e della piccola pesca per ridurre l’impatto su specie vulnerabili quali tonni, squali, tartarughe marine e cetacei: l’analisi di un esteso set di dati di catture del Mediterraneo occidentale mostra come un quarto delle specie oggetto della piccola pesca e di quella ricreativa nelle acque costiere siano vulnerabili, percentuale che aumenta al 100% delle catture di entrambe le attività di pesca nelle acque offshore. Questo impatto è superiore se si considerano le catture accidentali di entrambe le attività di pesca, dove sono state identificate 27 specie di vertebrati vulnerabili, tra cui uccelli, cetacei, elasmobranchi e tartarughe marine.

 

Il progetto Safenet ha anche rilevato che le attività di pesca nella regione siano in cattivo stato e siano peggiorate nell'ultimo decennio, ma mentre i pescatori professionisti danno la colpa all'inquinamento e alla pesca illegale, i pescatori ricreativi, i gestori delle Amp e i ricercatori danno la colpa allo sforzo di pesca eccessivo.

 

Almeno sei i passi necessari per ottenere effetti positivi su alcuni stock ittici oggetto sia della pesca a strascico che della piccola pesca, e proteggere la salute degli ecosistemi marini: istituire reti di aree marine protette ecologicamente connesse; aumentare le dimensioni delle aree a protezione integrale nelle Amp; perseguire gli obiettivi di rendimento massimo sostenibile per ripristinare le specie costiere; istituire aree di protezione integrale nelle zone di crescita e riproduzione del nasello; gestire la pesca ricreativa per proteggere le specie vulnerabili; coinvolgere tutti i portatori di interesse nella cogestione.

 

Fonte: https://www.adnkronos.com/sostenibilita/risorse/2020/02/20/mediterraneo-futuro-con-sempre-meno-pesce_CwE3gHASdzB1ynAACsPx6J.html

Meteo, allarme siccità da Nord a Sud: il fiume Po come in piena estate

Da Nord a Sud, è allarme siccità. Il livello idrometrico del Po è sceso ed è basso come in piena estate ma anomalie si vedono anche nei grandi laghi che hanno percentuali di riempimento che vanno dal 25% di quello di Como al 28% dell'Iseo. È quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti dal quale si evidenzia che il livello idrometrico del fiume Po al Ponte della Becca è di -2,4 metri, lo stesso di metà agosto scorso. Sono gli effetti - sottolinea la Coldiretti - del grande caldo e dell'assenza di precipitazioni significative in un inverno bollente con una temperatura che fino ad ora è stata in Italia superiore di 1,65 gradi la media storica secondo le elaborazioni su dati Isac Cnr relativi al mesi di dicembre e gennaio.

 

La situazione critica a causa di siccità e delle alte temperature per il fiume Po - sottolinea la Coldiretti - ha spinto l'Autorità distrettuale di bacino a convocare per il 6 marzo l'Osservatorio sulle crisi idriche per fare il punto della situazione anche perchè non si prevedono precipitazioni se non di scarsa entità, per cui potrebbero verificarsi ulteriori riduzioni dei livelli idrometrici anche del 20%. Nel centro sud la situazione è ancora più difficile con l'allarme siccità in campagna che è scattato a partire dalla Puglia dove - sottolinea la Coldiretti - la disponibilità idrica è addirittura dimezzata negli invasi rispetto allo scorso anno secondo gli ultimi dati dell'Osservatorio Anbi che registra difficoltà anche in Umbria con il 75% di pioggia in meno rispetto allo scorso anno caduta nel mese di gennaio ed in Basilicata dove mancano all'appello circa 2/3 delle risorse idriche disponibili rispetto allo steso periodo del 2019.

 

I pascoli. In Basso Molise - prosegue la Coldiretti - i terreni secchi seminati a cereali rischiano di non far germogliare ed irrobustire a dovere le piantine mai i problemi riguardano anche gli ortaggi, che già necessitano di irrigazioni di soccorso. Difficoltà - continua la Coldiretti - si registrano anche in Sardegna il Consorzio di Bonifica di Oristano hanno addirittura predisposto a tempo di record l'attivazione degli impianti per l'irrigazione per garantire acqua ai distretti colpiti dalle grave siccità a causa della mancanza di piogge a seguito alle segnalazioni relative alle colture in sofferenza per il perdurare dell'assenza di precipitazioni. In vaste aree della Sicilia i campi sono aridi e i semi non riescono neanche a germinare ma la mancanza di acqua ed il vento minaccia anche le lenticchie di Ustica e problemi nella zona del ragusano ci sono nei pascoli per l'erba è secca e si temono speculazioni sul prezzo del fieno per alimentare gli animali. 

 

Le api. Nelle campagne lungo tutta la Penisola si fanno i conti con il clima anomalo che ha mandato in tilt la natura con piante in fiore e gli animali con le chiocciole che si sono risvegliate dal letargo prima del tempo nel Veneto ma - riferisce la Coldiretti -le ripetute giornate di sole hanno risvegliato 50 miliardi di api presenti sul territorio nazionale che sono state ingannate dalla finta primavera e sono uscite dagli alveari presenti per ricominciare il loro prezioso lavoro di bottinatura ed impollinazione ed ora-il rischio e che ritorni di freddo possano far gelare i fiori e anche far morire parte delle api dopo una delle peggiori annate per la produzione di miele in Italia. Il clima mite si fa sentire anche con le fioriture anticipate delle mimose in Liguria e dei mandorli in Sicilia e Sardegna dove iniziano a sbocciare le piante da frutto, ma in Abruzzo sono in fase di risveglio gli alberi di susine, pesche mentre anche gli albicocchi in Emilia e in Puglia hanno già i fiori. Sui banchi - precisa la Coldiretti - sono arrivate con oltre un mese di anticipo le primizie e se nel Lazio gli agricoltori offrono agretti, carciofi romaneschi, erbe spontanee come il papavero e le fave.

 

Fonte: https://www.ilmessaggero.it/italia/meteo_siccita_fiume_caldo_estate_inverno_po_coldiretti-5063664.html

 

 

 

 

Top Utility: MM la migliore in Italia. Nel settore crescono gli investimenti

Top Utility: corrono gli investimenti (+18,7%) e cresce il valore della sostenibilità. MM la migliore in Italia. I premi Top Utility vanno anche ad Acea, Ambiente Servizi, Enel, Etra, Gruppo Egea e Iren.  

Il settore italiano delle utility vive una fase di grande rinnovamento e si conferma perno dell’economia italiana, anche sulla spinta degli investimenti, che superano i 6,6 miliardi di euro (+18,7% nel 2018). In futuro tutte le imprese di servizi pubblici, che si tratti di grandi operatori nazionali e internazionali o di straordinarie realtà di piccole dimensioni, saranno chiamate ad affrontare questioni centrali, come l’innovazione e la sostenibilità, o a misurarsi con temi nuovi, come mobilità e inclusione sociale.

 

Sono alcune delle principali evidenze dell’ottava edizione del rapporto Top Utility, presentato oggi a Milano dal Ceo di Althesys Alessandro Marangoni. Come ogni anno, il report traccia il quadro delle maggiori 100 utility pubbliche e private nei settori gas, luce, acqua e rifiuti, e approfondisce i diversi aspetti delle attività svolte: economici, ambientali, di customer care, tecnologici e di Corporate Social Responsibility.

 

“Il settore dei servizi pubblici - ha detto ad Affaritaliani.it Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys e coordinatore del gruppo di ricerca Top Utility - sta affrontando un momento di profondi cambiamenti sull’onda delle grandi sfide contemporanee, quella climatica e quella tecnologica, dove i colossi e i nuovi protagonisti sono chiamati a gestire complessità e standard di qualità crescenti. Le cento maggiori utility italiane hanno generato nel 2018 un valore della produzione di 114 miliardi, pari al 6,5% del PIL, un dato in aumento del 2,8% rispetto al 2017. Per noi il dato significativo è quello legato agli investimenti che superano i 6,6 miliardi di euro. I casi di eccellenza sono numerosi, purtroppo con una situazione disomogenea a livello nazionale tra le diverse regioni”.

 

“Lo studio di Althesys – ha spiegato il Presidente di Utilitalia Giovanni Valotti – mostra chiaramente che più le imprese sono qualificate e orientate a un approccio industriale, più crescono gli investimenti e di conseguenza gli standard di qualità dei servizi ed i livelli di efficienza a vantaggio dei territori e dei cittadini. Siamo in un momento storico che ci pone davanti a sfide e opportunità che non possiamo mancare: le utilities, che da sempre hanno nella sostenibilità una delle fondamentali ragion d’essere, potranno giocare un ruolo fondamentale nella reale implementazione del green new deal promosso dal Governo”.

 

Il Presidente Giovanni Valotti si è poi fermato con ASffaritaliani.it per fare il punto sulle principali sfide del settore: "Le utilities sono un motore di sviluppo economico per il Paese. C'è molto lavoro da fare e grandi investimenti da stanziare soprattutto in campo ambientale".

 

Un’edizione con molte novità tanto nello studio, che dedica particolare attenzione alla mobilità sostenibile e alla diversity, quanto nelle utility premiate, con diversi volti nuovi accanto a realtà ben note.

 

Le eccellenze dei servizi pubblici locali

Nel corso della giornata sono stati anche assegnati gli attesi premi alle eccellenze italiane del settore. 

 

La migliore in assoluto è MM-Metropolitana Milanese (in finale con A2A, Gruppo CAP, Publiacqua e Savno); prima per Sostenibilità è Acea (finalista con A2A, Estra, Gruppo CAP e Iren). Stefano Cetti, Direttore Generale MM, ha detto ad Affaritaliani.it: "Con competenza e flessibilità siamo a servizio dei cittadini milanesi. Il 2019 si è chiuso con 70 milioni di euro di investimenti, una cifra molto importante".

 

Per la Comunicazione si è distinta la veneta Etra (con A2A, Acque spa, Aimag, Gruppo CAP), per RSE Ricerca e Innovazione Enel (con A2A, Acea, Gruppo CAP e Iren).

 

Nella categoria Consumatori e Territorio, sale sul podio il piemontese Gruppo Egea (in lizza con Acqualatina, Gruppo CAP, Hera e MM), per le Performance Operative la friulana Ambiente Servizi (le altre aziende in cima alla classifica sono A2A, Contarina, Estra e Gruppo Sgr).

 

Per la nuova Categoria Diversity ha vinto Iren (nella cinquina con A2A, Acea, Gruppo CAP, Hera). Il premio Top Utility è promosso da Althesys in collaborazione con Crif, Engineering, RSE, Utilitalia.  

 

Identikit del settore

Le cento maggiori utility italiane hanno generato nel 2018 un valore della produzione di 114 miliardi, pari al 6,5% del PIL, un dato in aumento del 2,8% rispetto al 2017. Il settore continua a essere frammentato tra pochi grandi operatori (sono 11 quelli che superano il miliardo di fatturato) e molti medio-piccoli (oltre la metà sono sotto i 100 milioni).

 

Nonostante le periodiche discussioni sulla privatizzazione dei servizi, il rapporto ricorda che la maggior parte delle utility (62%) sono a capitale completamente pubblico e solo il 4% private.

 

Le 100 maggiori utility hanno un peso centrale nei servizi pubblici: coprono quasi il 75% delle vendite di energia elettrica in Italia, oltre il 60% del gas venduto, il 41% dei rifiuti urbani raccolti e il 70% dell’acqua distribuita.

 

Economics & performance

Il 2018 è stato un anno di buoni risultati: le multiutility e le monoutility idriche hanno chiuso con un aumento dei ricavi del 7,4% e del 2,3%. Le utility elettriche sono cresciute dell’1,4% rispetto al 2017, quelle del gas del 12,7%.

 

In controtendenza le monoutility dei rifiuti, in calo dell’1,4%. Tuttavia - segnala il report -  il settore dei rifiuti registra un notevole progresso nei servizi, ad esempio con la raccolta differenziata che tocca il 65%, superando la media nazionale, pari al 58,1%, e registrando i valori più alti del triennio 2016-2018.

 

Anche il servizio idrico integrato vede la maggior parte degli indicatori in miglioramento: apprezzabile, in particolare, la riduzione delle perdite reali nelle reti, che calano al 29%. Bene anche la distribuzione del gas, con maggiori controlli sulla rete e rispetto degli standard. Nel settore dell’energia elettrica i risultati, che anche in questo caso erano già molto buoni, restano stabili.

 

Gli investimenti e la ricerca

Continua la corsa agli investimenti delle principali utility italiane. Dopo il boom del 2017, anche il 2018 mostra un forte aumento: +18,7%. Sono stati spesi 6,6 miliardi, un valore equivalente allo 0,3% del PIL italiano e al 2,1% degli investimenti fissi lordi nel 2018.

 

Un dato rilevante è anche l’aumento della quota del fatturato destinata agli investimenti, che passa dal 4,9% del 2017 al 5,8%. Gli investimenti maggiori sono nel settore elettrico con 3,1 miliardi di euro, che equivalgono al 47% del totale e segnano un +22,9% sul 2017.

 

Il maggior incremento in termini percentuali è invece quello del settore rifiuti, che con 154,6 milioni investiti, aumenta del 57,9% rispetto al dato precedente. Anche la ricerca e l’innovazione stanno assumendo sempre maggior peso: le risorse destinate sono salite del 47% rispetto al 2017.

 

Smart mobility

Cresce anche l’impegno delle Top 100 nello sviluppo di progetti sulla mobilità sostenibile nelle città. Aumentano le iniziative di smart mobility, con il 25,5% delle aziende che ha dichiarato di averne allo studio o in corso di realizzazione e il 21,3% che ne ha già alcune operative. Una utility su due (il 48,9%) svilupperà nuovi progetti per le infrastrutture e il 34% ne ha già attivi. Le Top 100 hanno installato ad oggi 12.000 punti di ricarica elettrica pubblica e nei prossimi tre anni ne sono previsti oltre 30.000.

 

Sostenibilità e diversity

Sono 59 le Top 100 che pubblicano il rapporto di sostenibilità, principale strumento di reporting sociale e ambientale, a conferma di un trend di crescita continuo: +22% in tre anni. Nel quadro delle politiche di responsabilità sociale sta progressivamente emergendo anche il tema della diversità e dell’inclusione. Il 15% delle aziende ha adottato policy interne che includono la diversity. Quanto ad aspetti più specifici, come l’uguaglianza di genere, il personale femminile nelle Top 100 è il 24%, superiore alla media del settore industriale italiano. La presenza di donne nei CdA è ancora più alta: 34%.

 

Comunicazione e rapporti con i clienti

La comunicazione online tra le aziende continua ad essere in crescita grazie a un approccio multicanale (app, social e sito web). Il 70% offre spazi sui siti per i reclami e i suggerimenti e il 77% ha almeno un profilo social. Migliora anche l’indice di soddisfazione complessiva dei clienti, sebbene il numero di reclami sia salito sensibilmente, registrando il valore più alto del triennio. Il processo di digitalizzazione delle utility ha però ridotto i tempi d’attesa delle chiamate e agli sportelli, oltre a quelli di risposta ai reclami scritti.

 

Fonte: https://www.affaritaliani.it/economia/top-utility-mm-la-migliore-in-italia-nel-settore-crescono-gli-investimenti-653764.html

Ecco a quanto ammontano le tasse ambientali in Italia

Le tasse ambientali, se ben disegnate, possono offrire strumenti assai utili per guidare lo sviluppo economico su binari più sostenibili, ma il loro impatto sul fisco italiano è ancora assai limitato. I dati appena pubblicati da Eurostat (relativi al 2018) mostrano il gettito legato alle tasse ambientali nell’Unione europea è arrivato a quota 324,6 miliardi di euro, in crescita del 3% sull’anno e del 49% da inizio millennio. In questo contesto, l’Italia appare relativamente virtuosa: il 7,8% delle entrate fiscali arriva da tasse ambientali, una quota superiore alla media europea (6%).

 

Eppure la classifica non ci vede accompagnati da Paesi campioni di sviluppo sostenibile: a seguire subito dopo l’Italia c’è la Polonia del carbone (7,7%), mentre fa meglio di noi un Paese tra i più arretrati del continente dal punto di vista dell’economia circolare (Romania, 8%). Possibile che la percentuale di tasse ambientali possa essere così scarsamente collegata alle performance ambientali del Paese preso in esame?

 

Una parziale spiegazione arriva proprio dal prospetto Eurostat, che aggiunge come in Ue il 77% delle tasse ambientali sia legato al comparto “energia”, il 19% ai “trasporti” e solo il 3,3% è rappresentato da tasse sull’inquinamento o il consumo di risorse naturali. Che cosa significa?

 

Per capirne di più è utile guardare allo specifico caso italiano: nel nostro Paese circa l’82% del gettito “ambientale” in realtà è costituito da imposte (prevalentemente accise) sui prodotti energetici, con livelli differenziati di imposta non riconducibili al contenuto energetico (ad es. potere calorifico inferiore) o ad indicatori di impatto ambientale del prodotto (emissioni, costi esterni, etc.); un altro 17% circa è composto da da imposte sui veicoli di trasporto (bollo auto, assicurazione per RCA, etc.), mentre le imposte su specifici inquinanti o risorse naturali sono meno dell’1% (contro una media Ue del 3,3%). Al contempo, la quasi totalità del gettito “ambientale” raccolto non serve per migliorare le performance di sostenibilità del Paese: solo l’1% circa delle imposte ambientali è infatti soggetto ad un vincolo di destinazione riguardante il finanziamento delle spese per la protezione dell’ambiente.

 

di Luca Aterini

 

Fonte: http://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/ecco-a-quanto-ammontano-le-tasse-ambientali-in-italia/

 

Ecco perché dunque, di fatto, le tasse ambientali in Italia sono praticamente nulle: specularmente, le possibilità per impostare una riforma fiscale verde – se mai ci fosse la volontà politica di perseguirla – rimangono enormi.

Sostenibilità: a Crotone nasce Plastilab per donare seconda vita alla plastica

Da un lato un imprenditore lombardo che da anni è impegnato nella produzione di arredi e manufatti in plastica riciclata, che entra con una quota del 40% nel capitale societario di una startup innovativa creata utilizzando fondi erogati dell’Ue. Dall’altro, un’amministrazione che ha creduto nella possibilità di accrescere la quota di rifiuti plastici riciclati, da destinare poi alla realizzazione di arredi urbani e parchi gioco di cui potranno beneficiare gli abitanti del territorio. Il risultato di questa sinergia si chiama PlastiLab – Green Innovation.

 

Aggregata al Consorzio Net, vede la partecipazione di Idea Plast, società specializzata nel settore della plastica seconda vita, con sede a Lainate, in provincia di Milano. PlastiLab – Green Innovation è una società aggregata al Consorzio Net S.c.a.r.l., ente gestore del Polo di innovazione della Regione Calabria ‘Ambiente e rischi naturali, energie rinnovabili e gestione ecosostenibile dei rifiuti’. La mission di PlastiLab è quella di offrire al mercato una serie di servizi che mirano alla lavorazione in loco, delle plastiche provenienti dalla raccolta differenziata.

 

Plastilab intende pertanto operare nei diversi ambiti legati alla plastica ‘seconda vita’ per la realizzazione di elementi di arredo urbano, strutture di parchi giochi attrezzati, arredamenti interni, pavimentazioni, che possono diventare in prospettiva un business importante per tutto il Meridione. Ovviamente ampio spazio sarà dedicato all’attività di ricerca, realizzata all’interno di quello che è di fatto il primo laboratorio in Italia per la caratterizzazione dei rifiuti plastici.

 

“Il dibattito sulla plastica negli ultimi anni ha determinato da un lato una crescita della sensibilizzazione delle amministrazioni locali sul tema della raccolta differenziata, dall’altro ha portato all’obbligo per gli enti pubblici dell’adozione dei Criteri ambientali minimi (Cam) che privilegiano l’utilizzo di prodotti sostenibili provenienti dal riciclo” dichiara Luigi Borrelli, Presidente del Consorzio Net. È in questo scenario che “abbiamo deciso di scommettere sulla creazione di una startup, che si occupa di dare una seconda vita agli oggetti in plastica. A conferma che la corretta sinergia tra pubblico e privato può portare risultati non immaginabili fino a qualche anno fa”.

 

Nel dettaglio, le attività di Plastilab saranno focalizzate sullo studio e sullo sviluppo di nuovi sistemi tecnologici di recupero e riconversione degli scarti derivanti da post consumo industriale e urbano e sulla finalizzazione degli stessi in seconda vita; saranno offerti una serie di servizi che mirano alla lavorazione, in loco, delle plastiche provenienti dalla differenziata, con un mercato di vendita sicuramente in crescita.

 

Partendo dall’analisi delle caratteristiche che un manufatto deve avere, sarà possibile scegliere i materiali in modo accurato, studiare i volumi e i cicli produttivi e fornire la soluzione alle esigenze che il mercato attuale richiede. Si potranno così risolvere già in fase di progettazione del manufatto tutte le problematiche legate alla realizzazione del prodotto, sempre in considerazione della tecnologia di produzione che si vuole adottare.

 

Fonte: https://corrierequotidiano.it/ambiente/sostenibilita-a-crotone-nasce-plastilab-per-donare-seconda-vita-alla-plastica/