Eco–media academy: al via i corsi di giornalismo ambientale e comunicazione sostenibile

L’ambiente e lo sviluppo sostenibile hanno un impatto rilevante sul pubblico dei mezzi di comunicazione di massa, interessando una vasta gamma di aspetti legati alle istituzioni nazionali e locali, all’economia, alla società.

Ai nastri di partenza “Eco-Media Academy”, promosso da Pentapolis Institute, un ricco programma con i primi cinque corsi gratuiti di giornalismo ambientale e comunicazione sostenibile inseriti nella piattaforma di Formazione Continua dell’Ordine dei Giornalisti, patrocinante l’iniziativa. Trenta docenti di riconosciuta importanza nazionale racconteranno l’Agenda 2030 per avere una visione d’insieme, e un approccio sistemico, per saper riconoscere le fonti autorevoli, raccontare fatti e iniziative con uno stile che tenga unite le varie questioni e settori tematici, educando a un linguaggio corretto e a una nuova narrazione più positiva e meno spettacolarizzata, che sappia valorizzare esempi virtuosi.

“I media hanno un ruolo importante, decisivo e di accelerazione nel centrare i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile – afferma Massimiliano Pontillo, Direttore Eco-Media. Sono necessarie una formazione e un’informazione all’altezza del compito”.

I Corsi Eco-Media Academy sono al momento on line, della durata di 3 ore ciascuno, con in il rilascio di 3 crediti.

L’iniziativa accompagna e integra un progetto di ricerca annuale, il “Rapporto Eco Media”, che dal 2014 si pone l’obiettivo di fornire elementi di analisi dal monitoraggio dei media, alle mappature degli stakeholder, alle analisi valoriali, per una riflessione sulla comunicazione della sostenibilità, al fine di valutare lo stato dell’arte dell’informazione ambientale, e l’efficacia della sensibilizzazione dei cittadini.

Ufficio stampa: comunicazione@pentapolis.eu

PROGRAMMA DIDATTICO 2021

25 Giugno

1) Agenda 2030: il percorso italiano e il ruolo della comunicazione giornalistica

Una sfida imponente, quanto imprescindibile. L’Italia, nonostante segnali incoraggianti, sconta ancora un ritardo. Il corso spiega ciò che si sta già facendo e ciò che ancora è necessario avviare, all’interno di una visione di sistema che interessi tutti gli ambiti del Paese. Nessuno escluso.

23 Luglio

2) Transizione energetica e media

In che modo i mezzi d’informazione percepiscono un tema tanto imponente come quello della transizione energetica? E quale è – o risulta essere – il timbro narrativo scelto nell’economia della narrazione generale? Il corso intende rispondere a queste domande illustrando le potenzialità del racconto e le sue innegabili criticità, in una cornice narrativa spesso contraddistinta da conflitti.

Ottobre

3) Finanza, etica e sostenibilità: il racconto sui media

La comunicazione è una componente fondamentale nella promozione della finanza etica e sostenibile, nel giusto racconto delle differenze tra i due concetti, e nello sviluppo degli investimenti socialmente responsabili. Il corso ha l’obiettivo di fornire un quadro esaustivo così da dotare i giornalisti di un bagaglio di conoscenze utili per un racconto più preciso e sistemico che tenga conto dei vari aspetti caratterizzanti il mondo finanziario

Novembre

4) Il ruolo della società civile tra le dinamiche conflittuali, la comunicazione e i decisori pubblici

In un “ambiente” contrassegnato da una intensa conflittualità, qual è e quale potrebbe essere il ruolo del Terzo Settore nel racconto della transizione ecologica che il Paese oggi vive? L’associazionismo ha avuto sempre un ruolo importante nel dialogo con i media e con i decisori pubblici. Una vera e propria cronistoria di uno degli ambiti più positivamente percepiti, in termini di fiducia.

Il corso intende esaminare anche casi di studio per individuare le caratteristiche peculiari di un processo comunicativo chiaro, trasparente e ben codificabile.

Dicembre

5) Informazione e ambiente: il Rapporto Eco-Media

Tra gli strumenti a disposizione dei giornalisti italiani, dal 2014, c’è il Rapporto Eco Media, unico nel suo genere. Il corso vuole presentare i risultati dell’analisi e del monitoraggio annuale, anche come possibili spunti per orientare la narrazione sul tema.

Chi siamo

Pentapolis nasce nel 2006 come associazione culturale, nel 2012 diventa una Onlus, nel 2021 si costituisce in tre realtà, ciascuna con una propria specializzazione e funzionalità operativa: Pentapolis Institute ETS, Pentapolis Communication SB, Pentapolis Goal4Planet ASD.

Tre anime che condividono un’unica idea dal valore universale: promuovere una comunità urbana glocale più sostenibile, giusta ed equa.

Diffonde gli obiettivi di sviluppo sostenibile dettati dall’Agenda 2030 (ONU), soprattutto nei contesti urbani (Polis), ed è attiva in diversi settori: giornalismo, comunicazione, scienze sociali, ricerca, formazione, eventi, cercando di apportare un contributo di valori, progetti e iniziative.

Un laboratorio di idee e una factory, con attenzione al Presente e la proiezione al Futuro.

Pentapolis è un think tank dove le istituzioni nazionali, gli enti locali, le imprese, la società civile, il mondo della ricerca, i media e i cittadini si connettono, incontrano, confrontano, dialogano e agiscono.

 

 

Giornata Mondiale degli Oceani. Wwf: il Mediterraneo si sta tropicalizzando

Con l'aumento delle temperature del 20% più veloce della media globale e l'innalzamento del livello del mare che dovrebbe superare il metro entro il 2100, il Mediterraneo si sta tropicalizzando, diventando il mare con il riscaldamento più rapido e il più salato del nostro pianeta.  Lo sostiene il nuovo rapporto del Wwf "L'effetto del cambiamento climatico nel mar Mediterraneo", diffuso in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani. 

 

Centinaia di specie aliene si sono già adattate a vivere nel Mediterraneo, secondo la ricerca. I molluschi autoctoni sono diminuiti di quasi il 90% nelle acque israeliane, specie invasive come il pesce coniglio costituiscono l'80% delle catture di pesce in Turchia e specie meridionali come barracuda e cernie brune sono diventate osservazioni comuni nelle acque settentrionali della Liguria.  Le temperature più calde e le tempeste stanno trasformando anche i fondali delle acque profonde. Praterie endemiche di posidonia, gorgonie e pinna nobilis sono diminuite in tutta la regione, fino ad estinguersi completamente in alcune aree.  La perdita di queste specie avrebbe un impatto drammatico sull'intero ecosistema marino, poiché forniscono habitat vitali per molte specie e producono benefici nella lotta al cambiamento climatico come serbatoi naturali di carbonio.  Per Giulia Prato, responsabile mare del Wwf Italia, "la tropicalizzazione del Mediterraneo è già avanzata. Il cambiamento climatico non è un tema del futuro, è una realtà che oggi scienziati, pescatori, subacquei, comunità costiere e turisti stanno già vivendo. Se vogliamo invertire questa tendenza, dobbiamo ridurre la pressione umana e costruire la resilienza". 

 

Fonte: https://www.rainews.it/dl/rainews/media/Giornata-Mondiale-degli-Oceani.-Wwf-il-Mediterraneo-si-sta-tropicalizzando-6d84abad-c3e8-45f5-9cb9-a6e7377f9306.html#foto-1

Il G7 ritrova l’unità: accordo su vaccini e ambiente, compromesso sulla Cina

Allineati nella lotta contro il cambiamento climatico, nella cooperazione sui vaccini e anche nell'atteggiamento verso la Cina: al termine dei lavori il G7 ha ritrovato un'unità di intenti.

 

Intesa sull'ambiente

L'ambiente è stato il tema principale della giornata conclusiva del summit di Carbis Bay, in Cornovaglia. «Proteggere il pianeta è la missione più importante che noi leader abbiamo», ha detto Boris Johnson, il premier britannico. I leader del G7 hanno concordato di aumentare il loro contributo al fondo da 100 miliardi di dollari all'anno per aiutare i Paesi in via di sviluppo a ridurre le emissioni nocive. Il 2021 rappresenterà «il momento di svolta per il pianeta», afferma il comunicato finale del summit. I leader si sono impegnati ad azzerare le emissioni al più tardi nel 2050 e a fare tutto il possibile per mantenere l'aumento della temperatura al di sotto di 1,5 gradi.

 

Il presidente americano Joe Biden ha sottolineato che è la prima volta che i leader mondiali trovano l'accordo su un impegno così specifico. I Paesi ricchi non finanzieranno più centrali a carbone ma solo fonti di energia rinnovabili e progetti sostenibili, una svolta che Johnson ha definito «una nuova rivoluzione industriale verde con il potenziale di trasformare il modo in cui viviamo».

 

Le associazioni ambientaliste hanno subito contestato la mancanza di cifre e impegni concreti da parte dei singoli Paesi, sottolineando che l'obiettivo di 100 miliardi all'anno era stato stabilito già nel 2009 e mai raggiunto, nonostante l'aggravarsi delle condizioni climatiche che ha penalizzato soprattutto i Paesi più poveri. Il guru degli ambientalisti, il veterano David Attenborough, in mattinata ha inviato un messaggio video al G7, dichiarando che «affrontare il cambiamento climatico ora è una sfida politica e di comunicazione tanto quanto una sfida scientifica o tecnologica, Abbiamo la capacità di affrontare la sfida, ma serve la volontà globale di farlo».

 

di Nicol Degli Innocenti

 

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/il-g7-ritrova-l-unita-accordo-vaccini-e-ambiente-compromesso-cina-AEZz66P?keepThis=true&TB_iframe=true&height=650&width=850&caption=Il+Sole+24+ORE+-++Homepage

Fao: inquinamento suolo minaccia produzione alimentare e ecosistemi

Il peggioramento dell’inquinamento del suolo e la proliferazione dei rifiuti minacciano il futuro della produzione alimentare globale, della salute umana e dell’ambiente e richiedono una risposta globale urgente, secondo un rapporto congiunto pubblicato oggi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) e il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente.

Il Global Assessment of Soil Pollution è stato presentato dal direttore generale della FAO, QU Dongyu, e dal direttore esecutivo dell’UNEP, Inger Andersen, in un evento virtuale che faceva parte delle celebrazioni per la Giornata Mondiale dell’Ambiente (5 giugno) e il Decennio delle Nazioni Unite sul ripristino dell’ecosistema (2021-2030).

 

L’inquinamento del suolo attraversa tutti i confini e compromette il cibo che mangiamo, l’acqua che beviamo e l’aria che respiriamo. La valutazione congiunta ha rilevato che il diffuso degrado ambientale causato dall’inquinamento del suolo, dovuto alle crescenti esigenze dei sistemi agroalimentari e industriali e all’aumento della popolazione mondiale, sta peggiorando ed è una delle principali sfide mondiali per il ripristino degli ecosistemi.

Le principali fonti di inquinamento del suolo sono state identificate le attività industriali e minerarie, i rifiuti urbani e industriali mal gestiti, l’estrazione e la lavorazione di combustibili fossili, nonché pratiche agricole e trasporti non sostenibili. QU Dongyu ha sottolineato la necessità di una risposta coordinata per affrontare l’inquinamento del suolo e migliorare la salute del suolo per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

 

“La protezione del suolo è della massima importanza per garantire il successo dei nostri futuri sistemi agroalimentari, il ripristino degli ecosistemi e tutte le vite sulla terra. La nostra società vuole cibi più nutrienti e sicuri, privi di contaminanti e agenti patogeni”, ha aggiunto.

Secondo il rapporto, l’uso di pesticidi è aumentato del 75% tra il 2000 e il 2017 con circa 109 milioni di tonnellate di fertilizzanti azotati sintetici applicati in tutto il mondo nel 2018. L’uso della plastica in agricoltura è aumentato in modo significativo negli ultimi decenni con 708000 tonnellate di plastica non da imballaggio consumate in agricoltura nell’UE nel 2019.

 

La produzione annua globale di prodotti chimici industriali è raddoppiata a circa 2,3 miliardi di tonnellate dall’inizio del 21° secolo e si prevede che aumenterà dell’85% entro il 2030. In aumento anche la produzione di rifiuti. Il mondo attualmente produce 2 miliardi di tonnellate di rifiuti all’anno e si prevede che saliranno a 3,4 miliardi di tonnellate entro il 2050 a causa della crescita demografica e dell’urbanizzazione.

La valutazione FAO-UNEP prevede che l’inquinamento del suolo e dell’ambiente continuerà a deteriorarsi a meno che non avvenga un cambiamento nei modelli di produzione e consumo e un più forte impegno politico per sostenere la gestione sostenibile e per rispettare pienamente la natura. La pandemia di COVID-19 ha anche aumentato la pressione sull’ambiente intensificando il rilascio di rifiuti.

 

Fonte: https://www.askanews.it/esteri/2021/06/04/faoinquinamento-suolo-minaccia-produzione-alimentare-e-ecosistemi-pn_20210604_00191/

Il Senato approva il disegno di legge sulla tutela dell’ambiente e della biodiversità in Costituzione

Il Senato ha approvato in prima lettura il disegno di legge che introduce la tutela dell’ambiente e della biodiversità nella Costituzione, e che era stato approvato a fine marzo dalla commissione Affari costituzionali del Senato: un passo che è stato considerato molto importante dalle forze politiche che avevano avanzato la proposta. Per la modifica in Costituzione saranno necessarie in totale quattro letture, quindi dovrà passare ancora due volte alla Camera e una al Senato.

 

Il disegno di legge prevede la modifica della Costituzione agli articoli 9, 41 e 117: nel primo, in cui attualmente si precisa che «la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica», è prevista in particolare l’aggiunta del riferimento alla «tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni». Ci sono stati 224 voti favorevoli e nessun voto contrario; si sono astenuti 23 senatori di Fratelli d’Italia e Azione, che sostiene che nel disegno di legge manchi un riferimento allo sviluppo sostenibile.

 

Il disegno di legge era la sintesi di altre proposte precedenti fatte da Liberi e Uguali, Partito Democratico, Forza Italia, Movimento 5 Stelle e +Europa. Ad aprile la Lega aveva presentato al testo unificato della Commissione quasi 250 mila emendamenti. L’interpretazione dei commentatori era stata che la Lega volesse evitare troppi vincoli in difesa degli animali non domestici, che avrebbero potuto essere in contrasto con gli interessi della caccia e degli allevamenti, due settori in cui il partito di Matteo Salvini ha particolare seguito. Inoltre, si era detto, la Lega non gradiva il fatto che la modifica proposta dalla Commissione assegnasse allo Stato e non alle regioni la competenza esclusiva su queste materie, riducendo dunque gli interventi a livello locale su diverse questioni.

 

di Gianluigi Basilietti

 

Fonte: https://www.ilpost.it/2021/06/10/senato-approva-prima-lettura-disegno-legge-tutela-ambiente-biodiversita-animali/

Ispra, il post-Covid è già qui: le emissioni italiane di gas serra tornano a crescere

Dopo l’Enea che ha segnalato un incremento nelle emissioni di gas serra italiane del +0,2% già nel primo trimestre 2021, adesso è direttamente l’Ispra a fornire le stime di crescita per l’anno in corso: «Nel 2021 le emissioni sul territorio nazionale sono previste superiori dello 0.3% rispetto al 2020 a fronte di un incremento previsto del Pil pari all’1.9%», dopo il crollo registrato a causa della pandemia nel 2020.

 

A partire dai dati attualmente disponibili, l’Istituto nazionale per la protezione e la ricerca ambientale prefigura dunque «un leggero incremento delle emissioni di gas serra come conseguenza della ripresa della mobilità e delle attività economiche», delineando dunque un disaccoppiamento relativo tra crescita economica e andamento dei gas serra.

 

Uno scenario che di per sé non darebbe soddisfazione dell’Accordo sul clima di Parigi, dato che le emissioni climalteranti dovrebbero scendere e molto in termini assoluti, non crescere sebbene più lentamente del Pil.

 

Peraltro, le previsioni economiche più aggiornate sembrano mostrare ben altre cifre del +1,9% impiegato dall’Ispra: solo pochi giorni fa l’Istat ha infatti prefigurato un aumento del Pil italiano pari al +4,7% nell’anno in corso, ovvero un incremento più che doppio.

 

Raddoppieranno dunque anche le emissioni di gas serra, rispetto a quanto ad oggi previsto da Ispra? Possibile. Soprattutto perché, come riconosce in primis l’Istituto, tale «andamento conferma la necessità di modifiche strutturali, tecnologiche e comportamentali che riducano al minimo le emissioni di gas serra nel medio e lungo periodo». Modifiche strutturali che finora evidentemente non ci sono state.

 

Eppure a rischio continua ad esserci non “solo” il clima, ma anche la nostra economia: il recente rapporto realizzato dallo Swiss Re Institute per Oxfam mostra chiaramente che senza azioni climatiche davvero ambiziose, le «economie delle nazioni del G7 potrebbero vedere una perdita media dell’8,5% annuo entro il 2050, equivalente a 4,8 trilioni di dollari». E all’Italia andrebbe ancora peggio, con perdite stimate nell’ordine dell’11,5% del Pil, il dato peggiore tra i Paesi analizzati.

 

di Luca Aterini

 

Fonte: https://www.greenreport.it/news/clima/ispra-il-post-covid-e-gia-qui-le-emissioni-italiane-di-gas-serra-stanno-tornando-a-crescere/