Nasce la Global Alliance for Sustainable Energy

Un gruppo di leader mondiali delle rinnovabili e dell’innovazione nel settore energetico ha lanciato una nuova organizzazione per “assicurare che le energie rinnovabili siano completamente sostenibili per le persone e il pianeta e per portare avanti una giusta transizione dai combustibili fossili”.

Si tratta della Global Alliance for Sustainable Energy che per i suoi membri rappresenta una risposta all’urgente necessità di decarbonizzare il sistema globale dell’energia, garantendo la sua sostenibilità da una prospettiva ambientale, sociale e di governance (ESG).

L’Alliance for Sustainable Energy riunisce aziende di servizi di diverse aree geografiche, i principali produttori delle catene di fornitura di energia eolica e fotovoltaica, nonché associazioni di settore e partner per l’innovazione.

I 17 membri fondatori sono, in ordine alfabetico: 3M, Adani Green Energy Ltd., EDP, Eletrobras, Enel Green Power, Global Solar Council, Global Wind Energy Council, Goldwind, Iberdrola, JA Solar, Nordex Group, NTPC Limited, Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, ReNew Power, Risen Energy e Trina Solar.

Il contesto

Il lancio dell’Alliance – spiegano i membri – arriva in un momento critico per l’azione climatica e la transizione energetica, appena due mesi prima del vertice sul clima delle Nazioni Unite COP26 che si terrà a Glasgow.

Nel frattempo, l’ultima valutazione scientifica del Comitato intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC) ha indicato che il pianeta si riscalderà di 1,5oC – il limite prefissato per il riscaldamento secondo l’accordo di Parigi del 2015 – nei prossimi due decenni se non saranno prese misure drastiche per eliminare le emissioni di gas serra.

Il percorso per mantenere il riscaldamento globale entro i limiti stabiliti dall’accordo di Parigi è di zero emissioni nette entro il 2050 e per raggiungere questo obiettivo l’azione climatica deve essere intensificata. In questo scenario, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), quasi il 70% della produzione di elettricità a livello globale dovrebbe provenire dal fotovoltaico e dall’eolico.

Le tecnologie dell’energia rinnovabile, guidate dall’eolico e dal fotovoltaico, hanno già compiuto un passo avanti per imporsi su nuove installazioni di generazione elettrica, dato che sono diventate le fonti di energia più economiche in molti mercati.

Negli ultimi sette anni, secondo l’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (Irena), è stata aggiunta ogni anno più energia rinnovabile alle reti mondiali che dai combustibili fossili e dal nucleare messi insieme: nel 2020, il dominio delle tecnologie non inquinanti sulle fonti tradizionali è salito ulteriormente con 260 gigawatt di generazione basata sulle energie rinnovabili aggiunte nel mondo, più di quattro volte rispetto alle altre fonti.

Gli obiettivi

I 17 membri dell’Alliance sono pronti a lavorare insieme sugli ambiti di interesse individuati: zero emissioni nette e impronta di carbonio; economia circolare e design; diritti umani; e impronta idrica.

L’Alliance è aperta a nuovi membri che condividono questa visione e possono contribuire concretamente all’obiettivo finale di diventare un’industria veramente sostenibile nella transizione verso le zero emissioni nette entro il 2050.

Fonte: https://www.qualenergia.it/articoli/nasce-global-alliance-for-sustainable-energy/

Pnrr fondamentale, ma servono riforme strategiche

Pnrr fondamentale, ma servono riforme strategiche (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Roma, 15 set - Il Sud, sul fronte rifiuti, e' in ritardo su differenziata, governance e impianti con la conseguenza di una maggiore spesa a carico dei cittadini a fronte di un servizio peggiore. Utilitalia, la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche presenta al Green Symposium l'impatto degli investimenti legati al Pnrr nel settore rifiuti al Sud Italia. La corretta gestione dei rifiuti e' uno degli obiettivi prioritari delle politiche ambientali ed economiche europee ed italiane.

 

Il Pnrr si pone in questo contesto come strumento utile al recupero del gap infrastrutturale e gestionale che divide il Nord dal Sud Italia. Sono stati stimati in circa 440 milioni di euro gli investimenti realizzabili nel Mezzogiorno dalle imprese associate a Utilitalia e la messa a terra degli investimenti, in particolar modo quelli relativi ad impianti per il trattamento della frazione organica, contribuirebbe ad incrementare la capacita' disponibile di oltre il 20% e ridurre il fabbisogno del 16%.

 

Per garantire la realizzazione delle progettualità proposte, colmare il service divide che caratterizza il Paese e contribuire al miglioramento del sistema di governance del settore, il Piano, sottolinea la federazione, deve contenere necessariamente delle riforme strategiche che devono riguardare il- potenziamento dello sviluppo industriale, con il fine di favorire la circolarità delle risorse materiali ed energetiche, e il sostegno dell'innovazione tecnologica per poter raggiungere i target nazionali ed europei in tema di avvio a riciclo. E ancora il confronto con gli stakeholders, misure a sostegno dell'elaborazione del Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti attraverso la definizione di coerenti fabbisogni di trattamento, la garanzia dell'efficacia degli strumenti di pianificazione, la costruzione di una governance adeguata ed il sostegno di una regolazione trasparente.

 

Fonte: https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/economia/dettaglio/rifiuti-utilitalia-sud-in-ritardo-su-differenziata-governance-e-impianti-nRC_15092021_1403_385201510.html

Nel 2020 sono stati uccisi quattro attivisti per l'ambiente a settimana

Il 2020 ha raggiunto il triste record dell’anno con il maggior numero di omicidi di persone impegnate nella difesa dell’ambiente e della terra in otto anni. Sono state 227 le morti, quattro a settimana, secondo quanto rivela un nuovo rapporto pubblicato da Global Witness, organizzazione non governativa internazionale che dal 2012 raccoglie i dati sulla repressione ambientale.

Gli omicidi, 15 più del 2019, riguardano soprattutto persone impegnate nella difesa della terra: un terzo delle vittime, infatti, si contrapponeva all’attività mineraria, a impianti idroelettrici, progetti di agribusiness e disboscamento. Il numero totale di morti costituisce comunque una sottostima vista la difficoltà di raccogliere informazioni da ogni parte del mondo e far emergere la situazione critica di alcuni paesi rispetto ad altri. Circa la metà degli omicidi, oltre cento, è avvenuta in soli tre paesi: Colombia, Filippine e Messico

In particolare, la Colombia risulta essere il paese più pericoloso dal punto di vista della difesa ambientale, con 65 omicidi che la piazzano al primo posto (come nel 2019). In Messico sono stati contati 30 omicidi di questo tipo nel 2020, un +67% rispetto all’anno precedente, mentre nelle Filippine le morti violente legate all’impegno per la terra e l’ambiente sono state 29, parte di una striscia di sangue cominciata nel 2016 con la prese del potere del presidente Rodrigo Duterte che ha fatto segnare 116 omicidi in cinque anni.

Le popolazioni indigene a rischio

Come emerge dal rapporto, tra i soggetti più vulnerabili quando si tratta di difesa dell’ambiente ci sono le comunità indigene, che costituiscono un terzo delle vittime totali del 2020. Gli attacchi avvengono soprattutto nell’ambito della difesa delle foreste dall’opera di disboscamento, con il taglio illegale di alberi che è la prima voce per quanto riguarda gli omicidi di chi vi si oppone. I paesi maggiormente coinvolti in questo senso sono proprio quelli dell’America latina. In Messico la metà delle uccisioni ha riguardato persone indigene, in Brasile diversi leader locali hanno pagato con la vita il loro attivismo ambientale: solo nei primi mesi del 2020 sono stati uccisi in sei. Tra questi Zezico Guajajara, tra le figure di spicco del popolo Guajajara, che da tempo era attivo nella lotta al disboscamento anche attraverso un apposito corpo di sorveglianza forestale indigeno.

Ma non c’è solo la difesa dal disboscamento all’origine dell’infinita strage indigena. Alla fine dello scorso dicembre nove indigeni Tumandok sono stati brutalmente uccisi dalla polizia sull’isola di Panay, nelle Filippine, a causa della loro attività di boicottaggio di una diga in costruzione presso i loro territori. In generale, nel corso del 2020 cinque delle sette stragi ai danni di difensori ambientali in giro per il mondo hanno riguardato persone appartenenti a comunità indigene. 

L’impegno della COP26

 

Il 31 ottobre a Glasgow avrà inizio la Conferenza dell’Onu sul cambiamento climatico (Cop26), un consesso che vedrà riuniti quasi 200 leader globali. Gli attivisti di Global Witness hanno segnalato l’urgenza che tra le altre cose si discuta anche del cronico incremento di attacchi letali a danno dei difensori della terra e dell’ambiente, perché si garantisca a questo tipo di attivismo una maggiore tutela in quanto necessaria per il futuro del Pianeta

I governi troppo spesso sono attivamente complici della distruzione ambientale, sostenendo pratiche aziendali di greenwashing e finanziando nuovi progetti di combustibili fossili che il nostro pianeta non può permettersi”, ha sottolineato l’organizzazione, che addossa ai governi anche la responsabilità di “non proteggere coloro che si oppongono alle industrie che devastano il clima in tutto il mondo”. Da qui la richiesta che proprio in occasione della Cop26 di Glasgow si prenda un impegno condiviso per mettere fine agli omicidi degli attivisti ambientali e per consegnare alla giustizia chi si macchia di questi reati. Una richiesta che è stata accolta da Alok Sharma, presidente della Conferenza dell’Onu, che ha promesso che il tema sarà al centro dell’agenda e che sarà assicurato un contatto diretto con le persone in prima linea nelle lotte ambientali così da dare risonanza alle loro voci.

Fonte: https://www.wired.it/attualita/ambiente/2021/09/13/ambiente-attivisti-omicidi-record-2020/?refresh_ce=

Mal’aria 2021, Legambiente denuncia “i costi dell’immobilismo”

Tre le procedure di infrazione comminate dalla Commissione Europea per l’inquinamento atmosferico. La prima, per cui siamo stati condannati, ci costerà tra 1,5 e 2,3 miliardi di euro. 

Sono già 11 le città italiane fuorilegge per polveri sottili: maglia nera a Verona e Venezia, con 41 giorni di sforamenti. 

Sondaggio IPSOS: solo il 27,5% degli italiani conosce la condanna per eccessivo inquinamento, ma per il 77% “abbiamo fatto troppo poco” per evitarla. Tra le misure antismog più richieste dagli intervistati l’incremento del trasporto pubblico elettrico e l’aumento delle superfici alberate.

L’Italia è davanti a un bivio: pagare una multa miliardaria per inadempienza alla Commissione Europea, stimata da 1.5 a 2.3 miliardi di euro, oppure agire efficacemente e con urgenza per ridurre l’inquinamento delle nostre città. Il nostro Paese ha infatti all’attivo tre procedure di infrazione con la Commissione, in territori dove la salute dei cittadini è stata messa ripetutamente a rischio per le elevate concentrazioni degli inquinanti atmosferici. Eppure, l’Italia resta ferma, in un immobilismo che potrebbe costarci molto caro. È quanto emerge dal dossier “Mal’aria 2021 edizione speciale – I costi dell’immobilismo” di Legambiente, nel quale l’associazione segnala i ritardi nell’applicazione dei provvedimenti di emergenza e dei piani di risanamento dell’aria, sia da parte del Governo che delle principali Regioni italiane.

È infatti sulla base degli allarmanti dati che arrivano dalle città italiane, che la Commissione Europea chiederà alla Corte di giustizia Europea di definire a breve l’ammontare della sanzione, a cui l’Italia è già stata condannata il 10 novembre scorso, per il superamento continuativo dei limiti di PM10 negli anni che vanno dal 2008 al 2017. La multa, salatissima, potrebbe comportare il taglio di futuri fondi europei destinati all’Italia, in primis, e poi alle singole Regioni inadempienti. A questo, si rischia poi il sommarsi delle cifre relative alle procedure di infrazione in corso per altri due inquinanti: PM2,5 e NO2, le cui sentenze sono attese nei prossimi mesi.

L’adozione di misure antismog già da questo settembre ’21 potrebbe essere l’unico modo per evitare il superamento dei limiti giornalieri di polveri sottili durante l’autunno e l’inverno prossimi. Inoltre, la riduzione costante e progressiva degli inquinanti dovrà portare al loro dimezzamento (-55%) entro il prossimo decennio, in accordo con il Piano d’azione europeo “Verso l’inquinamento zero”.

Nel dossier, Legambiente analizza le misure strutturali e straordinarie dichiarate, promesse e messe in atto dal Governo e dalle Regioni della Pianura Padana. Nella poco dignitosa gara a chi fa di meno, insieme al Governo nazionale, trionfa la Regione Lombardia, entrambi con solo il 15% delle azioni completate. Segue la Regione Piemonte (con solo il 25% delle promesse mantenute). Si difendono con neanche il 40% dei compiti espletati il Veneto l’Emilia-Romagna. Tra le promesse attese in autunno, le limitazioni alla circolazione nelle città dei vecchi diesel euro4: al momento, solo l’Emilia-Romagna sembra confermare lo stop. Lo Stato invece ha promesso di decretare limiti di velocità più bassi sulle autostrade quando c’è inquinamento, come in tutti gli altri Paesi confinanti (Francia, Svizzera, Austria e Slovenia), ma ancora non è stato scritto nessun decreto. Abbiamo promesso, per evitare la multa, anche lo stop al carbone, al gasolio nel riscaldamento, la sospensione dei liquami in agricoltura, limiti alla circolazione dei camion inquinanti e la fine dei sussidi ai diesel: tutti disattesi.

“Il blocco stagionale delle auto più inquinanti, i diesel euro4, era previsto il 1° ottobre 2020 e prorogato con la scusa del Covid19”, dichiara Andrea Poggio, responsabile mobilità sostenibile Legambiente. “Al momento Lombardia, Piemonte e Veneto sembrano intenzionate a bloccarli. Per di più, siamo l’unico Paese dell’arco alpino che non limita la velocità sulle strade e le autostrade per inquinamento, ma Stato e Regioni sono tempestivi a distribuire incentivi per le stufe a legna inquinanti o per le auto a combustibili fossili, che inevitabilmente peggiorano la qualità dell’aria delle nostre città”.

Secondo il bilancio riportato da Legambiente nel dossier, sono già 11 le città che a inizio settembre hanno sforato, con almeno una centralina, il limite previsto per le polveri sottili, ossia la soglia dei 35 giorni nell’anno solare con una media di PM10 giornaliera superiore ai 50 microgrammi/metro cubo. Maglia nera a Verona e Venezia con 41 giorni di sforamenti, seguite da Vicenza con 40Avellino e Brescia con 39Cremona e Treviso con 38Alessandria, Frosinone e Napoli con 37Modena con 36. Il numero di città rischia di aumentare considerevolmente visto che Padova e Rovigo sfiorano il limite, registrando 35 giorni di sforamento al 6 settembre 2021, mentre la città di Torino ne registra 34. Vicine alla soglia critica anche Asti (con 33 giorni di sforamenti), Lodi e Reggio Emilia (32), Bergamo e Caserta (31) e Parma (30). Città che inevitabilmente supereranno i limiti nel corso dell’autunno e dell’inverno prossimi.

Abbiamo scritto al Commissario europeo all’Ambiente, il lituano Virginijus Sinkevičius, per esprimere la nostra preoccupazione circa l’inefficacia e i ritardi delle politiche italiane nel miglioramento della qualità dell’aria, sottoponendogli i risultati emersi dal report Mal’Aria e chiedendogli di sollecitare le nostre istituzioni ad agire prima della definizione della multa europea – dichiara il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani – Al contempo, siamo intenzionati anche attraverso la nostra campagna #LiberiDaiVeleni a batterci città per città, perché i ministri del Governo e i presidenti di Regione applichino finalmente le leggi e le ordinanze promesse all’Europa per riportare l’inquinamento, già questo inverno, nei limiti previsti dalle Direttiva del 2008 e del 2014. Anche perché i valori limiti dal prossimo anno saranno dimezzati e non vogliamo che le nostre città rimangano inquinate oltre la soglia massima per un altro decennio. Inquinati e per giunta multati. L’inquinamento atmosferico deve essere affrontato in maniera trasversale e integrata con azioni efficaci, incisive e durature per poter cominciare a invertire la rotta”.

Il sondaggio IPSOS. Ma qual è il livello di consapevolezza degli italiani sulle condanne del nostro Paese per inadempienza alle misure antismog richieste dalla Commissione Europea? A rispondere è l’ultimo sondaggio IPSOS – Legambiente, ed elaborato da IPSOS PA nell’ambito della campagna Clean Cities, che ha intervistato circa 1.000 italiani dai 18 ai 75 anni dal 31 agosto al 2 settembre 2021. Di questi, solo il 27,5% sa che l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia Europea per eccessivo inquinamento, e una grande maggioranza – il 77%, pensa che la sanzione sia stata meritata. Ancora più severo lo sguardo dei giovani: l’85,8% della popolazione intervistata con età compresa tra i 18 e 30 anni è convinto che la condanna sia stata meritata perché “si sarebbe potuto fare di più”.

A giudicare dal sondaggio, inoltre, gli italiani sembrano avere le idee chiare sulle responsabilità di chi avrebbe dovuto ridurre i veleni che respiriamo e non lo ha fatto a sufficienza: il Governo nazionale è considerato il maggiore responsabile dall’80% degli italiani intervistati, i presidenti di regione dal 70%, il 21,5% chiama in causa soprattutto i sindaci e ben il 29% pensa che l’inquinamento sia conseguenza dei nostri comportamenti; una consapevolezza, quest’ultima, più radicata tra i giovani. Idee chiare anche sulle cause principali dell’inquinamento in città: il 63% degli italiani pensa che il traffico sia responsabile di “quasi metà dell’inquinamento” e che nelle nostre città circolino un numero eccessivo di automobili. Se c’è accordo sulla causa, ci si divide sulle terapie. Quasi unanime la richiesta di incrementare il trasporto pubblico elettrico (il 68% la considera la misura più urgente), seguita da quella di aumento delle superfici verdi e alberate (50% delle priorità). L’estensione dei percorsi pedonali (20%) e la realizzazione di spazi per il parcheggio di bici e monopattini, è richiesta soprattutto dai 30-40enni.

Le proposte. Nell’ambiente urbano i due settori che incidono maggiormente sul tasso di inquinamento sono la mobilità e il riscaldamento domesticoma in alcune città l’inquinamento industriale o l’agricoltura hanno una notevole incidenza. Per accelerare la transizione ecologica e avviare l’Italia “verso l’inquinamento zero”, per l’associazione sarà fondamentale realizzare insieme sia provvedimenti urgenti che riforme e opere strutturali. In particolare, tra i provvedimenti urgenti proposti emergono le seguenti proposte:

– sul tema della mobilitàva limitata la circolazione dei veicoli più inquinantii bonus e gli incentivi rottamazione all’acquisto di auto a combustione e introdotti limiti di velocità per inquinamento su strade e autostrade.

– In campo agricolo, l’associazione chiede il divieto di spandimento liquami in campo senza copertura immediata.

– Per quanto riguarda il riscaldamento, è necessario lo stop progressivo all’uso del gasolio entro settembre 2022 nelle città inquinatelo stop immediato a incentivi fiscali o conto termico e il divieto installazione di stufe a legna o biomasse sotto le 5 stelle. Inoltre, l’associazione sostiene e promuove l’uso delle tecnologie innovative, a partire dalle pompe di calore.

Infine, è quanto mai urgente accelerare l’uscita dal carbone per le centrali termoelettriche che ricadono nelle aree oggetto delle procedure di infrazione. Nel dossier le proposte complete.

Fonte: https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/malaria-2021-edizione-speciale-i-costi-dellimmobilismo/

Bolletta elettricità, Cingolani: "Aumento del 40% nel prossimo trimestre"

"Lo scorso trimestre la bolletta elettrica è aumentata del 20%, il prossimo trimestre aumenterà del 40%. Queste cose vanno dette. Abbiamo il dovere di affrontarle". A dirlo è il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, intervenuto a Genova a un convegno della Cgil Liguria. Per il ministro, dietro al rincaro c'è l'aumento del "prezzo del gas a livello internazionale. E sale anche il prezzo del CO2 prodotto che - aggiunge Cingolani - vale circa un 20% dell'aumento globale".   

 

''Nessuno mette in discussione che la transizione ecologica vada fatta il prima possibile, senza indugi e con sacrifici enormi. Ci credo eccome alla transizione ecologica, ma non può essere fatta a spese delle categorie vulnerabili". Poi, ha aggiunto Cingolani, "succede perché il prezzo del gas a livello internazionale aumenta. Se l'energia aumenta troppo di costo, le nostre imprese perdono di competitività e i cittadini, soprattutto quelli di reddito più basso, faticano ulteriormente per pagare beni primari come energia e gas. Queste cose vanno considerate importanti come la transizione ecologica. Finché avrò l'onore e onere di occupare questa posizione farò di tutto affinché le due cose non vengano mai scisse. Dobbiamo ricordarci che c'è una transizione sociale che deve andare di pari passo con la transizione ecologica''.  "Governo impegnato per mitigare i costi e non penalizzare le famiglie" 

 

"Il governo è fortemente impegnato - ha poi precisato il ministro - per la mitigazione dei costi delle bollette dovuti a queste congiunture  internazionali e per fare in modo che la  transizione verso le energie più sostenibili sia rapida e non penalizzi le famiglie". Unione consumatori: costo a famiglia 247 euro "Un aumento di tale portata, se fosse davvero confermato, sarebbe letale per famiglie e imprese. Per una famiglia tipo sarebbe equivalente a 247 euro su base annua". A fare i conti in tasca agli italiani alle prese con un possibile aumento delle bollette della luce del 40% nel prossimo trimestre, come annunciato dal ministro dell'Innovazione Cingolani, è Marco Vignola, responsabile del settore energia dell'Unione Nazionale Consumatori.

 

Nucleare e incontro con Conte Il nucleare non deve essere un tabù, soprattutto ora che "si stanno affacciando tecnologie di quarta generazione”, aveva dichiarato il ministro Cingolani, laurea in fisica, lo scorso due settembre, suscitando molte polemiche e una richiesta di chiarimenti "sui progetti e le politiche per l'ambiente e la transizione ecologica, anche alla luce delle recenti dichiarazioni" del ministro da parte del leader del M5S, Giuseppe Conte, in un incontro previsto per il 14 settembre. A Roma, davanti al Pantheon, è stato indetto un flash mob cui seguirà conferenza stampa di Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale di Europa Verde, per chiedere le dimissioni del ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani in occasione del suo incontro con Giuseppe Conte.

 

Fonte: https://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/cingolani-bolletta-elettrica-aumenta-del-40-per-cento-prossimo-trimestre-causa-costi-gas-94897848-aa73-4f1e-9251-2675c9848589.html

Venezia: con sostenibilità è "più antica città del futuro"

Sostenibilità, è questa la chiave per rendere Venezia "la più antica città del futuro". L'evento Strategy innovation forum, ideato da Carlo Bagnoli, docente di strategia a Ca' Foscari, vuole porre l'attenzione sulla città, di recente candidatasi a capitale mondiale della sostenibilità.

    

«Siamo alla sesta edizione, il più grande Think tank sul tema dell'innovazione strategica in Italia. Lo facciamo a Venezia perché strategia vuol dire dare significato alle tecnologie, quindi luogo perfetto», ha spiegato il docente.

Con il forum oggi c'è stato il contestuale via a Venisia (Venice sustainability innovation accelerator), un acceleratore di startup che consenta di andare oltre ai problemi della città, lo spopolamento in particolare, ma che sia in grado di fornire indirizzi alle aziende del Paese.

 

"Rilanciare Venezia e farne un nuovo modello di sviluppo attraverso l'innovazione tecnologica, coinvolgendo direttamente i giovani. È questo lo spirito di Venisia, grazie al quale Ca' Foscari attrae in città startup e talenti da tutto il mondo", ha affermato Tiziana Lippiello, Rettrice dell'Università Ca' Foscari Venezia.

Nella giornata hanno preso parte i rappresentanti delle aziende interessate direttamente, come Enel, Eni, Snam, Bcg, ma anche realtà istituzionali e rilevanti nel panorama internazionale, come Intesa San Paolo, Generali, Tim e Cassa depositi e prestiti.

 

Fonte: https://www.ansa.it/ansa2030/notizie/infrastrutture_citta/2021/09/10/venezia-con-sostenibilita-e-piu-antica-citta-del-futuro_0eb84855-ac67-4e08-ba6e-12cb4651aae3.html