Con foreste Ue ben gestite si raddoppia assorbimento CO2

Se gestite in modo più sostenibile, ogni anno le foreste della Ue potrebbero assorbire il doppio dell'anidride carbonica: si passerebbe dai 245,4 milioni di tonnellate di CO2 all'anno ad un potenziale di 487,8 milioni tonnellate (circa equivalenti alle emissioni annuali della Francia). Lo rivela uno studio commissionato da Greenpeace Germania all'istituto indipendente di ricerca "Natural Forest Academy" (Naturwald Akademie). Secondo lo studio così "se lo sfruttamento dell'incremento del 'capitale naturale' costituito dalle foreste nell'Ue fosse ridotto di un terzo, la biodiversità aumenterebbe, le foreste diventerebbero più resilienti ai cambiamenti climatici e il potenziale di assorbimento di CO2 potrebbe aumentare da 245,4 milioni di tonnellate all'anno a 487,8 milioni". "Le foreste dell'Ue hanno più potenziale di quel che crediamo nella lotta contro i cambiamenti climatici e quindi dovrebbero essere protette e ripristinate" afferma Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia, "invece, preferiamo abbatterle e farne legna da ardere". "È sbagliato pensare che bruciare biomassa legnosa di origine forestale, legna, ma anche cippato e pellet, che non provengano da scarti altrimenti inutilizzabili - spiega - sia un'alternativa sostenibile rispetto ai combustibili fossili: la CO2 emessa dalla combustione degli alberi abbattuti non viene riassorbita da altri alberi piantati al loro posto". Per questo - si legge -, insieme ad altre Ong, Greenpeace chiede alla Commissione europea di escludere l'energia generata dalla combustione del legno (fatta eccezione degli scarti che non possono essere riciclati), dagli obiettivi per l'energia rinnovabile nella revisione in corso sulle politiche energetiche e climatiche Ue.

Greenpeace chiede inoltre di "adottare una visione condivisa delle foreste dell'Ue con nuovi obiettivi vincolanti per il loro ripristino e protezione". "Per evitare il greenwashing e le false soluzioni - conclude -, questi obiettivi dovranno essere trattati separatamente dagli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra".

 

Fonte: https://www.ansa.it/ansa2030/notizie/green_blue/2020/12/23/con-foreste-ue-ben-gestite-si-raddoppia-assorbimento-co2_937aed69-72e4-46d5-844c-79e8d519ddbb.html

L’appello del Comitato capitale naturale sul Piano nazionale di ripresa e resilienza

Ospitiamo l’appello sottoscritto dai membri del Comitato capitale naturale e che è stato inviato al presidente del Consiglio, ai ministri dell’Ambiente, dell’Economia, dello Sviluppo economico, degli Affari europei, del Sud e della Coesione territoriale.

 

La drammatica pandemia da SARS-CoV-2 che sta modificando il nostro mondo ci obbliga a riflettere seriamente sulla situazione mondiale che abbiamo ormai prodotto e che gli scienziati ritengono costituisca un nuovo periodo geologico, l’Antropocene, a dimostrazione di quanto l’intervento umano abbia ormai profondamente modificato le dinamiche e l’evoluzione dei sistemi naturali sulla Terra.

 

Con il nostro impatto abbiamo trasformato il 75% degli ambienti naturali delle terre emerse e significativamente impattato il 66% degli ecosistemi marini. Abbiamo modificato il clima nonché i grandi cicli biogeochimici del carbonio, dell’azoto e del fosforo. Abbiamo prodotto una enorme quantità di nuove sostanze tossiche e nocive che non sono metabolizzabili dai sistemi naturali. Abbiamo modificato il ciclo dell’acqua e acidificato gli oceani. Abbiamo eroso e continuiamo a erodere la biodiversità in ogni angolo del pianeta, mettendo a rischio almeno un milione di specie animali e vegetali dopo averne cancellato per sempre un numero ancora imprecisato.

 

Stiamo modificando l’evoluzione della vita sul pianeta e persino l’ecologia dei virus, trasformandoli in fattori distruttivi per l’uomo e la natura.

 

Tutto questo rende indispensabile un grande cambiamento, che parta dalla presa di coscienza che “noi siamo natura”, che l’umanità è parte della natura, che la salute e il benessere umano sono strettamente legati alla vitalità e alla resilienza dei sistemi naturali e che “non è possibile rimanere sani in un mondo malato”, come Papa Francesco ha lucidamente affermato.

L’origine della stessa pandemia dovuta al virus SARS-CoV-2, provocata dalla trasmissione di un patogeno dagli animali all’uomo (zoonosi), è da imputare all’errata gestione degli ecosistemi naturali da parte dell’uomo, che esercita una pressione sempre più insostenibile su di essi. La grave pandemia spinge il mondo intero a interrogarsi sulla necessità di una transizione ecologica per concretizzare un vero e proprio cambiamento trasformativo del nostro vivere sull’unico pianeta che ci consente di esistere.

 

Oggi la scienza ci dice che è importante considerare la salute come un unicum che riguarda appunto la stretta connessione esistente tra la dimensione umana e quella planetaria (“One world – One health”).

 

La perdita di salute connessa all’erosione continua del capitale naturale che sostiene i servizi ecosistemici, e quindi la nostra esistenza e il nostro benessere, è troppo elevata. Tutti gli esseri umani necessitano di respirare aria pulita, bere acqua non contaminata e mangiare cibi sani. Sono i sistemi naturali con le loro complesse e delicate strutture che ci consentono, quotidianamente e gratuitamente, di vivere e di farlo in buona salute.

 

Inoltre, il concetto di salute umana non riguarda solo la dimensione intragenerazionale ma anche quella intergenerazionale, che richiama l’esigenza di garantire uno stato di salute planetario che tuteli nel futuro le nuove generazioni.

Se preserviamo la natura, preserviamo noi stessi. Se indeboliamo la natura, indeboliamo noi stessi. Comprendere questo principio è ormai indispensabile e soprattutto lo è agire di conseguenza, urgentemente e a tutti i livelli, riorientando l’azione umana verso pratiche di autentica sostenibilità che finalmente inseriscano la natura tra le cose importanti e ne tengano contezza in ogni scelta e programmazione politica.

 

L’agenda politica di questo momento così delicato vede al centro del dibattito le scelte che verranno operate sul Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza). Si tratta di un passaggio cruciale, la cui importanza sostanziale, al di là dei pur rilevanti aspetti gestionali, è probabilmente senza pari. Dalle scelte effettuate intorno e dentro al Piano dipende il futuro del nostro Paese e una parte del futuro del pianeta intero. Un futuro che si prospetta ancor più grigio e problematico se le scelte saranno errate, mentre potrebbe garantire un benessere duraturo se le scelte saranno giuste.

 

Per fare le scelte giuste dobbiamo orientare il Pnrr verso soluzioni basate sulla natura, come raccomanda l’Unione europea, che avviino una vera transizione ecologica e che, già da subito, intervengano sui grandi bisogni: il ripristino degli habitat naturali distrutti o frammentati, la corretta gestione degli ecosistemi terrestri e marini, la conservazione delle specie, la difesa del suolo, la promozione di infrastrutture verdi, la diffusione della consapevolezza dell’importanza della natura come capitale e patrimonio, da usare con assennatezza e da preservare.

 

Gli esperti del Comitato capitale naturale, che rappresentano il mondo scientifico e quello della società civile, ritengono utile sottolineare l’urgenza di fondare il Pnrr sul riconoscimento:

a) del valore e della centralità della protezione e tutela della biodiversità;

b) del valore del capitale naturale e dei servizi ecosistemici;

c) dell’assoluta necessità del recupero ecologico e del ripristino/restauro degli ecosistemi naturali del nostro Paese e delle loro funzioni.

 

Riteniamo tutti questi elementi componenti imprescindibili del Pnrr, poiché sono di fondamentale importanza per la salute umana e per aumentare la resilienza della natura rispetto ai gravissimi rischi cui andiamo incontro, e per le numerose altre crisi ambientali che già ci stanno minacciando, in primo luogo quelle derivanti dal cambiamento climatico.

Importanti soluzioni concrete da attuare riguardano tutte le azioni che oggi vengono definite come Green infrastructures (Gi) e Nature-based solutions (Nbs). Non è un caso che l’Unione europea promuova con forza il Green deal. Tanti atti della Commissione europea vanno proprio nella direzione di trovare soluzioni a questi problemi prioritari per il nostro futuro, come, ad esempio, la nuova Strategia sulla Biodiversità.

Il nostro Paese presenta indubbiamente un gigantesco problema di una sana e corretta gestione dei nostri ecosistemi terrestri e marini, sin qui modificati, trasformati e inquinati da fenomeni quali la cementificazione, la perdita di suolo e la frammentazione degli ecosistemi.

 

Riteniamo che una vera e grande opera pubblica nazionale dovrebbe essere fondata sul ripristino del nostro meraviglioso territorio, attraverso il recupero di tanti ambienti naturali terrestri e marini, deteriorati e danneggiati da decenni di utilizzo scriteriato delle risorse naturali.

 

Il degrado ambientale, presente e diffuso un po’ ovunque, si è manifestato, per fare un paio di esempi, particolarmente aggressivo nei confronti degli ecosistemi costieri e ripariali. Ambiti ove il consumo di suolo supera localmente il 20% della superficie interessata e si registra una significativa presenza di specie alloctone.

Lungo le coste, causa anche l’erosione costiera, risulta particolarmente danneggiata la vegetazione delle linee di deposito marino e del sistema dunale caratterizzato dalla presenza di prati di specie annuali, da ecosistemi aloigrofili, da steppe salate mediterranee, da garighe e macchia mediterranea con elementi arbustivi sempreverdi.

Gli ecosistemi igrofili (sponde fluviali e zone umide), ulteriormente danneggiati dalle pressioni del sistema agricolo e zootecnico, hanno subito una significativa riduzione dei loro spazi potenziali con ripercussioni sulla loro efficienza funzionale e strutturale in termini di fitodepurazione e stabilizzazione morfologica degli alvei e dei versanti.

Un piano nazionale di restauro degli ambienti naturali risulta ancora più rilevante ora, nel decennio 2021-2030 dedicato dalle Nazioni Unite proprio all’Ecosystem restoration, e con il mondo che sta elaborando la nuova strategia per la difesa della biodiversità del prossimo decennio.

 

Gli esperti del Comitato Capitale Naturale ritengono indispensabile definire un Piano nazionale di restauro ambientale con l’individuazione delle priorità di azione, la programmazione delle risorse umane e economiche necessarie alla sua concreta realizzazione e l’individuazione degli strumenti normativi, tecnici e finanziari più adeguati per garantire l’avvio di un’efficacia azione di “rinaturazione” del nostro Paese. Il Pnrr costituisce il contesto più appropriato per dare forza e concretezza a queste priorità.

 

I membri del Comitato capitale naturale sottolineano che un Programma nazionale di restauro ecologico, ripristino ambientale, “rinaturazione” del Paese, tutela e valorizzazione della biodiversità, Nature-based solutions unitamente allo sviluppo di Green infrastructures produrrebbe effetti molto positivi anche dal punto di vista dell’occupazione e auspicano che questi elementi, comuni alle strategie di tutti i paesi più avanzati del mondo, possano essere utilmente integrati nel Pnrr in corso di definizione.

 

Carlo Blasi, professore emerito e direttore scientifico Centro di ricerca interuniversitario Biodiversità, Servizi Ecosistemici e Sostenibilità, Università la Sapienza, Roma

Gianfranco Bologna, presidente onorario Comunità Scientifica WWF Italia, segretario generale Fondazione Aurelio Peccei, Club of Rome Italy

Carlo Calfapietra, direttore Istituto Ricerche sugli Ecosistemi Terrestri (IRET) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)

Roberto Danovaro, professore ordinario di Ecologia, Università Politecnica delle Marche (UNIVPM), Ancona e presidente Stazione Zoologica “Anton Dohrn”, Istituto Nazionale di Biologia Ecologia e Biotecnologie marine (SZN)

Ivan Faiella, Direttore, Banca d’Italia

Aldo Femia, esperto di contabilità ambientale – adesione a titolo personale

Enrico Giovannini, professore ordinario di Statistica economica, Università di Roma ‘Tor Vergata’ e portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS)

Gian Marco Luna, direttore Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie del Mare (IRBIM) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)

Giovanni Russo, professore ordinario di Ecologia, Università Parthenope, Napoli, presidente Società Italiana di Biologia Marina (SIBM)

Riccardo Santolini, professore di Ecologia, Università di Urbino

Danilo Selvaggi, direttore generale LIPU – BirdLife Italia

Giuseppe Scarascia Mugnozza, professore di Selvicoltura e Ecofisiologia forestale, Università della Tuscia, Viterbo

Giorgio Zampetti, direttore generale Legambiente

 

Fonte: https://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/lappello-del-comitato-capitale-naturale-sul-piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/

Superbonus e bonus casa, bonus idrico, equo compenso e ISCRO

Dalle modifiche al superbonus 110% alla proroga dei bonus casa ‘classici’, dal nuovo bonus idrico alle misure per i progettisti, sono tante le misure per il settore edile contenute nella Legge di Bilancio 2021 all’esame del Parlamento.

 

Il superbonus 110%: proroga di 6+6 mesi e modifiche

La tanto attesa proroga del superbonus 110% ha deluso in parte le aspettative: anziché il prospettato allungamento di due anni, è arrivato uno spostamento dei termini al 30 giugno 2022, che diventa 31 dicembre 2022 solo per i lavori che a giugno 2022 sono conclusi al 60%. Inoltre, si è deciso che la parte di spesa sostenuta nel 2022 dovrà essere recuperata in 4 rate anziché in 5.

 

C’è però anche una modifica richiesta da più parti in questi mesi: sono stati ammessi al beneficio fiscale gli edifici composti da due a quattro unità immobiliari anche se posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche.

 

Altre correzioni sono state introdotte per chiarire alcuni punti controversi della normativa: è stato stabilito che si definisce ‘funzionalmente indipendente’ una unità immobiliare che sia dotata di almeno tre delle seguenti installazioni o manufatti di proprietà esclusiva: impianto per l’approvvigionamento idrico, per il gas, per l’energia elettrica, impianto di climatizzazione invernale.

 

Un nuovo comma impone che il cartello esposto presso il cantiere in cui si stanno realizzando gli interventi agevolati con il superbonus, contenga la seguente dicitura: “Accesso agli incentivi statali previsti dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, superbonus 110 per cento per interventi di efficienza energetica o interventi antisismici”.

 

Altre modifiche riguardano la coibentazione tetto, le unità collabenti, le barriere architettoniche, gli impianti fotovoltaici, immobili danneggiati dai sismi. Vedi tutte le modifiche al superbonus 110%

 

Bonus idrico, 1.000 euro per risparmiare acqua

La Legge di Bilancio introduce il bonus idrico, un bonus da 1.000 euro per la sostituzione di sanitari con nuovi apparecchi a scarico ridotto e la sostituzione di rubinetteria, soffioni doccia e colonne doccia con nuovi apparecchi a limitazione di flusso d’acqua. Vedi i dettagli del bonus idrico

 

Ecobonus, ristrutturazione, mobili, verde, bonus facciate 2021

Come avviene ormai ogni anno, sono prorogati di 12 mesi i bonus per la riqualificazione, energetica, la ristrutturazione edilizia, l'acquisto di mobili ed elettrodomestici, il rifacimento di giardini e tetti verdi e (per la prima volta) il restauro delle facciate.

 

Bonus mobili, proroga 2021 e tetto a 16.000 euro

Il bonus mobili, oltre alla proroga al 2021, è interessato da una modifica: l’incremento da 10.000 a 16.000 del tetto di spesa. Resta ferma la regola che per usufruirne è necessario ristrutturare l’abitazione alla quale sono destinati i mobili. Vedi le novità del bonus mobili

 

Superbonus, polizza obbligatoria ed equo compenso

I professionisti alle prese con il superbonus 110% devono obbligatoriamente stipulare una polizza assicurativa con un massimale di almeno 500.000 euro. La Legge di Bilancio chiarisce che non è necessario stipulare una nuova assicurazione ma si può integrare quella già stipulata, a condizione che essa non preveda esclusioni relative ad attività di asseverazione e abbia un massimale non inferiore a 500.000 euro inserendo la copertura del rischio di asseverazione dell’art. 119 del Decreto Rilancio.

 

Ricordiamo che un’altra recente novità che interessa i professionisti che lavorano con il superbonus 110% è l’introduzione dell’obbligo, per istituti di credito e altri intermediari finanziari che acquisiscono il credito, di quantificare le parcelle professionali rispettando il principio dell’equo compenso. Questa norma è contenuta nella Legge di conversione dei Decreti Ristori.

 

Professionisti, sconto contributi previdenziali e ISCRO

La Legge di Bilancio 2021 istituisce un Fondo da 1 miliardo di euro per ridurre i contributi previdenziali dovuti da autonomi e professionisti iscritti alle gestioni previdenziali dell’INPS e dai professionisti iscritti alle Casse private.

 

Potranno ottenere lo ‘sconto’ finanziato da questo Fondo i professionisti che hanno percepito nel periodo d’imposta 2019 un reddito complessivo non superiore a 50.000 euro e hanno subìto un calo del fatturato o dei corrispettivi nel 2020 non inferiore al 33% rispetto a quelli dell’anno 2019.

 

Del miliardo di euro complessivi, ai professionisti iscritti alle Casse di previdenza private sarà destinata, in via eccezionale, una quota non ancora quantificata. Vedi i dettagli della misura

 

Inoltre, la Legge di Bilancio 2021 introduce l’indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa (ISCRO) destinata ai professionisti iscritti alla Gestione separata INPS, una misura che la Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, intende allargare a tutti i lavoratori autonomi e professionisti, ordinisti e non.

 

Fonte: https://www.edilportale.com/news/2020/12/normativa/superbonus-e-bonus-casa-bonus-idrico-equo-compenso-e-iscro-le-novit%C3%A0-2021_80357_15.html

L’Italia fa acqua… ma il governo approva il “bonus idrico”

Che utilità può avere un bonus per incentivare la famiglie a “risparmiare le risorse idriche” se il nostro sistema idrico perde 2,5 miliardi di metri cubi di acqua all’anno (dati Istati, 2018)? La domanda è lecita mentre assistiamo al via libera dell’ennesima agevolazione senza che si metta in conto una misura infrastrutturale seria come le associazioni ambientaliste (e non solo) chiedono da anni. Ma facciamo un passo indietro. Nei giorni scorsi la Commissione Bilancio della Camera ha dato il via libera ad un doppio bonus idrico con una dotazione complessiva di oltre 20 milioni di euro per il 2021.

 

Due incentivi, stessa ratio

Il primo bonus (20 milioni di euro per il 2021) andrà a finanziare tutta una serie di interventi riconoscendo un bonus di mille euro per ciascun beneficiario da utilizzare entro il 31 dicembre del prossimo anno. Il bonus servirà a sostenere interventi di sostituzione di vasi sanitari in ceramica con nuovi apparecchi di rubinetteria, soffioni di doccia e colonne doccia esistenti con nuovi apparecchi a limitazione di flusso d’acqua, su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o singole unità immobiliari. Le spese ammissibili alla contribuzione sono quelle sostenute per i seguenti tasselli: fornitura e posa in opera di vasi sanitari in ceramica con volume massimo di scarico uguale o inferiore a 6 litri e relativi sistemi di scarico, comprese le opere idrauliche e murarie collegate e lo smontaggio e dismissione dei sistemi preesistenti; la fornitura e installazione rubinetti e miscelatori per bagno e cucina, compresi i dispositivi per il controllo di flusso d’acqua con portata uguale o inferiore a 6 litri al minuto e di soffioni doccia e colonne doccia con valori di portata di acqua uguale o inferiore a 9 litri al minuto, comprese le eventuali opere idrauliche e murarie collegate e lo smontaggio dei sistemi preesistenti. Le condizioni saranno stabilite in seguito da un decreto del ministro dell’Ambiente ma è già certo che la somma (al massimo 1.000 euro) sarà finanziata fino ad esaurimento.

 

L’altro bonus, invece, prevede un credito d’imposta del 50% per l’acquisto e l’installazione di sistemi di filtraggio, mineralizzaizone, raffreddamento e/o addizione di anidride carbonica. Lo sconto fiscale per l’acquisto dei filtri arriverà a massimo 1.000 euro per le abitazioni private e a 5.000 euro per i pubblici esercizi. Previsto un finanziamento di 5 milioni l’anno per il 2021 e il 2022. Obiettivo, razionalizzare l’uso dell’acqua potabile e ridurre il consumo di contenitori di plastica.

 

Intanto il sistema fa acqua

Peccato però che a nessuno sia venuto in mente di destinare una somma all’ammodernamento della rete idrica. Sia chiaro, c’è sempre tempo per aggiornare la bozza del Recovery Plan in cui, ad oggi, non compare nessun intervento infrastrutturale sulle condotte dell’acqua. Eppure non è che non ce ne sia bisogno. Dati alla mano – Blue Book della Fondazione Utilitas del 2017 – il 60% delle infrastrutture è stato messo in posa oltre 30 anni fa (percentuale che sale al 70% nei grandi centri urbani); il 25% di queste supera i 50 anni (arrivando al 40% nei grandi centri urbani).

 

Facile immaginare che con acquedotti così vecchi ogni anno vadano persi diversi miliardi di metri cubi d’acqua. Gli ultimi dati pubblici sono dell’Istat e risalgono al 2018.

 

Nelle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei 109 comuni capoluogo di provincia/città metropolitana sono stati immessi in rete, nel 2018, 2,5 miliardi di metri cubi di acqua (378 litri per abitante al giorno) e ne sono stati erogati per usi autorizzati agli utenti finali 1,6 miliardi di metri cubi (237 litri per abitante al giorno, sia fatturati sia forniti ad uso gratuito). Ne deriva che il 37,3% dell’acqua immessa in rete è andato disperso, e non è arrivato agli utenti finali (era il 39,0% nel 2016), con ripercussioni finanziarie e ambientali di rilievo, soprattutto considerando gli episodi sempre più frequenti di scarsità idrica che interessano il nostro territorio.  Le perdite interessano tutta la rete, da Nord a Sud. Circa l’entità delle stesse può essere utile questa tabella elaborata da Cittadinazattiva che raggruppa o dati per capoluogo di provincia.

 

Gli investimenti

Le perdite totali di rete si compongono, oltre che di una parte fisiologica, che incide inevitabilmente su tutte le infrastrutture idriche, anche di una parte dovuta a vetustà degli impianti e a rotture, componente prevalente soprattutto in alcune aree del territorio, e di una parte amministrativa, legata a errori di misura dei contatori e ad allacci abusivi. C’è da dire, ad onor del vero, che con il trasferimento delle competenze di regolazione e controllo all’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera), gli investimenti realizzati nel servizio idrico integrato hanno registrato una crescita costante arrivando a 38,7 euro ad abitante nel 2017, con un aumento del 24% negli ultimi 7 anni. A fare i conti è sempre la Fondazione Utilitas ma i dati trovano riscontro anche nel report dell’Autorità di regolazione secondo cui i maggiori investimenti sono stati fatti proprio per limitare la dispersione idrica. Anche in questo caso, un grafico elaborato da Cittadinanzattiva ci aiuta a comprendere meglio. 

 

di Valentina Corvino

 

Fonte: https://ilsalvagente.it/2020/12/24/101823/

Trovate nelle acque 299 sostanze inquinanti su 426 cercate

Ben 299 sostanze inquinanti su 426 cercate nelle acque. E gli insetticidi sono quelle più diffuse. Sono alcuni dei dati emersi dal Rapporto nazionale pesticidi nelle acque dell'Ispra, disponibile oggi sul sito dell'Istituto. Le indagini, che hanno riguardato 4.775 punti di campionamento e 16.962 campioni, raccontano che nelle acque superficiali sono stati trovati pesticidi nel 77,3% dei 1.980 punti di monitoraggio, in quelle sotterranee nel 32,2% dei 2.795 punti. Le concentrazioni misurate sono in genere frazioni di g/L (parti per miliardo), ma gli effetti nocivi delle sostanze si possono manifestare anche a concentrazioni molto basse. Gli insetticidi sono la classe di sostanze più rinvenute, a differenza del passato, quando erano gli erbicidi.

 

Ben 299 sostanze inquinanti su 426 cercate nelle acque. E gli insetticidi sono quelle più diffuse. Sono alcuni dei dati emersi dal Rapporto nazionale pesticidi nelle acque dell'Ispra, disponibile oggi sul sito dell'Istituto. Le indagini, che hanno riguardato 4.775 punti di campionamento e 16.962 campioni, raccontano che nelle acque superficiali sono stati trovati pesticidi nel 77,3% dei 1.980 punti di monitoraggio, in quelle sotterranee nel 32,2% dei 2.795 punti. Le concentrazioni misurate sono in genere frazioni di g/L (parti per miliardo), ma gli effetti nocivi delle sostanze si possono manifestare anche a concentrazioni molto basse. Gli insetticidi sono la classe di sostanze più rinvenute, a differenza del passato, quando erano gli erbicidi.

 

Il Rapporto è il risultato di un complesso lavoro che vede la collaborazione di tutte le componenti del Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente, predisposto dall'Ispra sulla base delle informazioni trasmesse da Regioni e Province autonome, che attraverso le Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente effettuano le indagini sul territorio e le analisi di laboratorio. Le informazioni su cui è costruito provengono da indagini svolte a livello regionale, che scontano importanti disomogeneità e non consentono agevolmente un confronto diretto tra diverse aree territoriali. Differenze significative, infatti, ci sono nella densità della rete di monitoraggio, nelle prestazioni dei laboratori che operano spesso con diverse capacità di analisi; il numero delle sostanze cercate, infine, varia sensibilmente da regione a regione. Occorre quindi tener conto di questi fattori e distinguere tra l'elevata qualità di indagine - che porta e numerosi rilevamenti, anche se talvolta a livelli di concentrazione molto bassi - rispetto ad una inferiore che non rileva la presenza dell'inquinante a concentrazioni anche significative con migliore capacità di analisi.

 

In questo contesto, alcuni livelli di contaminazione, come in passato, risultano più diffusi nella pianura padano-veneta. Questo dipende, oltre che dalle intense attività in agricoltura e dalla particolare situazione idrologica dell'area, anche dal fatto che le indagini sono generalmente più efficaci nelle regioni del nord. Va detto che in questa edizione del Rapporto sono presenti i dati di tutte le Regioni, e anche in zone dove prima non evidenziata, emerge ora una significativa presenza di pesticidi nelle acque. Altri dati emersi: nelle acque superficiali, 415 punti di monitoraggio (21% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti ambientali.

Le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento sono gli erbicidi glifosate e il suo metabolita AMPA, il metolaclor e i fungicidi dimetomorf e azossistrobina; nelle acque sotterranee, 146 punti (il 5,2% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti. Le sostanze più rinvenute sopra il limite sono: gli erbicidi glifosate e AMPA, il bentazone e i metaboliti atrazina desetil desisopropil e i fungicidi triadimenol, oxadixil e metalaxil. Le vendite di prodotti fitosanitari nel 2018 sono state pari 114.396 tonnellate; dal 2009 al 2018 si è verificata una sensibile diminuzione delle quantità messe in commercio, indice di un minore impiego delle sostanze chimiche in agricoltura, dell'adozione di tecniche di difesa fitosanitaria a minore impatto e dell'aumento dell'agricoltura biologica. Nello stesso periodo c'è stato, apparentemente in controtendenza, un aumento della diffusione territoriale della contaminazione che interessa quasi tutte le regioni, soprattutto dovuto alla maggiore copertura ed efficacia dei monitoraggi. Nelle acque superficiali la percentuale di punti con presenza di pesticidi è aumentata di circa il 25%, in quelle sotterranee di circa il 15%. I dati evidenziano come in passato la presenza di miscele nelle acque; con un numero medio di 4 sostanze e un massimo di 56 sostanze in un singolo campione. Si deve quindi tenere conto che l'uomo, come altri organismi, sono spesso esposti a miscele di sostanze chimiche di cui non si conosce la composizione e, quindi,  non si può valutarne il rischio.

 

Fonte: https://www.repubblica.it/green-and-blue/2020/12/23/news/trovate_nelle_acque_299_sostanze_inquinanti_su_426_cercate-279631089/

 

 

I vincitori del VII Premio Giornalisti per la Sostenibilità 2020

Il Premio Pentapolis Giornalisti per la Sostenibilità, giunto quest’anno alla sua settima edizione, è un riconoscimento simbolico assegnato ai giornalisti che si siano particolarmente distinti per l’impegno in favore della divulgazione, anche scientifica, di tematiche green e social. Il Premio è utile a raccontare quanto di buono accade, in Italia e nel mondo, attraverso le best practices di imprese, istituzioni, associazioni e singoli cittadini: oltre la denuncia, quindi, storie positive da cui prendere esempio. 

 

Per la categoria TV il premio va a Stefano Zago, Teleambiente

Giornalista parlamentare e Direttore di Teleambiente, emittente televisiva che si caratterizza per un’alta qualità d’informazione su temi ambientali, sociali, economici e politici.

 

Per la categoria carta stampata il premio va a Elena Comelli, Corriere della Sera

Giornalista esperta di temi economici, d’innovazione tecnologica, energia e ambiente; scrive per diverse testate tra cui Il Corriere della Sera, Nova24 de Il Sole 24 Ore e Quotidiano Nazionale. Ha appena pubblicato con Edizioni Ambiente "Tocca a noi", una raccolta di interviste a guru delle soluzioni verdi.

 

Per la categoria web il premio va Marco Fratoddi, Sapereambiente.it 

Direttore responsabile di Sapereambiente, docente di scrittura giornalistica all’Università di Cassino, Caporedattore di Agricolturabio.info, tra i fondatori della Federazione italiana media ambientali, più di 11 anni in Legambiente come Direttore del mensile La Nuova Ecologia.

 

Per la categoria radio il premio va Francesca Malaguti, Rai Radio 1

Giornalista esperta di cronaca, conduce con Mario Tozzi “Green Zone” il sabato su Rai Radio 1, programma dedicato all’ambiente, all’agricoltura e al territorio. Una lunga esperienza in radio fin dai tempi dell’Università.